Volatilità, il nervosismo di Trump non si trasmette agli investitori. Per ora

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Avatar di Stefano Fossati 13 Ottobre 2020 | 14:00

“Dopo essere stato costretto ad andare in letargo, l’orso Trump è uscito dalla tana. Lecito domandarsi per quanto tempo… Tutto è iniziato il 2 ottobre quando il presidente americano ha annunciato il contagio da Covid-19 e l’inizio della sua quarantena, seguiti il giorno successivo da un fulmine a ciel sereno per colui che ha scientemente minimizzato le conseguenze sanitarie della pandemia: il ricovero presso l’ospedale militare Walter Reed. Anche se le rare informazioni disponibili sulle sue condizioni si mostrano rassicuranti, la terapia che gli è somministrata, basata su una molecola ancora in fase sperimentale, dà adito a domande sulla gravità dei sintomi accusati. Tre giorni più tardi, cogliendo tutti di sorpresa, Donald Trump lascia l’ospedale e rientra in isolamento alla Casa Bianca. Stando ai video trasmessi su Twitter il suo stato di salute fisica sembra decisamente volgere al bello, contrariamente al resto… ma questa è un’altra storia”. Così Clément Inbona, gestore di La Financière de l’Echiquier, inizia la sua analisi sull’influenza che le ultime mosse del Presidente Usa – a fine mandato – ha avuto sui mercati nelle ultime settimane.

L’orso ormai ferito mostra gli artigli, tanto aggressivi da spingere i suoi avversari a proporre l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulla sua capacità di esercitare il potere. L’orso Trump sembra turbato da una campagna che gli sfugge di mano. Ondate di sondaggi anti-repubblicani si infrangono su un presidente già indebolito. Un maremoto democratico, ora possibile, potrebbe dare ai Democratici il potere in Senato, oltre alla Presidenza e alla Camera dei Rappresentanti.

Da quando è stato dimesso, Trump si lascia andare a sfoghi e attacchi di ira costanti, cambiando parere senza soluzione di continuità. Dopo aver annunciato di voler chiudere la porta ai laboriosi negoziati sul nuovo piano di stimoli fa marcia indietro e comunica l’attuazione di misure mirate alle piccole imprese e alle famiglie in difficoltà. La decisione del comitato di campagna bipartisan di organizzare un dibattito virtuale il 15 ottobre ha praticamente fatto uscire l’inquilino della Casa Bianca dai gangheri. In una campagna già povera di scambi diretti con la popolazione potremmo assistere a un ennesimo voltafaccia.

Eppure, i mercati finanziari sembrano immuni ormai di fronte al carattere vulcanico del Presidente americano. Del resto, negli ultimi giorni è diminuita parecchio la volatilità delle azioni, segno che il nervosismo presidenziale non si trasmette agli investitori, probabilmente perché una chiara e difficilmente contestabile vittoria democratica diventa ogni giorno più credibile. Simile scenario potrebbe mandare i bears – gli “orsi” come vengono definiti gli investitori pessimisti – in letargo già a novembre, siano essi animali politici o finanziari. Ma il ricordo dell’elezione a sorpresa del 2016 non dovrebbe farci dimenticare che non bisogna precipitarsi e vendere la pelle dell’orso prima che sia stato ucciso.

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