Le banche di sviluppo uniscono le forze contro i cambiamenti climatici

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di Stefano Fossati 4 Dicembre 2020 | 17:50

Per decenni, le banche pubbliche di sviluppo (Bps) sono state conosciute per la loro attenzione a investimenti in infrastrutture e per lo sviluppo. Tuttavia, sembra che le cose stiano cambiando, dal momento che le Bps hanno iniziato a interessarsi al finanziamento della transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Esempi significativi di Bps sono le banche di sviluppo francesi (Afd), la KfW tedesca o la China Development Bank. Ora, che cosa succederebbe se tutte queste banche di sviluppo unissero le forze?

Questo è esattamente quello che stiamo per scoprire. Questo mese, è stato organizzato un nuovo e importante vertice dei principali organismi finanziari per parlare di come affrontare la crisi dovuta al Covid-19, lottare contro i cambiamenti climatici e raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sdg) delle Nazioni Unite. Svoltosi online durante il Forum per la Pace di Parigi, il “Finance in Common Summit” ha riunito per la prima volta le 450 Bps di tutto il mondo. Come illustrato nel nostro Grafico della Settimana, tale comunità rappresenta una forza di cui bisogna tenere conto, dal momento che insieme queste banche detengono asset per 11.200 miliardi di dollari statunitensi ed effettuano investimenti per 2.300 miliardi di dollari ogni anno. Tali importi rappresentano circa il 10% di tutti i prestiti per investimenti concessi ogni anno da istituti pubblici o privati.

* Nel 2018 (fonte: Finance in Common: Building resilience for people and planet, ultimo aggiornamento novembre 2020)

Pertanto, quando questo gruppo deciderà di impegnarsi allineando le proprie strategie, i processi aziendali e le norme per la concessione dei prestiti all’Accordo di Parigi sul Clima e agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, si tratterà di una pietra miliare che potrebbe suscitare grande entusiasmo tra gli attivisti per il clima.

Il neo-costituito Club delle Bps è davvero una rete internazionale. Tra i 450 membri, il 29% ha sede in Asia, cui seguono Europa (23%), America Latina (22%) e Africa (21%). Tuttavia, la loro influenza finanziaria è particolarmente concentrata. Le 50 principali Bps rappresentano il 90% degli attivi totali. In un certo senso, la loro coalizione riflette la creazione del “Network for Greening the Financial System” nel 2017, una rete che è cresciuta passando da otto membri fondatori a 75 banche centrali e 13 autorità di vigilanza da tutto il mondo.

“Così come un gruppo ridotto – ma in espansione – di banche centrali è diventato firmatario dei Principles for Responsible Investment (Pri), la loro adozione anche da parte delle Bps sarebbe un passo avanti positivo”, sostiene Michael Lewis, Head of Esg Thematic Research di Dws. “La firma dei Pri formalizzerebbe poi quello che le Bps hanno convenuto di realizzare questo mese, ovvero integrare i principi Esg nelle loro pratiche di investimento”.

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