Tempo incerto per i prossimi due mesi, alleggerire la parte azionaria del portafoglio

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di Stefano Fossati 27 Ottobre 2020 | 12:00

“Mentre la pandemia imperversa, negli Stati Uniti ci si sta preparando alle tanto attese elezioni presidenziali del 3 novembre. Di seguito, vorremmo ricapitolare, in particolar modo, l’eredità che Trump lascerà sulla situazione geopolitica al termine del suo primo mandato, che potremmo esaminare su due fronti: il primo riguarda le relazioni commerciali con gli altri Paesi, il secondo riguarda i rapporti con i principali esponenti dell’Opec+”, spiega Giacomo Calef, Country manager di Notz Stucki. Di seguito la sua analisi e i possibili impatti sull’azionario delle elezioni Usa.

In tema di politica estera nel corso degli ultimi quattro anni, oltre ad aver visto una certa ostilità rispetto alle cooperazioni internazionali (si veda per esempio l’uscita dall’Accordo di Parigi sul clima oppure il recente dietrofront fatto nei confronti dell’Oms), Trump si è distinto per l’aver adottato una politica economica protezionistica, soprattutto nei confronti della Cina. Tale politica si è concretizzata con una battaglia a suon di dazi, che ha causato oltretutto ondate di volatilità sui mercati, poiché gli investitori temevano l’arrivo di una recessione. Poi le tensioni con Pechino non si sono fermate neanche di fronte alla pandemia, dato che le autorità cinesi sono state accusate di una cattiva gestione della delicata situazione epidemiologica, e lo scorso agosto Trump ha emesso l’ordine esecutivo indirizzato a TikTok per la vendita delle proprie attività negli Usa, con l’obiettivo di salvaguardare la supremazia tecnologica. Tuttavia, la crisi pandemica porterà a un restringimento tra il divario economico delle due superpotenze, pertanto, in caso di vittoria alle presidenziali, il tycoon potrebbe esercitare meno potere nei confronti della Cina. E ciò non esclude che, come conseguenza, possa tornare a rivalersi sull’Europa, a cui tempo fa aveva minacciato di imporre dazi sulle importazioni provenienti dal settore automobilistico, che ricopre un ruolo cruciale per l’economia del Vecchio Continente.

Ma oltre a Cina ed Europa, un altro fronte su cui Trump si è battuto negli ultimi anni è quello del petrolio, la cui situazione è particolarmente delicata in questo periodo, poiché la crisi del settore petrolifero Usa ha già portato a fallimenti e perdite di posti di lavoro. In questo caso il rivale principale è rappresentato dalla Russia, che nella scorsa primavera, nonostante l’abisso del Brent, aveva alzato i toni contro l’Arabia (si precisa che Arabia Saudita e Russia sono i membri principali dell’Opec+) rifiutando di tagliare la produzione per favorire un rialzo dei prezzi del petrolio, che lo scorso aprile erano completamente crollati. Quale poteva essere la ragione? Si pensa che la Russia volesse approfittare della situazione per minare alla sostenibilità dello Shale Oil americano. Pertanto, l’ultima mossa di Trump è stata quella di avvicinarsi all’Arabia Saudita, spingendo per una pace strategica con Israele, in modo da avere un alleato influente sulla formazione dei prezzi del Brent.

In ogni caso, abbiamo osservato che l’esito delle elezioni Usa non ha mai portato a prolungate fasi ribassiste sui mercati, ma nei prossimi due mesi ci potrebbe comunque essere volatilità, quindi si potrebbe alleggerire l’esposizione sul comparto azionario e portare a casa i guadagni ottenuti in questo movimentato 2020.

Azionario, un esempio di trend profittevole: il Petcare

Un settore che sta beneficiando di buoni margini di crescita e che potrebbe rappresentare un’interessante opportunità per il lungo periodo sull’azionario è, senza dubbio, quello del Petcare. Quest’ultimo, in particolare, si riferisce a una serie di prodotti e servizi atti a offrire cure e benessere agli animali domestici, dal cibo alle toelettature, e molto altro.

Questo settore si è consolidato sempre di più negli ultimi dieci anni per via di varie fusioni e acquisizioni, a tal punto che le prime quattro società possiedono ora una quota di circa il 65% del mercato globale per fatturato, e sono dei player altamente profittevoli. Inoltre, come possiamo osservare dal grafico in alto, ci si attende ancora una forte crescita per il futuro: il valore dell’industria globale nel 2018 ammontava a circa 190 miliardi di dollari e nel 2025 potrebbe salire fino a quasi 270 miliardi, con un tasso di crescita annualizzato del 5%. Non solo, nella crisi pandemica di quest’anno, il Petcare ha mostrato una resilienza importante: ad esempio il colosso Nestlè nei primi sei mesi del 2020 ha registrato un calo dei ricavi in sei delle sette linee di business attive, tranne in quella dedicata proprio agli animali domestici.

Ma per quale motivo è stato riscontrato questo forte interesse da parte del mercato? La ragione principale è legata ai molteplici benefici che gli animali domestici possano portare alla propria salute. Ad esempio, secondo alcuni studi detenere un animale domestico permette di ridurre la pressione sanguigna, spesso causa di patologie gravi da ipertensione come cardiopatia o
infarto del miocardio. Inoltre, aiuta anche la “salute psicologica”, poiché è possibile alleviare la sensazione di solitudine e l’uomo se n’era già accorto da molto tempo: si pensi che detenere cani come animali domestici risale a ben prima di 16mila anni fa e ad oggi circa il 44% delle famiglie europee detiene almeno un animale da compagnia. Pertanto, alla luce delle considerazioni fatte, abbiamo deciso di includere, già da alcuni mesi, il Petcare come segmento altamente profittevole in uno dei macro-temi di investimento su cui vogliamo focalizzarci per i prossimi anni: l’Healthcare (la salute).

Inoltre, prediligiamo un’esposizione adeguatamente diversificata sull’azionario, selezionando player con brand consolidati che si occupano sia di fornitura di farmaci e vaccini per uso veterinario (oltre ad antiparassitari, prodotti dermatologici e additivi per mangimi medicali) che di diagnostica veterinaria, attraverso software e dispositivi specializzati per analizzare le patologie degli animali.

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