Mercati emergenti, impennata della disoccupazione in Perù e Colombia con il Covid-19

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di Stefano Fossati 21 Ottobre 2020 | 16:30

Colombia e Perù si distinguono tra i mercati emergenti per l’impennata del tasso di disoccupazione (Fig.1). Circa un lavoratore su cinque è disoccupato in Colombia, mentre in Perù la disoccupazione è passata dal 6,8% a dicembre 2019 al 17,1 % in base agli ultimi dati disponibili”. E’ il quadro dipinto da Anjeza Kadilli, Senior Economist e Lola Saugy, Quantitative Economic Analyst di Pictet Asset Management, che di seguito analizzano la situazione nei due Paesi latinoamericani.

Guardando oltre i numeri sulla disoccupazione

Riteniamo che le previsioni sull’occupazione siano destinate a deteriorarsi in quanto i dati attuali non tengono in considerazione la sottoccupazione, o solo in parte, mentre i tassi partecipazione al lavoro più bassi hanno condizionato al ribasso i tassi di disoccupazione. In altre parole, se il tasso di partecipazione fosse stato costante, il tasso di disoccupazione sarebbe stato molto più elevato.

In Colombia, la partecipazione della manodopera è precipitata (Fig. 2), dal 63,2% di febbraio al 51,8% di aprile, escludendo molti lavoratori dai dati sulla disoccupazione. Ad agosto, si stimavano 2,7 milioni di posti di lavoro in meno e 1,7 milioni di lavoratori inattivi in più rispetto a febbraio, a livello nazionale. Se tutti i lavoratori fossero rimasti attivi, con questi livelli di occupazione il tasso di disoccupazione sarebbe stato superiore al dato attuale del 19,6%.

In Perù 7 milioni di persone hanno perso il posto di lavoro tra febbraio e giugno, spingendo il tasso di disoccupazione al 16,7% a giugno. Contemporaneamente, 6,8 milioni di persone sono uscite dal mercato del lavoro. La disoccupazione toccherebbe attualmente il 43% se quei lavoratori fossero ancora considerati disoccupati.

Le aziende più piccole (fino a 10 lavoratori) sono state le più colpite, con un crollo del 65,5% dell’occupazione rispetto a un anno fa. A confronto, l’occupazione è crollata del 36,5% rispetto a un anno fa nelle aziende più grandi (con oltre 50 dipendenti).

Affrontare la sfida…

In Colombia, l’indebolimento della domanda di lavoro è legato all’attività economica, ostacolata da ulteriori lockdown nelle città, che rendono più volatile la ripresa dell’occupazione nelle aree urbane.

Un terzo dello stimolo fiscale (2,5% del Pil) è diretto verso piani di tutela dei posti di lavoro (Fig.3), ed è attuato tramite credito alle Pmi in difficoltà e rinvio del pagamento delle tasse sul reddito; sono previsti, inoltre, fino a tre mesi di sovvenzioni per gli stipendi alle società con una perdita di fatturato del 20%.

I dati dell’indagine nazionale sull’occupazione di agosto mostrano un miglioramento del tasso di partecipazione, che è attualmente risalito al 59,3%, più vicino al livello pre-pandemia. La riapertura di diversi settori ha chiaramente prodotto un impatto positivo sull’occupazione.

In Perù, solo il 5% dello stimolo fiscale (4,6% del Pil) finanzia i piani di tutela dei posti di lavoro. Oltre agli sgravi fiscali e altre misure introdotte per sostenere le società e gli strati meno abbienti della popolazione, il governo ha lanciato il programma “Arranca Peru” (Il Perù riparte), da 1,8 miliardi di dollari. Lo scopo è quello di creare oltre un milione di posti di lavoro nel settore pubblico in aree quali i trasporti, la comunicazione e l’edilizia residenziale.

Le perdite di posti di lavoro durante la crisi sanitaria sono state significative. Solo una parte di quei posti di lavoro persi è stata recuperata negli scorsi mesi, e non alle medesime condizioni. È probabile che la normalizzazione dell’occupazione continuerà per il resto del 2020, ma il peggioramento della situazione pesa sui salari e sulla spesa delle famiglie.

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