Elezioni Usa, Trump potrebbe vincere: lo studio di Zwan

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di Stefano Fossati 2 Novembre 2020 | 16:30

A poche ore dal voto negli Stati Uniti d’America, il Presidente in carica Donald Trump è in svantaggio in tutti i sondaggi e, secondo gli osservatori, nel corso di questa settimana probabilmente dovrà passare il testimone al candidato democratico Joe Biden. Anche le molte classifiche disponibili online basate sulla web reputation dei candidati alle elezioni Usa sembrano scommettere sul cambio di inquilino alla Casa Bianca, visto che la reputazione online di Donald Trump è ormai ai minimi storici. Tutte le previsioni di vittoria per Joe Biden parlano di un margine minimo di 5 punti, arrivando a dare a Donald Trump solo l’11% di possibilità di restare alla Casa Bianca.

In netta controtendenza con tutte le previsioni, Zwan, agenzia di reputation marketing, pubblica i risultati ottenuti analizzando la reputazione dei due candidati attraverso l’algoritmo brevettato Reputation Rating. A differenza dei normali algoritmi, Reputation Rating pesa e misura tutte le dimensioni della reputazione, raccogliendo i dati di media intelligence su canali online e offline e certificando le fonti attraverso la tecnologia blockchain. In controtendenza a tutti gli altri studi, i risultati ottenuti riportano che Donald Trump ha una reputazione migliore rispetto a Joe Biden.

Davide Ippolito, Ceo di Zwan e cofondatore di Reputation Rating, ha così commentato questo dato che a poche ore dall’ora X, lascia pensare che la corsa alla Casa Bianca sia tutt’altro che scontata: “Trump conosce bene gli stakeholder che contano per lui. Si è concentrato su di loro e su nessun altro parametro. Ha sfruttato sempre bene le controversie. Senza conflitto non c’è storia: le controversie generano storie e le storie generano notizie. In politica come nel marketing. Con il suo uso spesso compulsivo e non filtrato dei social media, cha alimentato polemiche e ha generato una serie di dubbi sulle credenziali presidenziali di Biden, sul virus e su ogni tipo di notizia. Tutto questo, riuscendo allo stesso tempo a rafforzare il suo apparire autentico, come persona e nel modo di comunicare, a discapito anche di notizie spesso rivelatesi false”.

Il segreto di Trump sembra, quindi, il suo essere estremamente focalizzato sul proprio elettorato: la sua reputazione sull’elettorato democratico è bassissima, ma in compenso è straordinariamente alta sul proprio. Al contrario Biden, pur godendo di una reputazione complessivamente migliore, non fa breccia sul proprio elettorato tanto che oltre il 56% dei suoi sostenitori lo voterebbe solo perché “non è Trump”.

“In tutti questi mesi Trump non ha mai provato ad ammorbidire la sua immagine – continua Davide Ippolito – ma ha invece usato la propria aggressività politica per accrescere il suo fascino tra i seguaci, arrivando a essere considerato anticonformista e antistituzionale. Per i propri elettori Trump è ancora la scelta di protesta mentre Biden rappresenta ancora una volta l’establishment così come fu per Hillary Clinton quattro anni fa”.

“Ovvio che tra gli stakeholder sui quali analizziamo la reputazione gli elettori sono quello più importante in una campagna elettore, e Trump in questo è straordinariamente in sintonia con il proprio elettorato. In un mondo in cui tutto diventa sempre più fluido, dalle scelte dei consumatori alle relazioni interpersonali, la politica al contrario sembra essere sempre più polarizzata. A mio avviso dovremmo con urgenza ripensare la geografia politica, aggiungendo alle tradizionali dimensioni ‘destra/sinistra’ anche quella di ‘alto/basso’, ovvero un’offerta politica basata sulla complessità oppure sulla semplicità”, spiega Joe Casini, cofondatore di Zwan. “In questo nuovo bipolarismo i movimenti populisti hanno trovato una narrazione efficace che privilegia logiche a breve termine, interessi locali e linguaggi emotivi che parlano ai nostri istinti più ancestrali, e credo che questo spieghi in gran parte come mai i loro leader come ad esempio Donald Trump godano di una reputazione migliore sul proprio elettorato di quanto non facciano gli altri”.

La trappola dalla quale bisogna scappare è quella del voler parlare a tutti. Parlare a tutti è come non parlare a nessuno. Molte agenzie e aziende indicano come elemento di misurazione di una campagna PR o social il numero di persone raccolte. È una mania. Vogliono “vendere” come traguardo l’aumento di contatti e visualizzazioni, magari senza nemmeno aver analizzato il settore in cui opera l’azienda di cui si stanno occupando. Come se un canale di gaming potesse essere valutato con le stesse metriche di un canale che tratta di sindacato. Comunque vada a decidere queste elezioni sarà la Reputazione di Trump, nel bene e nel male, e questo non è di certo un buon punto di partenza per un’eventuale Presidenza di Biden”, conclude Casini.

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