Investimenti, dove puntare per cavalcare l’onda dell’innovazione

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Avatar di Stefano Fossati 20 Ottobre 2020 | 15:00

Innovazione è un concetto sfaccettato ritenuto, in teoria, un motore fondamentale della crescita economica. Il mondo attraversa inoltre un periodo di intensa innovazione tecnologica, di cui vedremo gli effetti nei prossimi anni. Più precisamente, riteniamo di essere nel pieno della seconda ‘ondata’ di innovazione tecnologica. La prima si è consumata fra il 1990 circa e lo scoppio della bolla delle dotcom nel 2000. Quella odierna nasce dalle ceneri della prima e potrebbe proseguire per alcuni anni per poi essere superata da una terza ondata verso la metà del secolo in corso”. E’ la visione di Christophe Donay, Head of Asset Allocation & Macro Research di Pictet Wealth Management.

Questa ondata di innovazione tecnologica presenta quattro caratteristiche essenziali: è dirompente, esponenziale, deflazionistica e globale. Inoltre, riveste un ruolo importante nelle previsioni sulla crescita economica e sulla performance delle varie asset class. Sinora l’attuale ondata di innovazione non ha aiutato granché la crescita e la produttività perché ha semplicemente “rottamato” alcuni settori senza necessariamente aumentare la domanda complessiva.

Tuttavia, si profila all’orizzonte una fase molto più creativa in cui i nuovi prodotti e servizi basati su innovazioni recenti contribuiranno finalmente all’espansione economica. L’innovazione, insieme – per così dire – a una crescita salariale più solida ed equa, potrebbe dare impulso a una maggiore produttività. Altri osservatori sostengono invece che i cambiamenti dettati dall’innovazione nei processi produttivi, soprattutto in relazione al ruolo dell’uomo, potrebbero esacerbare le disuguaglianze e sfociare nell’estromissione dei lavoratori non preparati a confrontarsi con le ultime novità tecnologiche o per lo meno in una riduzione dei loro stipendi. Una prospettiva che spiana la strada al populismo. Al contempo, le società più innovative potrebbero invadere il territorio delle funzioni statali – si pensi ad esempio al progetto di valuta digitale di Facebook (Libra) – nonché la privacy di tutti noi.

Con l’andare del tempo abbiamo individuato sette fonti di innovazione tecnologica: internet, elaborazione di informazioni e dati, automazione, trasporti, energia, scienze della vita e materiali intelligenti. Sette ambiti che possono essere suddivisi a grandi linee in circa 20 sottocategorie, come Internet of Things (IoT), stampa 3D, calcolo quantistico, nanotecnologie e veicoli a guida autonoma. Insieme, queste aree alimentano l’attuale ondata di innovazione radicale. Il modello della Silicon Valley, capace di generare uno tsunami di innovazione sempre più potente, si è ora diffuso ad altre parti del mondo, come la Cina.

L’innovazione appare spesso come l’uovo di Colombo in grado di trainare l’economia e aumentare la competitività nel lungo periodo. L’offerta di prodotti e servizi innovativi alimenta la domanda, che a sua volta dà impulso alla crescita economica. Ad esempio, l’avvento delle nuove tecnologie di calcolo e comunicazione negli anni ‘90 del secolo scorso ha generato un aumento del Pil annuale degli Usa del 3,5%, ben superiore al tasso di equilibrio a lungo termine del 2,5%. Nel 2016 il Ceo di Google Sundar Pichai dichiarò che “l’IA è la scoperta più importante dell’umanità, forse ancor più dell’elettricità o del fuoco”.

D’altro canto, le innovazioni possono anche far sorgere nuove problematiche, dal momento che riducono la privacy personale e favoriscono le diseguaglianze. In particolare, l’automazione delle occupazioni di basso e medio livello aumenta il divario salariale e contribuisce alla polarizzazione sociale.

Innovazione, considerazioni sugli investimenti

Al di là di questi timori, l’innovazione può rappresentare una fonte di extra rendimento in un contesto di rendimenti persistentemente bassi. L’asset class che potrebbe trarre maggiori vantaggi da questo trend è quella delle azioni. Basti pensare che negli ultimi 10 anni l’indice Nasdaq, che dà ampio spazio alle società innovative, ha generato rendimenti annui del 20% circa, oltre il doppio di quelli dello Stoxx Europe 600.

Gli investitori dovrebbero tenere a mente quattro cose. Primo: i rendimenti azionari delle società più innovative sono destinati a crescere grazie a migliori prospettive di utili e a favorire l’economia nel suo insieme. Secondo: l’attuale ondata di innovazione produrrà probabilmente un aumento delle valutazioni tramite le conseguenti pressioni al ribasso che esercita sui tassi di interesse, un’evoluzione che interessa i mercati azionari come anche le obbligazioni in circolazione. Terzo: l’impatto deflazionistico di questa ondata di innovazione dovrebbe dare ulteriore impulso alle valutazioni delle società attive in quest’area poiché aumenta l’attrattiva dei flussi di cassa in rapida crescita attualizzati a oggi. Quarto: le società innovative dovrebbero cavarsela meglio dei peer poiché (non si limitano a seguire ma) trainano la rivoluzione.

Ma spesso un rendimento sopra la media comporta rischi più elevati. Benché si possa operare una certa diversificazione tra i vari temi dell’innovazione, ognuno di essi è soggetto a un suo ciclo di diffusione che obbliga gli investitori a tenere gli occhi aperti alla ricerca di possibili bolle. La performance degli investimenti nell’innovazione assume quindi un andamento a “dorso di cammello” derivante dall’aggregazione di più cicli, anziché la forma di una classica curva a “S”. Inoltre, data la natura intrinsecamente rischiosa degli investimenti nell’innovazione, i vantaggi della diversificazione tendono a svanire nelle fasi ribassiste di portata mondiale o in caso di crollo dei mercati, generando gravi drawdown generalizzati.

Detto ciò, le società davvero innovative di norma superano il mercato a lungo termine. Una prospettiva allettante per chi ha un orizzonte di investimento lungo, soprattutto nell’attuale fase di rendimenti bassi di cui ancora non si vede la fine.

Diversificare tra i vari temi dell’innovazione e all’interno di ciascuno di essi resta un must. Data la natura rischiosa dell’innovazione, consigliamo caldamente di investire in almeno sei-otto temi per mantenere un livello di volatilità più o meno in linea con quello del mercato azionario nel complesso. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la selezione titoli tra le varie fonti di innovazione tramite un approccio “best of” non è necessariamente l’ideale. Sicuramente individuare i campioni dei nuovi e mutevoli settori non è facile, neppure per degli esperti. Gli investitori potrebbero tuttavia mirare a una buona rappresentanza dei diversi temi legati all’innovazione nei rispettivi portafogli per non perdere l’onda (o le onde) dell’innovazione.

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