Divari da Covid e opportunità dalla dispersione sui mercati

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di Gianluigi Raimondi 19 Ottobre 2020 | 10:30

I divari nei mercati e nell’economia

Una riflessione sugli effetti della pandemia da Covid-19 ci ha portato ad osservare alcune tendenze in atto sia nell’ambito dei mercati finanziari che nel contesto dell’economia reale. Per quanto riguarda il primo, facciamo riferimento all’enorme divario che la pandemia ha creato in termini di performance, portando ad un rimbalzo dei mercati in modo poco omogeneo. Performance del comparto azionario (31/12/2019 – 30/09/2020) Da un lato abbiamo il settore tecnologico (trainato principalmente dalle Big Tech) che sta ancora galoppando in modo prorompente nonostante la correzione di Settembre, dato che alcuni titoli hanno raggiunto punte del 60-80%, favorendo il recupero delle Borse americane (soprattutto S&P 500 e Nasdaq). D’altra parte, alcune azioni, soprattutto quelle appartenenti ai settori più colpiti, ovvero finanziari, compagnie aeree o energia, devono ancora recuperare delle perdite ingenti, che in alcuni casi sono maggiori del 30%.

Ma gli effetti del Covid non hanno portato divari solo nei mercati, bensì anche nell’economia reale, in quanto la pandemia ha allargato ulteriormente le disuguaglianze economiche: ad oggi, secondo un report recente della FED (Banca Centrale Americana), mentre l’1% più ricco degli americani ha un patrimonio netto di $ 34,2 trilioni, il 50% più povero detiene solo $ 2,08 trilioni di tutta la ricchezza prodotta. E quest’anno le fasce più abbienti hanno potuto contare proprio sulla crescita dei propri asset finanziari. D’altra parte, invece, la pandemia ha colpito le fasce di reddito inferiore, poiché la recessione economica in atto, di fatto, sta portando a perdite di posti di lavoro. Ad esempio il tasso di disoccupazione USA, seppur con qualche miglioramento, ha visto un aumento improvviso quest’anno, dal 3,5% stimato a Febbraio, fino al 7,9% dell’ultimo dato Settembre.

Pertanto, su cosa possiamo contare affinché questi effetti della pandemia non provochino dei danni strutturali al tessuto economico e sociale? Certamente l’impulso delle politiche economiche, nonostante sia stato un fattore primario per il rimbalzo dei mercati, e di conseguenza del rally di alcuni settori, ha lanciato un’importante, ma non sufficiente, rete di protezione per l’economia e la portata è stata senza precedenti. Per avere un’idea, si osservi come i Governi quest’anno abbiano annunciato circa 13 trilioni di dollari (USD) di stimolo fiscale, ovvero circa il 15% del PIL globale. Tuttavia, ciò non è stato sufficiente ad evitare la recessione (questa settimana l’OCSE ha confermato una contrazione del PIL mondiale del 4,5%), pertanto le Autorità dovranno continuare a fornire sostegni in modo tempestivo. Ad esempio, nonostante le profonde divergenze ed i diverbi accesi pre-elezioni, sembrerebbe che negli Stati Uniti Repubblicani e Democratici stiano per raggiungere un accordo per un nuovo pacchetto fiscale che, tra le altre cose, potrà prevedere degli assegni direttamente destinati a singoli individui.

Le opportunitá offerte dalla dispersione sui mercati

A causa della pandemia da Covid-19, il 2020 non sarà paragonabile a nessun altro anno nella storia. Le autorità dei principali paesi del mondo hanno dovuto adottare misure drastiche per salvare vite umane (il lockdown), causando dei profondi danni all’attività economica e, in risposta a ciò, le Banche centrali e i Governi hanno agito in via del tutto eccezionale. Ma dopo aver subito lo stesso crollo del 2008, i mercati (in alcuni casi) hanno letteralmente tracciato una traiettoria a forma di V e ora diversi titoli azionari sono tornati in territorio positivo (soprattutto con riferimento a Stati Uniti e Cina).

Ma in un tale contesto i gestori attivi, e in particolare quelli Long/Short sul comparto azionario, sono stati in grado di fornire alpha ai propri Investitori, registrando da inizio anno performance positive a doppia cifra. Per alpha, specifichiamo, si intende l’extra-rendimento generato da un portafoglio rispetto a quello di un benchmark di riferimento. E se, in particolare, consideriamo gli ultimi 20 anni, è interessante notare che nel corso degli anni l’alpha generato da una delle nostre strategie Long/Short sia stato spesso significativamente elevato. Inoltre, si sottolinea come i risultati migliori siano stati ottenuti nei periodi in cui la dispersione settoriale dell’indice azionario globale MSCI World, misurata come la differenza tra la performance dei due migliori settori presi insieme contro quella dei due peggiori, era particolarmente alta (come quest’anno). Si osservi il grafico: i valori indicati sulla destra mostrano l’alpha ottenuto dalla nostra strategia nel corso degli anni. Invece, quelli sulla sinistra misurano la dispersione settoriale (indicata dalla linea blu). Poi, il colore delle barre mostra la performance del benchmark di riferimento (indice MSCI World in USD): barre verdi stanno per performance positive e barre arancioni viceversa.

A tal proposito, si noti in particolare come l’alpha generato quest’anno, a fronte di una performance debolmente positiva del mercato, sia stato tra i più alti degli ultimi anni. Ma si noti che è stato positivo anche in anni come il 2000, in cui i mercati hanno ceduto terreno. Quindi, la prima conclusione che possiamo trarre è che i gestori azionari Long/Short sono potenzialmente in grado di generare alpha positivo sia quando i mercati sono al ribasso che al rialzo.

La seconda, invece, riguarda l’esistenza di una chiara correlazione tra alpha e dispersione settoriale e ciò è particolarmente vero quando la seconda risulta superiore al 30%, come accaduto nel 1999 e 2000, 2009 e nello stesso 2020. Si ritiene, per concludere, che il contesto di mercato attuale possa rimanere particolarmente favorevole per la gestione attiva Long/Short, soprattutto a fronte delle possibili ondate di volatilità causate da un inasprimento della pandemia.

A cura di Giacomo Calef, Country manager Notz Stucki

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