Cina, che cosa farà Biden? Notz Stucki: nel frattempo, strategie market neutral

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Avatar di Stefano Fossati 2 Novembre 2020 | 14:30

“Le imminenti elezioni negli Usa potranno essere determinanti per le proprie relazioni internazionali e in questo contesto, ormai da diverso tempo, il ruolo più importante è ricoperto dalla seconda potenza economica mondiale, ovvero la Cina. E la questione che vorremmo porci è: come cambieranno i rapporti se Biden dovesse risultare vincitore?“. Se lo chiede Giacomo Calef, Country manager di Notz Stucki. Di seguito la sua visione.

Innanzitutto, proviamo a delineare le differenze tra Trump e il suo “rivale”, il Presidente Xi Jinping. La politica estera del tycoon potrebbe essere riassunta nell’espressione American First, che, di fatto, sta per protezionismo. Non si dimentichino, ad esempio, i dazi imposti con forza all’import cinese oppure le forti misure restrittive applicate nei confronti di Huawei e TikTok. Xi Jinping, invece, è stato il primo Presidente nella storia della Cina ad aprirsi all’estero, ricercando nuove opportunità di cooperazione commerciale e cercando di estendere l’influenza del colosso asiatico nel mondo occidentale. Ad esempio, uno dei progetti su cui la Cina si focalizza è la Belt and Road Initiative, un piano di sviluppo commerciale di lungo periodo che coinvolgerebbe diverse controparti europee e asiatiche (Stati Uniti esclusi ovviamente).

Tuttavia, con Biden le cose potrebbero cambiare. Sebbene si possa pensare che la Cina preferirebbe avere a che fare con il Partito Democratico nei prossimi quattro anni, poiché assumerebbe dei toni meno forti rispetto a quelli di Trump, si devono fare alcune considerazioni. Sul fronte commerciale, Biden non hai mai affermato di voler rimuovere i dazi, ma ha solo messo in discussione la strategia adottata da Trump con riguardo alla loro applicazione. Sul fronte tecnologia, invece, più di una volta ha espresso la sua preoccupazione in merito alla sicurezza informatica, pertanto non è detto che Huawei e TikTok avrebbero vita facile con i Democratici. Ma, soprattutto, si consideri che Biden cambierebbe in modo significativo l’approccio alla politica estera: non sarebbe protezionistica, bensì più favorevole alla cooperazione internazionale e al consolidamento dei legami con le altre economie del mondo occidentale, nel tentativo di fare fronte comune contro la Cina.

Ma al di là di come cambieranno gli equilibri geopolitici, anche in un’ottica di diversificazione di portafoglio, non possiamo ignorare il successo della crescita economica cinese, soprattutto considerando che i flussi di capitali esteri nel Paese sono in forte aumento. Infatti, si pensi che nel 2015 gli investitori esteri avevano accesso a solo l’1% dei mercati finanziari cinesi, mentre oggi tale quota è salita al 60%. E, a tal proposito, l’ultimo evento a cui ci si sta preparando riguarda l’Ipo (quotazione in Borsa) di Ant Group, la società cinese fintech controllata dal gigante dell’e-commerce Alibaba, che finora ha raccolto quasi 37 miliardi di dollari, una cifra superiore al record toccato da Saudi Aramco lo scorso dicembre 2019 di circa 29 miliardi.

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