Joe Biden ha vinto: ora che cosa ci aspettiamo?

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di Stefano Fossati 9 Novembre 2020 | 15:15

“Dopo qualche giorno d’incertezza, Joe Biden ha conquistato la presidenza degli Stati Uniti, mentre sembra che il Senato rimanga (per ora) a maggioranza Repubblicana. Proviamo a capire quali sono le principali implicazioni per la politica economica negli Stati Uniti e per le economie dei paesi emergenti. Teniamo a mente che, prima delle elezioni, lo scenario che i mercati si attendevano era il ‘blue sweep’, cioè una vittoria dei Democratici sia alla Casa Bianca sia al Senato. Questo avrebbe garantito un governo coeso, un approccio multilaterale, un forte stimolo fiscale. Lo stimolo avrebbe a sua volta favorito una curva dei tassi Usa più ripida, e l’aumento dei twin deficits avrebbe portato a un indebolimento del dollaro”. E’ quanto osserva Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA Sgr. Di seguito la sua visione.

In merito al suddetto stimolo fiscale, ricordiamo che i Repubblicani parlavano di un pacchetto di 500 miliardi di dollari, mentre i Democratici chiedevano oltre 2 trilioni (circa il 10% del Pil). Per ora il Senato rimane in mano ai Repubblicani, anche se va detto che questa situazione potrebbe cambiare in seguito alle due elezioni suppletive in Georgia del 5 gennaio. Per adesso, un Congresso diviso (Camera ai Democratici, Senato ai Repubblicani) rende difficile che si arrivi alle cifre più alte. Ciò detto, se l’economia Usa dovesse rallentare nel quarto trimestre, in seguito a un aumento dei contagi, lo stimolo sarebbe più probabile. In generale, quello che possiamo dire è che la politica fiscale sarà probabilmente meno proattiva, e più reattiva, quindi magari dovremo attendere un peggioramento dei dati nel quarto trimestre prima di vedere un accordo su un ulteriore stimolo fiscale.

Sulla politica monetaria, la Fed continuerà la sua azione particolarmente espansiva, specialmente nel caso in cui lo stimolo fiscale fosse modesto. E ovviamente se la politica fiscale non dovesse fornire stimolo adeguato, la Fed aumenterebbe il Qe, usando il playbook di marzo/aprile se necessario. Pertanto, nello scenario attuale, appare difficile che i tassi dei Treasury salgano molto, visto che lo stimolo fiscale sarà inferiore alle attese e comunque la Fed continuerà a tenere i tassi sotto controllo. L’evento più importante tra oggi e la fine dell’anno è sicuramente l’annuncio dell’efficacia e la approvazione di eventuali vaccini anti-Covid.

Quale sarà l‘impatto sui paesi emergenti in particolare?

Per i paesi emergenti il discorso è abbastanza complesso. Il mercato in generale guardava con favore allo scenario del “blue sweep”, grazie alla combinazione di forte stimolo fiscale, e un dollaro debole. Tuttavia, anche uno scenario in cui Biden è alla Casa Bianca, ma i Democratici non controllano (per ora) il Senato appare favorevole agli emergenti, per almeno tre ragioni. In primo luogo, la politica commerciale dovrebbe essere assai meno imprevedibile sotto un esecutivo a guida Biden. Questo non vuol dire che Biden sarà morbido con la Cina, ma sicuramente il fattore sorpresa a cui Trump ci aveva abituato sarà minore. Per paesi che fanno del commercio mondiale la loro ragione di vita (pensiamo alla Cina e al suo indotto ad esempio), questo è importante. Va anche detto che per alcuni paesi, dove la situazione geopolitica è più complessa (Russia, Turchia), la vittoria di Biden potrebbe creare delle tensioni aggiuntive visto che sia Putin sia Erdogan avevano una relazione particolare con Trump. Ma ritengo che sia un rischio contenuto almeno nei prossimi mesi.

In secondo luogo, il fatto che i tassi Usa rimangano con ogni probabilità bassi sia a causa di uno stimolo fiscale più contenuto sia (soprattutto) di una Fed che continua a fare molto Qe è chiaramente favorevole agli emergenti. È infatti plausibile attendersi che questa liquidità nel tempo raggiungerà sempre più paesi, tra cui anche gli emerging frontiers. In terzo luogo, con ogni probabilità un’amministrazione Biden sarà più aperta all’emissione di diritti speciali di prelievo (Sdr) da parte del Fondo Monetario. Ricordiamo che il Tesoro americano si era opposto a un’emissione straordinaria nel mese di aprile. Un’emissione di diritti costituirebbe una fonte potenziale di liquidità in valuta forte per alcuni paesi emergenti le cui riserve destano preoccupazione. Ovviamente sarebbe ideale che questa emissione fosse accompagnata da un meccanismo in cui i paesi sviluppati prestano le Sdr (i diritti appunto) ai paesi emergenti a condizioni vantaggiose.

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