Elezioni Usa, mercati obbligazionari pronti a un’onda blu?

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di Stefano Fossati 22 Ottobre 2020 | 13:30

“I casi di Covid-19 continuano ad aumentare in Europa e questo sta portando a lockdown localizzati che stanno rapidamente diventando quasi nazionali. Inoltre, i cittadini stanno iniziando a opporre resistenza alle misure di confinamento, considerati gli evidenti danni all’economia, alla qualità della vita e alla salute, al di là del Covid, ma tutto questo comincerà ad avere a un certo punto un impatto sul comportamento dei consumatori e quindi sulla ripresa economica (e i mercati, ndr)“. E’ quanto osserva Andrew Lake, Head of Fixed Income di Mirabaud AM. Di seguito la sua analisi sulle prospettive di breve termine dei mercati.

I mercati restano ottimisti sul rischio

Ma perché i mercati finanziari si stanno assumendo una così alta propensione al rischio? Chiaramente l’aspettativa di stimoli rimane in primo piano e questo è il motore del sentiment al momento, insieme alla speranza di un vaccino nei prossimi mesi. Nel brevissimo periodo, la prospettiva di nuovi stimoli potrebbe essere facilitata da un’“onda blu” alla presidenza Usa e al Congresso. I mercati hanno cominciato a prezzare tutto questo. I titoli del Tesoro Usa, tuttavia, non si sono ancora mossi in modo significativamente ampio, cosa che ci si aspetterebbe con un rischio generale all’orizzonte. Anche l’oro ha registrato un rally, ma questo potrebbe avere più a che fare con la recente pressione sul dollaro. A nostro avviso è probabile che non vedremo un pacchetto di stimoli prima delle elezioni, il che potrebbe comportare una pressione sul rischio nel breve termine.

La buona notizia è che l’ultimo Cpi (Indice dei prezzi al consumo) statunitense è salito dello 0,2% il mese scorso, l’incremento più piccolo degli ultimi quattro mesi, quindi l’inflazione è positiva ma non c’è ancora bisogno di preoccupare il mercato obbligazionario. Questo potrebbe rappresentare più un tema nel 2021.

Il Fondo Monetario Internazionale ha anche previsto un minore rallentamento dell’economia globale nel 2020: una contrazione del 4,4% rispetto al 5,2% stimato a giugno. Questi numeri riflettono un secondo trimestre migliore del previsto. Nel 2021 la previsione è di una crescita del 5,2%. Le stime della Cina sono state riviste al rialzo, forse come riflesso della gestione della crisi da parte delle autorità – 1,9% di crescita nel 2020 e 8,2% nel 2021. A confronto per gli Stati Uniti è previsto un – 4,3% nel 2020 e un +3,1% nel 2021 mentre nell’Eurozona è stimato un – 8,3% nel 2020 e +5,2% nel 2021. Il commercio in Cina è rimbalzato molto più velocemente del previsto, offrendo un supporto alla produzione e alle catene di approvvigionamento asiatiche.

Elezioni Usa e l’onda blu

La curva dei Treasury sta diventando più ripida man mano che l’onda blu viene prezzata dai mercati e quindi l’attenzione è di nuovo sul reflation trade dal momento che un enorme pacchetto di stimoli dovrebbe essere approvato per l’inizio del 2021. È raro che un solo partito abbia nelle sue mani sia la Presidenza sia il Congresso, ma ci sarebbe una certa delusione se i repubblicani mantenessero il controllo del Senato. Ciò rideterminerebbe le dimensioni di qualsiasi pacchetto di stimoli e oscurerebbe il dato positivo di un chiaro risultato presidenziale. Lo scenario peggiore vedrebbe un risultato elettorale presidenziale contestato e un Congresso diviso.

Riteniamo plausibile una vittoria di Biden. Il risultato in Florida sarà un indicatore chiave di come il Paese si sta orientando. Il Senato è “too close to call” a questo punto, ma la soglia è bassa per il controllo democratico. In caso di una vittoria decisiva di Biden, e di un controllo democratico del Congresso, allora dovremmo vedere la curva dei Treasury ampliarsi e irrigidirsi. Considerato il tasso neutrale a 2,5%, il tasso a 30 anni ha ancora molto margine per muoversi nei prossimi mesi. Quindi quando vedremmo la Fed prendere il controllo di questi movimenti? Al 2%, 3%? La Fed non vorrebbe vedere un eccessivo restringimento delle condizioni finanziarie. I titoli a 10 anni potrebbero facilmente ritornare all’1% e salire ancora nei prossimi mesi. Il dollaro statunitense si indebolirebbe e l’anno prossimo potremmo assistere a una migliore performance delle obbligazioni dei mercati emergenti e dei bond ad alto rendimento.

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