Il vaccino della politica fiscale per la crescita nel 2021

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di Stefano Fossati 25 Novembre 2020 | 15:00

Il 2021 è atteso come l’anno della ripresa, ma la domanda principale riguarda la forma che tale ripresa seguirà: se sarà vigorosa – a forma di ‘W’, date le diverse ondate di Covid – oppure debole – a forma di ‘L’ – o ancora, irregolare – a forma di ‘K’. Alla fine, lo slancio e la portata della ripresa saranno una conseguenza del mix di politiche che le autorità metteranno in campo e se gli effetti dell’isteria sul mercato del lavoro si stabilizzeranno. Supponendo che un vaccino sia disponibile su larga scala all’inizio dell’anno, l’attenzione si concentrerà sia sulla profondità sia sulla composizione dei pacchetti fiscali”. Ad affermarlo è Silvia Dall’Angelo, Senior Economist per la divisione internazionale di Federated Hermes. Di seguito la sua visione sul prossimo anno.

Se la spesa pubblica comprende fattori strutturali e con un elevato moltiplicatore (ad esempio nel segmento infrastrutture e riqualificazione della forza lavoro), senza dubbio ciò incrementerà la produttività, generando un impatto significativo e duraturo sulla crescita. Nel frattempo, la politica monetaria resterà estremamente accomodante e un sempre più coordinata con la politica fiscale. Le banche centrali estenderanno o addirittura amplieranno i programmi di acquisto attuali, con quelle del G3 già pronte a manovre su una quota addizionale di asset pari a circa 4,5 trilioni nel corso del prossimo anno.

Le banche centrali rafforzeranno anche il proprio impegno a mantenere bassi i tassi (attraverso la propria forward guidance e, ove possibile, l’adozione di politiche di controllo della curva dei rendimenti), fornendo a loro volta un’ancora per i tassi a lungo termine. Probabilmente modificheranno i loro mandati, con una più ampia adozione di quadri di riferimento per la definizione di un tasso di inflazione media sulla scia di quanto fatto dalla Fed e/o un più esplicito orientamento a favore di temi legati alla crescita e all’occupazione. Dal punto di vista geografico, la ripresa sarà ampiamente sincronizzata, in modo analogo a quello in cui la forte recessione del 2020 ha interessato tutte le regioni su scala globale. La Cina, primo Paese a esser stato colpito, guiderà la ripresa. Sincronizzazione, tuttavia, non significa coordinamento e probabilmente la tendenza verso un maggiore isolazionismo e regionalizzazione andrà avanti, semmai sarà addirittura intensificata dalla pandemia.

A fronte di tutto ciò, potrebbero però esserci anche lati positivi. La crisi Covid potrebbe innescare un processo di distruzione creativa, che aiuterebbe anche la produttività nel corso del tempo. In effetti, le imprese hanno trovato modi innovativi per fornire beni e servizi. Inoltre, aspetto cruciale, la crisi Covid ha agito da catalizzatore per allargare i cordoni della spesa pubblica, con un più stretto coordinamento tra autorità monetarie e fiscali. Questo quadro, se riuscirà a rispondere alla crisi generata dalla pandemia, potrebbe essere utilizzato per affrontare alcune delle sfide più urgenti della nostra quotidianità, in particolare tutto quanto ruota intorno al cambiamento climatico.

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