Obama Vs banche, scontro finale

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La riforma del sistema finanziario incontrerà dure opposizioni sia interne che esterne all’esecutivo. Per Obama sono in gioco le chance di rielezione.

Avatar di Giacomo Berdini29 marzo 2010 | 10:30

Sebbene l’approvazione della riforma sanitaria, che rappresenta un mutamento storico per gli Usa, sia da considerarsi una vittoria dell’amministrazione Obama, le battaglie politiche non sono ancora finite per il presidente.
Nuove sfide attendono Barack Obama alla soglia, prima fra tutte la riforma del sistema finanziario americano che, con i suoi squilibri, è stato concausa scatenante della crisi economica più grave dai tempi del dopoguerra.
L’intento del legislativo è quello di frenare la potenza di alcuni colossi bancari, attraverso una riforma dei regolamenti che “introdurrà una maggiore supervisione nel nostro sistema e che assicurerà che i contribuenti americani non si troveranno mai più a pagare il prezzo dell’irresponsabilità delle nostre maggiori banche e delle istituzioni finanziarie”.

Tuttavia, nonostante i banchieri siano invisi alla middle class americana, la battaglia del presidente è difficile da vincere. I grandi istituti, infatti, hanno già restituito totalmente o in parte gli aiuti statali ricevuti nel 2008 per evitare di colare a picco come la Lehman Brothers trascinando l’economia verso un baratro di depressione storica. Ma bisogna sottolineare come questo appianamento del debito sia stato realizzato attraverso leve finanziarie sui derivati e trucchi contabili, esattamente come quelli che hanno portato la Grecia al collasso
La svolta che Obama sta cercando di compiere è quindi senza precedenti nella storia americana, anche perché l’appoggio di Wall Street per tutti i suoi predecessori fu più che fondamentale per poter continuare ad alloggiare nella Casa Bianca.
Secondo alcuni calcoli, JP Morgan, Goldmnan Sachs e Bank of America da sole controllano il 68% degli scambi finanziari sui mercati mondiali ogni giorno. Cifre da capogiro e di conseguenza anche potere di influenza da capogiro, ma l’obiettivo di Obama mira proprio a sminuire questo preponderante peso ed influenza. La riforma del sistema finanziario vuole risolvere la questione delle “too big to fail”, rompendo quel meccanismo che di fatto non impone alcun limite alle assunzioni di rischio da parte di questi colossi della finanza.
 
Ma lo scontro si prospetta duro, anche perché Obama sembra stia cedendo ogni potere d’intervento alla FED, che ascolta i banchieri e che sta proponendo addirittura di rendere permanente il loro salvataggio (bailout) con permanenti iniezioni di liquidità alle banche d’affari fallite.
Oltre a ciò, Obama deve anche difendersi da chi lo accusa di fare la voce grossa solo a parole, ma di essere poi in realtà molto malleabile contro i finanzieri, come dimostrerebbe la riconferma di Ben Bernanke alla Fed e soprattutto la nomina di Daniel Tarullo, altro uomo assolutamente ben visto dai colossi bancari di Wall Street.
L’esito delle prossime mosse presidenziali resta del tutto incerto, ma è sicuro che Barack Obama su questo progetto sta giocando molte delle sue chance di essere rieletto.


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