Elezioni Usa, non sarà solo la pandemia a decidere la corsa alla Casa Bianca

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Avatar di Stefano Fossati 15 Ottobre 2020 | 16:30

“Mettendo tra parentesi le personalità molto diverse dei due candidati, le prossime elezioni coincideranno con una delle peggiori recessioni della storia degli Stati Uniti. Tuttavia, la rapida azione intrapresa dalle autorità che si è manifestato con un forte incremento della spesa pubblica (quasi 2.800 miliardi di dollari da marzo 2020) volta a sostenere imprese e famiglie, così come le iniziative della Fed per ridurre i tassi di interesse e rimodellare il quantitative easing hanno fatto sì che l’attuale situazione economica non sia diventata un grosso problema sulla scia della campagna elettorale”. E’ quanto nota Manuel Maleki, economista di Edmond de Rothschild, che di seguito analizza quelli che potrebbero essere i fattori decisivi per la corsa alla Casa Bianca.

Trump: un solido bilancio economico sulla scia della sua riforma fiscale del 2018

Da un lato Biden ha optato per un approccio tradizionale, con un manifesto dettagliato con molte misure specifiche, dall’altro Trump ha sfruttato il suo bilancio piuttosto che proposte precise come presupposto per il suo secondo mandato. Questo perché, dal punto di vista economico, il bilancio è abbastanza solido. Infatti, la crescita tra il 2017 e il 2019 (pre-pandemia) si è attestata in media al 2,4%, valore superiore alle stime di crescita intorno al 2%.

La performance discende parzialmente dalla riforma fiscale del 2018, che ha dato impulso agli investimenti soprattutto grazie a una riduzione dell’aliquota d’imposta societaria tagliata dal 35% al 21%. Un secondo fattore a sostegno della crescita statunitense, in una fase in cui molti osservatori temevano la recessione, è stato il piano di ripresa per il 2018. L’effetto combinato di queste due politiche, nonostante il ciclo rialzista per il principale tasso della Fed, ha spinto la disoccupazione a livelli storicamente bassi (3,6% a fine 2019). Da notare, tuttavia, che a questo slancio si è contrapposto un leggero aumento del debito pubblico, passato dal 106,6% del 2016 al 108,3% del Pil nel 2019. Di conseguenza, sulla scia positiva di questo bilancio, Trump ha invitato gli elettori a non modificare lo status quo. Sono stati però introdotti alcuni elementi nuovi, come un massiccio pacchetto di infrastrutture da 2mila miliardi di dollari e l’adozione di un approccio più interventista (ad esempio, per quanto riguarda i prezzi dei farmaci nell’industria farmaceutica).

Biden: focus su spesa pubblica, middle class e ambiente

Biden, dal canto suo, offre un programma incentrato principalmente su una significativa spesa pubblica, stimata in circa 7mila miliardi di dollari nel giro di dieci anni. La spesa si concentrerebbe inizialmente sul settore pubblico, con significativi investimenti in infrastrutture (1,3 trilioni di dollari), seguiti da R&S e poi dalla sanità. Questo piano di spesa dà priorità alla transizione energetica e all’ambiente, versando 2mila miliardi di dollari in quattro anni per il risparmio energetico, il rinnovo del parco veicoli federale e lo sviluppo di energia pulita. Il suo secondo obiettivo è quello di sostenere le classi medie che, ad esempio, potrebbero beneficiare di aiuti per le tasse universitarie. Infine, il terzo punto del suo programma si rivolge alle piccole e medie imprese.

Per finanziare una spesa così significativa, Biden propone di aumentare l’imposta sul reddito delle società più grandi dal 21% al 28% e di aumentare anche la tassazione per le famiglie a reddito più elevato. In totale, si prevede che il reddito aggiuntivo si aggiri tra i 3-4 mila miliardi di dollari in un decennio. Sembra quindi che il programma di Biden possa innescare un aumento del debito pubblico statunitense e mettere sotto pressione il dollaro. Inoltre, l’impatto che ciò avrebbe sulle imprese non è chiaro, in quanto il suo programma da un lato porterebbe sì a un aumento dell’attività, ma dall’altro l’aumento delle tasse peserebbe in maniera evidente sul reddito delle imprese, rendendo così eterogeno il risultato finale.

Con i Democratici alla Casa Bianca possibili sofferenze per energy e finance

L’incertezza di fondo rende difficile valutare quali settori beneficerebbero di una vittoria democratica. Tuttavia, è molto probabile che finanziario ed energetico soffrirebbero con Biden, per la sua chiara intenzione di inasprire la regolamentazione di questi due settori, settori che hanno tratta grande vantaggio dalla presidenza Trump e che continuerebbero a farlo in caso di rielezione. I settori invece che beneficerebbero da una vittoria democratica, la forte spesa pubblica annunciata favorirebbe I segmenti legati alle infrastrutture. Considerata l’attuale crisi sanitaria e le difficoltà economiche, la presentazione di un nuovo pacchetto di stimoli economici sarebbe prioritaria per qualsiasi candidato eletto. In caso di vittoria dei Democratici, questo pacchetto sarebbe più rigoroso lasciando più spazio di manovra alle autorità locali (enti locali, stati, ecc.).

Sul fronte europeo, Biden potrebbe alleggerire le tensioni commerciali

Le differenze tra Democratici e Repubblicani non sono così evidenti in tema di commercio internazionale: entrambi vedono nella Cina il principale rivale e vogliono ribilanciare i rapporti di equilibrio commerciale con Pechino. Vogliono però tuttavia rivedere anche le politiche commerciali con tutti i propri partner, compresi quelli in Europa. Da quando è salito al potere, Trump ha fatto pressione sui partner commerciali statunitensi, annunciando la sua intenzione di rinegoziare gli accordi commerciali e di dare priorità alle imprese nazionali. Questo ha messo a dura prova i rapporti tra Europa e Stati Uniti, con questi ultimi che hanno minacciato di applicare tariffe sulle importazioni europee per un valore di 25 miliardi di dollari.

In caso di rielezione, è molto probabile Trump continuerà ad applicare la stessa strategia e quindi cercherà di continuare a esercitare pressione sulle nazioni europee. L’elezione di Biden potrebbe cambiare le cose, poiché non è ostile al multilateralismo e senza dubbio concederebbe più tempo per i negoziati. Anche se alcune delle controversie sono strutturali, come ad esempio quando si parla dell’industria aerospaziale, una vittoria dei Democratici potrebbe allontanare le minacce dall’industria automobilistica. Inoltre, alcune delle tariffe sui settori di punta del Vecchio Continente potrebbero essere rinegoziate nell’ambito di un quadro più ampio evoluzione delle relazioni commerciali statunitensi. La vittoria di Biden potrebbe quindi rappresentare un elemento positivo per l’Europa.

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