Cina, Russia e America Latina: cosa cambierà (e come) dopo le Presidenziali Usa

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Avatar di Stefano Fossati 29 Ottobre 2020 | 12:30

Repubblicani e Democratici hanno approcci sostanziali differenti in termini di politica economica ed estera, guardando a cambiamento climatico, internazionalismo contro isolazionismo, Iran, Cuba, Corea del Nord. Ma c’è molto che li unisce in termini di interesse nazionale, nello specifico i rapporti con la Cina. Indipendentemente da quale partito prenda la Casa Bianca, è probabile che un’interazione più controversa e conflittuale con la Cina continui. I beneficiari in termini di outsourcing dagli Usa e di partnership strategiche sono probabilmente India, Vietnam, Brasile, Messico e Polonia. La Russia è un jolly. Anche se attualmente è più vicina alla Cina che all’Occidente, potrebbe beneficiare a sorpresa del peggioramento della concorrenza per la supremazia tra Usa e Cina, essendo difficile per gli Stati Uniti avere sia Cina sia Russia come avversari allo stesso tempo”. E’ quanto osserva Kunjal Gala, Global Emerging Markets Portfolio Manager per la divisione internazionale di Federated Hermes. Di seguito le sue previsioni sui possibili scenari che potrebbero aprirsi dopo le elezioni negli Stati Uniti.

Se dovessimo assistere a una rielezione di Trump, le azioni Usa potrebbero continuare a sovraperformare quelle dei paesi emergenti grazie all’elevato premio per rischio geopolitico sugli emergenti. È probabile che Asia settentrionale e information technology ottengano buoni risultati, data la correlazione con le azioni Usa. Nessun paese emergente ha sovraperformato gli Usa sotto Trump, anche se la Cina ha sovraperformato gli emergenti nonostante le tensioni con gli Usa. Una vittoria di Biden potrebbe portare a un’inversione di tendenza trainata dalla debolezza del dollaro Usa e dalla diminuzione del premio per il rischio geopolitico. Esiste un potenziale per una rotazione dal growth al value e per una rotazione sui ciclici, data l’enfasi posta da Biden sugli stimoli fiscali e la significativa sovraperformance del growth negli ultimi anni. Una minore enfasi sulle tariffe come strumento per affrontare le questioni commerciali della Cina potrebbe migliorare i risultati del commercio globale, dando impulso alla crescita degli emergenti. Settori come i materiali, energia, immobiliare e industriali potrebbero sovraperformare e paesi emergenti legati alle materie prime, come Brasile e Sudafrica, ne trarrebbero vantaggio. Nel complesso, l’elezione di Biden sarà probabilmente più favorevole agli asset in Asia e per gli emergenti in generale.

Per la Russia, vi sono due questioni principali da considerare, sebbene vi sia una sovrapposizione. In entrambi i casi la chiave è la misura in cui le elezioni possano diventare un catalizzatore per ulteriori sanzioni americane. L’interferenza russa durante le elezioni americane del 2016 è stata il principale catalizzatore della legge Caatsa nel 2017 e (più indirettamente) delle sanzioni Rusal imposte nel 2018. La domanda che si pongono ora gli investitori è se vedremo un ritorno sull’agenda di queste dure sanzioni, che riguardano ambiti come il debito sovrano, le transazioni in dollari da parte delle banche statali o le esportazioni di energia. In secondo luogo, vi è la questione di come la politica statunitense nei confronti della Russia potrebbe cambiare se (come sembra sempre più probabile) Biden vincesse le elezioni e i Democratici prendessero il controllo del Senato.

Le due questioni si sovrappongono perché i Democratici sono stati in genere i più decisi nello spingere su nuove sanzioni contro la Russia, in particolare per quanto riguarda l’interferenza elettorale. La preoccupazione su entrambe le questioni – possibile interferenza elettorale russa e probabile vittoria di Biden – stanno probabilmente già avendo un impatto sul sentiment degli investitori nei confronti della Russia. In effetti, le elezioni americane sono probabilmente la questione principale, insieme all’attuale prezzo del petrolio e all’impatto del coronavirus sull’economia, ad aver pesato sulla valuta e sul mercato russo negli ultimi due mesi.

Gran parte dell’America Latina è alle prese con difficoltà economiche e una crisi sanitaria. Molti Paesi avranno bisogno del sostegno di organizzazioni multilaterali e in circostanze normali si rivolgerebbero anche agli Stati Uniti. La realtà, tuttavia, è che a prescindere da chi vinca le elezioni l’attenzione sarà concentrata sull’agenda interna. Gli Stati Uniti stanno anche affrontando una crisi di salute pubblica, alti livelli di disoccupazione e una crisi sociale. Anche nell’ordine delle priorità di politica estera, l’America Latina non rappresenta una grande minaccia o una grande opportunità per gli Stati Uniti. Pertanto, a eccezione del Messico (che è sensibile ai cambiamenti della politica economica interna degli Stati Uniti), non dovremmo aspettarci cambiamenti significativi a breve termine per l’America Latina a seguito delle elezioni americane.

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