Obbligazionario, perché conviene rimanere nel “caldo abbraccio” della Fed

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di Stefano Fossati 3 Novembre 2020 | 19:00

“È sempre più evidente come la pandemia di coronavirus stia concentrando anni di cambiamenti in pochi mesi. Basta pensare al segmento retail, dove il peso dell’e-commerce è aumentato del 4% in 6 mesi, raggiungendo il 16% sul totale. In passato, per ottenere un aumento del 4% c’erano voluti 5 anni. Come si riflette questo scenario sul mercato obbligazionario? Se si considera il credito societario investment grade o high yield, gli spread sono piuttosto vicini alle medie storiche. Tuttavia, sotto la superficie si nasconde una dispersione decisamente maggiore. Infatti, i cambiamenti innescati dalla pandemia non solo stanno premiando alcuni settori e penalizzandone altri, ma stanno creando vincitori e vinti anche all’interno dei singoli comparti. Le differenze tra gli uni e gli altri impiegheranno tempo a emergere, e ciò rende indispensabile un lavoro accurato di ricerca e analisi a livello dei singoli titoli per posizionarsi nel modo migliore”. E’ quanto osserva Bryan Whalen, co-gestore del fondo Tcw Funds Sicav – Tcw Income Fund di Tcw. Di seguito la sua analisi.

Un aspetto chiave da considerare per chi investe in bond è il ruolo senza precedenti che le banche centrali hanno assunto in questa fase. In particolare, occorre prendere atto ancora una volta del potere della Fed e della sua capacità di influenzare i prezzi degli asset in alcune aree del mercato. Siamo convinti che l’economia sia più in difficoltà di quanto potrebbe sembrare dall’andamento dei mercati, ma crediamo anche che la Fed farà di tutto per impedire che i prezzi e gli spread raggiungano i livelli che avevano toccato a marzo, nel pieno della crisi, in particolare per quanto riguarda gli asset di maggiore qualità.

Bisogna quindi adattarsi a questa nuova realtà del mercato: ciò significa che nelle aree “protette” dalla Fed ci si può assumere qualche rischio in più di quanto normalmente avrebbe senso fare in un contesto come questo. Per fare un esempio, una delle aree più interessanti al momento è quella delle agency Mbs: nell’ultimo round di quantitative easing la Fed ha comprato asset di questo tipo per un valore superiore a 1.000 miliardi di dollari, cosa che ha mantenuto la volatilità degli spread su livelli incredibilmente contenuti. Anche le obbligazioni societarie investment grade di qualità sono interessanti. Qui la Fed non è altrettanto coinvolta, avendone acquistato solo una quantità limitata, ma la sua sola presenza nell’asset class è sufficiente a dare l’impressione che vi sia una sorta di tetto massimo sugli spread e che la banca centrale non permetterà che la volatilità aumenti oltre un certo livello.

Viceversa, al di fuori di quello che potremmo definire il “caldo abbraccio” della Fed, vi sono aree – come bond high yield, leveraged loan e le fasce inferiori nella struttura del capitale dei commercial Mbs – dove i danni sono ingenti, ma gli effetti impiegheranno un lungo tempo per mostrarsi. Crediamo quindi che il modo migliore di investire il proprio capitale nell’obbligazionario sia concentrarsi sulle fasce del mercato di qualità più elevata e che godono della “protezione” della Fed, ed essere invece più pazienti nelle altre aree, aspettando migliori opportunità e prezzi più ragionevoli.

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