Investimenti, prendere posizione per un mondo post Covid

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di Stefano Fossati 10 Dicembre 2020 | 19:00

“Il 2020 potrà passare alla storia come una delle sfide più impegnative per gli investitori, che hanno dovuto affrontare l’impatto del Covid-19 sull’economia globale e sui mercati finanziari. Mentre guardiamo al 2021, crediamo che la cosa migliore da fare sia prendere pozione per un mondo post coronavirus. Date le recenti novità sullo sviluppo di un vaccino valido e il risultato delle elezioni Usa, è probabile che il 2021 sia un anno di continua ripresa economica, supportata da tassi di interesse ancorati a livelli minimi e da programmi di stimolo fiscale. Nel breve termine, tuttavia, la volatilità rimarrà elevata, in attesa dell’evoluzione della situazione sanitaria e dell’effettiva transizione dall’amministrazione Trump alla presidenza Biden”. E’ la previsione di Karen Watkin, portfolio manager dell’All Market Income portfolio di AllianceBernstein. Di seguito la sua visione.

Nel comparto azionario ci attendiamo un ritorno positivo e superiore alla media, in linea alla normalizzazione dell’attività economica e alle previsioni di una solida crescita degli utili societari nel prossimo anno. Se il sell-off di marzo è stato indiscriminato, il recupero dei mercati si è focalizzato molto su vincitori e vinti del Covid. I titoli growth percepiti come favoriti dal lockdown e dall’accelerazione di trend secolari hanno guadagnato il 15% da inizio anno. Al contrario, le società solitamente generose allo stacco del dividendo che hanno dovuto sospenderne o tagliarne la distribuzione per salvaguardare il bilancio rimangono in territorio fermamente negativo (-13%). Questa differenza è la più ampia da 25 anni a questa parte. Con l’innovazione medica che si staglia all’orizzonte, crediamo che ciò fornisca un catalizzatore di rendimento poiché le aziende prima ignorate perché penalizzate dal virus inizieranno il loro percorso di recupero.

Crediamo ci siano opportunità anche nei mercati emergenti. Se nell’ultimo decennio le performance dell’azionario emergente sono state minori di quelle dei mercati sviluppati, finora nel 2020 l’andamento è stato simile. Entrando nel 2021, ci aspettiamo che l’interesse degli investitori si sposti verso azionario e obbligazionario emergente. Una scelta supportata dal miglioramento dell’outlook sui fondamentali e da valutazioni interessanti. I mercati emergenti, e in particolare i paesi dell’Asia settentrionale come Cina, Corea del Sud e Taiwan, sono stati più efficaci nel contenimento del virus e dunque del suo impatto sull’economia. Le valutazioni degli asset sono inoltre incoraggianti. Ad esempio, il rapporto tra prezzo/utili e crescita, che misura la valutazione di un titolo in relazione al suo potenziale di crescita, è di 0,44 nei mercati emergenti, circa la metà rispetto allo 0,82 dei mercati sviluppati. Nell’obbligazionario, gli spread del credito high yield sono interessanti, su livelli prossimi ai massimi decennali rispetto all’alto rendimento Usa.

Infine, nonostante le aspettative siano di un 2021 a tassi bassi, crediamo che i titoli governativi dei mercati sviluppati continueranno a giocare un ruolo all’interno dei portafogli. Mentre i rendimenti a lungo termine sono attesi piatti o negativi, nel medio termine queste obbligazioni possono essere fonte di diversificazione al rischio azionario nei periodi di aumento dell’incertezza.

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