L’effetto Covid sugli indici azionari settoriali a Wall Street

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di Gianluigi Raimondi 20 Ottobre 2020 | 09:30

La performance dell’S&P500 da inizio anno è sorprendente (+9%), se teniamo conto del forte shock economico generato dalle varie politiche di contenimento della pandemia. Ma sotto questo risultato si cela un alto livello di dispersione dei rendimenti settoriali, cioè un’ampia forchetta tra i settori che hanno performato meglio e quelli che invece sono rimasti indietro”. A farlo notare è Alessandro Tentori, Cio di Axa IM Italia, che di seguito analizza le performance dei vari settori dell’S&P500 e ragiona sulle cause nonché sui possibili scenari futuri.

Tra i leader del 2020 troviamo l’IT (+34%) e consumer discretionary (+30%), entrambi settori di peso nella composizione dell’indice. Sorprende la resilienza dei consumi più in generale – due settori che insieme totalizzano il 20% dell’indice – che riflette molto probabilmente una rotazione del reddito disponibile, causata dalla minore spesa per trasporti, vacanze e beni durevoli. In negativo, spicca il settore dell’energia (-49%), che però ha un impatto marginale sulla valutazione complessiva dell’indice. Più importante è invece il contributo negativo dei titoli finanziari (-19%), deludenti nonostante i risultati nettamente migliori delle aspettative, in particolare sul trading di fixed income.

Due effetti tangibili sui portafogli di investimento

La dispersione è raddoppiata rispetto ai valori medi del 2019, anche se questa metrica è molto migliorata rispetto ai picchi di marzo/aprile (4x la media del 2019). Non si tratta però esclusivamente di una statistica, dietro cui si nasconde la realtà di una economia nuova, di abitudini e di aspettative profondamente influenzate dalla forza dirompente della pandemia. Non si tratta altresì di un trend nuovo, ma di una accelerazione di quel trend verso una società globale e digitalizzata che ha fatto le fortune della Silicon Valley.

L’alfa dei portafogli cosiddetti “tematici” è alle stelle, sia in negativo che in positivo. Ad esempio un investimento, che riflette l’evoluzione verso il digitale con una forte componente di economia da lockdown avrebbe catturato un rendimento al netto del beta di mercato di circa il 12%. Un altro esempio può essere un investimento, che invece riflette l’economia pre-Covid19 fatta di banche, trasporti ed energia. In questo secondo caso, l’alfa sarebbe in difetto di 40 punti percentuali, un divario importante che va ben oltre la ormai storica dicotomia “growth vs value”.

Come comportarci per catturare questi cambiamenti epocali?

Intanto vorrei mettere in evidenza, che al momento ci sono 9 design di vaccino contro il Covid-19 in fase 3 di sperimentazione. Scommettere su un altro periodo di lockdown molto lungo e con ciò su un ulteriore accelerazione tra nuova e vecchia economia potrebbe essere azzardato, soprattutto a con questo divario tra le valutazioni settoriali.
A mio avviso, si dovrebbe piuttosto ragionare su un potenziale nuovo equilibrio da raggiungere in una fase post-vaccino, una fase caratterizzata comunque da una forte componente del digitale nelle nostre abitudini e nei contatti sociali, una fase dove però riprendono quota anche le abitudini pre-Covid19 come i viaggi, le vacanze e tutta l’economia della ristorazione.

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