Cina, 5 nuovi trend guidano la ripresa. E nel 2020 la crescita sarà positiva

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Avatar di Stefano Fossati 3 Dicembre 2020 | 15:30

“La Cina ha realizzato l’impossibile impresa di uscire dalla crisi del coronavirus accelerando lo sviluppo interno, ma anche le esportazioni verso i Paesi che escono dal lockdown. La questione ora è sapere cosa è cambiato nelle abitudini di consumo cinesi e quali sono le nuove tendenze su cui investire“. E’ quanto sottolinea John Plassard, Investment Specialist del Gruppo Mirabaud. Di seguito le sue previsioni.

In rapida successione questa settimana, la Cina ha pubblicato due dati economici estremamente convincenti: l’attività non manifatturiera al suo massimo da 8 anni; l’attività manifatturiera ai massimi da 10 anni. Non sorprenderà, allora che la Cina dovrebbe essere, entro la fine dell’anno, uno dei pochi Paesi al mondo ad annunciare una crescita positiva nel 2020.
Il Covid-19 ha cambiato il comportamento dei consumatori sotto diversi aspetti, dalla spesa, ai viaggi, all’acquisto di beni di lusso. Ma oggi, secondo un recentissimo rapporto McKinsey, si distinguono 5 trend dominanti.

Digitalizzazione

Prima del Covid-19, la Cina era già leader digitale nelle aree rivolte ai consumi che rappresentavano il 45% delle transazioni di e-commerce globali. In particolare, la penetrazione dei pagamenti mobili, i cosiddetti “mobile payment”, era tre volte superiore a quella degli Stati Uniti. Infine, nel settore sanitario, le interazioni digitali hanno subito un’accelerazione con la rapida crescita delle consultazioni online, in parte grazie a un cambiamento normativo nella politica di rimborso, e con più ampie interazioni virtuali tra rappresentanti farmaceutici e medici. Questi cambiamenti si sono verificati in vista dell’ampia diffusione della tecnologia 5G, che probabilmente catalizzerà l’utilizzo di strumenti digitali.

Riduzione dell’esposizione

La crisi sanitaria e le tensioni commerciali con gli Stati Uniti hanno evidenziato il fatto che l’arresto di una linea di produzione in Cina può avere un impatto negativo sull’acquirente finale, ma anche sul produttore (in questo caso la Cina). Pechino ha quindi rapidamente deciso di rimpatriare alcune filiere (per avere fonti alternative) e di potenziare l’innovazione nelle capacità esistenti (con l’utilizzo di robot, ad esempio, meno vulnerabili alle pandemie).

Impensabili fino a meno di 2 anni fa, questi due cambiamenti radicali sono stati stimolati dal sostegno finanziario del governo. L’innovazione locale al servizio della Cina rimarrà importante, ma il Paese continuerà ad avere bisogno di input tecnologici globali per mantenere la crescita della produttività.

Crescita della concorrenza

Mentre la maggior parte delle aziende cinesi continuerà ad avere una forte crescita, la crisi sanitaria ha evidenziato un’intensificazione della concorrenza da parte di alcuni Paesi emergenti. Tuttavia, invece di ridurre i costi e il personale, diverse grandi aziende cinesi hanno deciso (con riluttanza) di continuare a investire in ricerca e sviluppo, a volte ricorrendo ad aiuti di Stato.

Il consumatore è “maturato”

La generazione di giovani benestanti nel Paese non aveva mai sperimentato una recessione economica interna prima del Covid-19. Il virus li ha costretti a pensare più intensamente alla spesa, al risparmio e ai trade-off nel comportamento d’acquisto. Un sondaggio ha mostrato che il 42% dei consumatori più giovani intende risparmiare di più a causa del virus. Anche i prestiti ai consumatori sono diminuiti, mentre quattro consumatori cinesi su cinque intendono acquistare più prodotti assicurativi dopo la crisi. Anche i risparmi sono aumentati – il saldo dei depositi delle famiglie del Paese è aumentato dell’8% nel primo trimestre, raggiungendo 87,8 trilioni di renminbi. Nel frattempo, il 41% dei consumatori ha dichiarato di voler aumentare le fonti di reddito attraverso la gestione patrimoniale e i fondi comuni d’investimento (quest’anno sono stati lanciati più di 1.100 nuovi fondi, per un volume di emissioni che supera i 2,5 mila miliardi di yuan, 373,1 miliardi di dollari). Infine, il coronavirus ha anche costretto a compromessi sugli acquisti, con i consumatori alla ricerca di una migliore qualità e di opzioni più sane.

Intensificazione dei settori pubblici e privati

Durante l’epidemia di Sars del 2003, il governo e le imprese controllate dallo Stato sono stati gli attori principali durante la ripresa economica. Ora, il settore privato e le aziende tecnologiche leader stanno giocando un ruolo più significativo, apportando grandi contributi socioeconomici tra l’emergere di potenti istituzioni sociali che hanno donato milioni di euro per gli sforzi della ripresa. Il settore privato contribuisce a quasi due terzi della crescita economica cinese e al 90% di nuovi posti di lavoro, a dimostrazione di un significativo cambiamento nell’equilibrio del potere economico. Nel post Covid-19, gli sforzi congiunti tra governo e grandi aziende private hanno svolto un ruolo di primo piano.

La Cina sta dimostrando a tutto il mondo che il coronavirus ha inciso solo “leggermente” sulla sua crescita (che quest’anno dovrebbe essere ancora positiva) e che la crisi ha rafforzato un Paese che non è più così rivolto verso l’interno.

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