Ferrari ancora troppo costosa per il portafoglio

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Avatar di Francesco Lavecchia 18 Novembre 2020 | 09:15

A cura di Morningstar

Il fair value di Ferrari è salito a 101 euro dopo la revisione degli analisti di Morningstar, ma non è bastato al titolo della casa automobilistica italiana per migliorare il suo rating che resta fermo a una stella (report aggiornato al 3 novembre 2020).

Le quotazioni del Cavallino Rampante su Borsa Italiana hanno registrato un +19% da inizio 2020 e negli ultimi tre anni hanno guadagnato mediamente il 20% ogni anno. Ma, secondo gli analisti, l’eccessivo l’entusiasmo del mercato non è sostenuto dai fondamentali dell’azienda.

Le previsioni degli analisti

“Negli ultimi 15 anni, i volumi di produzione e le vendite di Ferrari sono cresciute in media del 5% e dell’8% rispettivamente. Le nostre previsioni per i prossimi cinque anni indicano un progresso del fatturato a un ritmo del 9% nonostante una contrazione del 7,4% attesa quest’anno a causa dell’effetto Covid sulle vendite di auto. I principali driver di crescita per l’azienda italiana saranno l’aumento della domanda potenziale di macchine di lusso, in seguito all’incremento della popolazione abbiente nei paesi emergenti, e la capacità dell’azienda di proporre edizioni speciali ancora più limitate e personalizzazioni che le consentono di ricavare margini di profitto più elevati”, dice Richard Hilgert, analista azionario di Morningstar.

“Sul fronte della profittabilità ipotizziamo che il margine Ebitda possa toccare il picco del 38,4% nel 2022, in deciso miglioramento rispetto al suo massimo storico del 33,7% realizzato nel 2019, e questo per due motivi: la crescita dei volumi di produzione e una maggior personalizzazione dei modelli. Nel 2015 il management aveva dichiarato che avrebbe potuto aumentare la produzione fino a 10.000 unità all’anno senza investire in nuovi impianti (fino a quel momento il volume non aveva superato gli 8.000 vetture) e nel 2019 la produzione ha toccato quota 10.131 unità. Ora l’obiettivo del gruppo è quello di portare la capacità produttiva degli attuali impianti a 15.000 vetture. A questo, poi, si unisce la possibilità di espandere il numero di modelli su cui potrà offrire delle personalizzazioni”.

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