Nel 2021 non ci sarà alternativa all’azionario. L’outlook di BlueStar

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di Stefano Fossati 26 Novembre 2020 | 12:30

Mai come quest’anno è assai facile, e difficile al tempo stesso, fare una previsione per l’anno prossimo. Tutto può succedere, soprattutto in presenza di una variabile totalmente esogena come una pandemia, ma è altamente probabile che il 2021 sarà un anno migliore di quello appena trascorso. Difficile fare peggio. Questo il preambolo dell’outlook 2021 tracciato dagli analisti di BlueStar AM, che riportiamo di segiuto.

Nel secondo trimestre abbiamo sperimentato il peggior crollo in assoluto del Pil globale dopo la seconda guerra mondiale anche se a questo è poi seguito un rimbalzo altrettanto spettacolare nel trimestre successivo. Nel 2021 è quindi ragionevole attendersi un anno di ripresa la cui entità è tuttavia ancora incerta e molto dipenderà dallo sviluppo della pandemia. La seconda ondata che stiamo sperimentando risulta essere ben peggiore della prima e temiamo che dopo l’Europa la curva dei contagi monterà vertiginosamente anche negli Stati Uniti. I governi sono stati costretti a intervenire nuovamente nonostante nessuno ritenesse che questa fosse una opzione fino a poche settimane fa. Anche le prossime festività sono a rischio e saranno certamente molto più sobrie rispetto al passato. Un “double dip” economico, con un altro trimestre di recessione, non si può escludere seppur con una entità inferiore rispetto a quanto sperimentato in primavera. Ciò è già evidente guardando ad esempio alla debolezza, per ora solo in Europa, del settore dei servizi più impattato dai lockdown e che rappresenta circa il 70% del Pil globale (fig. 1).

Fig.1: Pmi Settore Servizi Eurozona (<50 indica contrazione)

I recenti annunci sull’efficacia di un certo numero di vaccini danno speranza per il futuro ma temiamo che questi possano rappresentare un vero game changer solo a partire dal 2022. Questo per evidenti problemi logistici e organizzativi. Non è detto inoltre che gran parte della popolazione accetti di farsi vaccinare arrivando così alla tanto citata immunità di gregge. Temiamo che quest’ultimo punto possa rappresentare il vero anello debole della positiva tesi di investimento del mercato che già sconta invece il migliore degli scenari: un vaccino già approvato, sicuro, distribuito, accettato e inoculato.

Ferma restando l’attrattività relativa del settore azionario in un mondo a tassi bassi (o negativi), per cui questa diventa una scelta quasi obbligata nella gestione di portafoglio, riteniamo che a breve termine il mercato possa risultare molto “irregolare”. La forma della ripresa economica è, per i motivi sopra esposti, ancora incerta e talune valutazioni di mercato ci sembrano già abbondanti, per lo meno a giustificare altre sorprese positive. Una presa di profitto, significativa ma non eccessiva, è possibile. Possiamo definire due diverse “ondate” di mercato quest’anno. Nella prima hanno beneficiato i settori più difensivi e ad alta crescita come i farmaceutici, la tecnologia e taluni titoli del consumo non discrezionale. Ciò ha favorito listini più pesati in questi ambiti come gli Usa, la Svizzera e la Cina. Nella seconda fase il mercato ha invece premiato i settori più ciclici e value andando a scontare una forte ripresa nel 2021. Hanno quindi fatto bene mercati come l’Europa, il Giappone e altri emergenti.

Fig.2: Andamento relativo Settore Value S&P500 / Settore Growth S&P500

BlueStar ha già approfittato della forte dislocazione sui settori ciclici in tempi non sospetti. A questo punto la sottovalutazione certamente permane (fig.2) ma sta ormai molto velocemente diventando consensus. Riteniamo quindi che la terza fase debba essere caratterizzata da un mix bilanciato tra le due categorie di geografie e settori i quali risultano complementari in uno scenario ancora incerto. Particolarmente interessanti risultano essere i mercati emergenti il cui grado di “maturità” economica continua ad aumentare e sono pronti, selettivamente, a diventare più indipendenti dai mercati sviluppati (il cosiddetto decoupling). Essi presentano una combinazione interessante di ciclicità, valutazione a buon mercato (fig.3), esposizione alle materie prime e alla Cina. Quest’ultima sta uscendo rafforzata dalla recente crisi pandemica e dovrebbe subire minori pressioni da parte della nuova amministrazione americana. La nuova superpotenza è sulla buona strada per scalfire la supremazia statunitense non solo in ambito economico ma pure in ambito finanziario e ciò non può essere ignorato. Volenti o nolenti la Cina non è più un mercato emergente votato esclusivamente all’export a basso costo ma sempre più una potenza economica autosufficiente ad alto valore aggiunto.

Fig.3: Andamento relativo Msci Emerging Markets / Msci World

Il settore obbligazionario manca totalmente di attrattività, salvo poche eccezioni. I prestiti statali dei paesi sviluppati sono gravati da livelli di indebitamento mostruosi, teoricamente non sostenibili, non adeguatamente compensati dai rendimenti offerti. Le banche centrali hanno abbandonato la propria indipendenza e sono ormai divenuti il braccio finanziario dei ministri economici accettando di acquistare quantità illimitate di nuovo debito. È inoltre esplicita la loro volontà di permettere livelli di inflazione più elevati. In alcuni casi infine sostengono artificialmente le quotazioni della carta di alcuni stati super indebitati creando un mercato virtuale che poco ha a che fare con i fondamentali. Tali obbligazioni non rappresentano più un porto sicuro nei momenti di tempesta. Maggiore qualità si trova sul debito privato ma pure qui, a meno di non scadere fortemente in qualità, i rendimenti sono bassissimi. Pure in questo ambito risultano più interessanti le obbligazioni dei mercati emergenti che a parità di qualità debitoria offrono tassi ben più remunerativi.

Sul lato valutario aleggiano molte ombre sulla futura forza del dollaro e ad avvantaggiarsene potrebbero essere alcune valute emergenti, renminbi in primis, più che le solite valute G10 dai fondamentali poco solidi.

Il cerchio si chiude con le materie prime che in uno scenario reflazionistico, post pandemico, in un mondo pieno di debiti e di valute inflazionate rappresentano una componente importante dei cosiddetti real assets. I metalli preziosi ne sono un ottimo esempio ma includiamo anche i metalli industriali quali beneficiari del possibile rispolvero del settore delle infrastrutture. Più contraddittorio il settore energetico che in un’epoca di forte attenzione sociale alle tematiche “green” parte certamente “zavorrato”. Realisticamente, tuttavia, è impensabile che si possa completamente rinunciare, ancora per molti anni, alle energie fossili. Opportunisticamente quindi riteniamo che il settore abbia ampio spazio di recupero.

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