Anche gli svizzeri amano Tremonti

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di Giacomo Berdini 6 Aprile 2010 | 09:30
Ubs Italia ha trasformato la sanatoria in una opportunità, creando un team dedicato

Lo scudo fiscale ter, con un tempismo da manuale, si è inserito in un contesto politico-economico svizzero già caratterizzato da diverse tensioni internazionali, acuendo le lacune diplomatiche e mutando in peggio i rapporti che la Confederazione intrattiene con il nostro Paese.
Già dopo i primi mesi di attività di rimpatrio, si parlava di allarme per gli istituti svizzeri, che avrebbero potuto trovarsi nella situazione di dover trasferire agli intermediari italiani consistenti porzioni dei propri depositi.
Vasta risonanza ha avuto inoltre il caso delle perquisizioni della Guardia di Finanza nei confronti delle filiali italiane di banche svizzere che, per struttura e posizione, rappresentano di certo un punto di vista peculiare per osservare lo sviluppo di questa manovra per il rientro dei capitali, e capirne meglio le modalità nonché le tracce lasciate dal suo percorso, ormai volto al termine.
Come puntualizzato dalle stesse banche elvetiche operative in Italia, lo scudo fiscale ha rappresentato una grande occasione per raccogliere gli asset dei clienti che hanno deciso di scudare, trattandosi di istituti di diritto italiano a tutti gli effetti.
“Per Ubs Italia lo scudo fiscale è stato una grande opportunità, come le edizioni precedenti, per mettere in campo le nostre competenze non solo nelle operazioni di rimpatrio, grazie anche al supporto fondamentale di Ubs Fiduciaria, ma soprattutto in una prospettiva di medio lungo periodo, nella consulenza della gestione dei patrimoni rientrati”, ha specificato Ferruccio Ferri, presidente di Ubs Fiduciaria.
“Il Wealth Management sintetizza per noi un concetto di servizio integrato al cliente che comprende molteplici aspetti della sua vita”, enuncia Ferri, “il patrimonio, l’impresa o la professione e la famiglia. Un elemento distintivo di Ubs è quindi la capacità di soddisfare le esigenze di un cliente molto esigente combinando le risorse della divisione Wealth Management con quelle dell’Investment Bank e di Global Asset Management a beneficio del cliente stesso”.
In merito alla posizione dell’istituto elvetico nei confronti della manovra per il rientro dei capitali, e quindi ai potenziali conflitti che ne sarebbero potuti scaturire, Ferri tiene a specificare che “il ruolo dei client advisor e della banca in generale è stato quello di fornire tutte le informazioni possibili ai clienti per analizzare la propria situazione rispetto all’opportunità dello scudo fiscale”, afferma. “In generale Ubs non fornisce consulenza fiscale, piuttosto supporta eventualmente i clienti nelle relazioni con i propri professionisti specializzati, come commercialisti o avvocati”, detto questo, “è importante segnalare che Ubs Italia è una banca di diritto italiano, controllata dalla capogruppo Ubs AG e come tale risponde alle norme vigenti in Italia, esattamente come tutte le altre banche italiane”, chiarifica.
Ferri, presidente della fiduciaria, ha spiegato come Ubs abbia “dedicato un team di wealth planning all’analisi della normativa fiscale”, inoltre, “sono stati realizzati corsi di formazione rivolti anche alla nostra rete di client advisor”. Per quando riguarda poi il fronte interno “c’è stata un’intensa attività per le procedure di back office per informare sui diversi step del rimpatrio”, ha riscontrato Ferri, “Abbiamo inoltre organizzato seminari rivolti ai professionisti e ai clienti attuali e potenziali”. Da parte di Ubs, il presidente non diffonde statistiche sui risultati di questo scudo, ma commenta: “Possiamo dire che abbiamo risposto adeguatamente alle richieste di informazione e chiarezza sui molteplici aspetti dello scudo da parte dei clienti”.
L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
in edicola in questi giorni

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