L’economia della ricostruzione. L’outlook 2021 di Hsbc Global AM

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Avatar di Gianluigi Raimondi 14 Dicembre 2020 | 12:30

Il ritmo del ciclo di mercato è stata la caratteristica più sorprendente dei mercati finanziari nel 2020. La rapidità senza precedenti dei movimenti unita all’incessante susseguirsi degli eventi market-moving hanno fatto sì che gli investitori facessero fatica a riprendere fiato.

Una delle principali conseguenze della crisi e della rapida impennata del 2020 è che la linea del mercato dei capitali – la struttura dei rendimenti attesi dalle asset class e i relativi rischi – ha assunto un trend al ribasso e si è poi appiattita. Nel 2021 ci troveremo di fronte a un regime caratterizzato da rendimenti attesi più bassi per un periodo di tempo prolungato, che richiede un’attenta gestione”. L’avvertimento arriva da Joseph Little, Global Chief Strategist di HSBC Global AM, che di seguito dettaglia i punti principali dell’outlook per il prossimo anno della banca di investimenti.

L’economia della ricostruzione

La velocità della ripresa globale nel terzo trimestre del 2020 è stata sorprendente, ma adesso sta attraversando una fase di appiattimento. Ci troviamo nella fase della “economia della ricostruzione”. La cadenza precisa della ripresa – anche se possiamo aspettarci una reflazione più rapida nel 2021 – dipende dalla nostra collocazione geografica, dal vaccino e dal sostegno politico.

Negli Stati Uniti, un maggiore impulso economico, un intervento politico più marcato, la volontà di convivere con il virus e di essere in prima linea per il vaccino dovrebbero contribuire a sostenere un relativo vantaggio di crescita. L’Europa, invece, deve affrontare alcune sfide significative a breve termine, tra cui una seconda ondata del virus e la contrazione economica nel quarto trimestre. Una volta gestite queste sfide, stimiamo una forte ripresa nel primo semestre del prossimo anno, anche se l’ultima battuta d’arresto aumenta il rischio di conseguenze economiche derivanti dalla crisi.

In linea generale, i paesi asiatici hanno implementato una strategia più efficace per contenere la diffusione del virus e ci aspettiamo un miglioramento ciclico nel 2021. Tuttavia, come in altre parti del mondo, è previsto un affievolimento dello slancio della crescita. La diffusione del vaccino e l’allentamento delle restrizioni sui viaggi all’estero dovrebbero, alla fine, consentire una ripresa in Asia, supportata da bassi tassi di interesse, andando principalmente a beneficio dei paesi dell’ASEAN e di Hong Kong.

Meglio non avere una posizione short sulla ripresa

Un anno di costante ripresa economica dovrebbe sostenere gli utili e ci aspettiamo che le inadempienze creditizie raggiungano il loro picco nel primo trimestre del 2021. In termini di posizionamento del portafoglio, questo implica che è troppo rischioso vendere o essere sottopesati nella “economia della ricostruzione”.

Un posizionamento sovrappesato in azioni è ancora sensato, ma nel corso dell’anno l’allocazione regionale dovrà adattarsi per riflettere i nuovi sviluppi e l’evoluzione dei trend macroeconomici. Maggiori stimoli o una veloce diffusione del vaccino favoriranno i mercati che hanno riportato performance più deludenti nel 2020, come l’Europa, l’America Latina e quelli dell’ASEAN, mentre l’Asia settentrionale e gli Stati Uniti, i vincitori del 2020 in termini di qualità, sono destinati a restare dei paradisi relativi. Per ora è giusto avere un’allocazione in queste economie la cui fase di ripresa è più arretrata, ma è necessario adottare un approccio attivo.

È anche possibile sostituire una parte delle azioni con un’allocazione nel private equity. Se da un lato i rendimenti complessivi attesi per i titoli quotati sembrano bassi rispetto alle richieste della maggior parte degli investitori, dall’altro la struttura del private equity può essere di supporto. Questo perché i rendimenti sono orientati verso fattori high-beta, small cap e value, che dovrebbero riportare buone performance man mano che la ripresa avanza.

Più in là nello spettro del rischio, riteniamo che ci siano delle buone e chiare opportunità di valutazione nei mercati del credito asiatico e dei paesi emergenti, che aiuteranno a bilanciare i portafogli degli investitori dall’eccessiva propensione al rischio.

A questo punto, però, è molto più difficile essere fiduciosi nell’allocazione dei titoli di Stato globali. Riteniamo che le obbligazioni core possano deludere gli investitori, sia in termini di rendimenti sia di hedging. I titoli del tesoro e le obbligazioni indicizzate all’inflazione statunitensi restano le nostre aree preferite, ma in realtà gli investitori si devono indirizzare verso altre aree del mercato per identificare nuove fonti di diversificazione, presenti, ad esempio, negli investimenti alternativi liquidi, come le commodity o le strategie sistematiche che seguono l’andamento dei trend. Nell’universo degli investimenti alternativi illiquidi, tra i nuovi diversificatori troviamo il debito cartolarizzato e il private debt o gli hedge fund multi-strategy. In un contesto dove i rendimenti attesi sono più bassi per un periodo di tempo prolungato, l’integrazione di un’allocazione alternativa nei nostri portafogli deve diventare una costante.

Outlook politico

L’incertezza politica si sta riducendo e ci aspettiamo un costante supporto politico nel 2021, ma ci sono già segnali che indicano che i policy maker dei paesi sviluppati non saranno in grado di fornire maggiori stimoli una volta che il rapporto tra debito e produzione sarà cresciuto di un quinto nel 2020. Il cambiamento di leadership negli Stati Uniti non sposta sostanzialmente l’outlook fiscale, dato che il Congresso resta comunque diviso. Nel complesso, prevediamo un deficit strutturale tra il 5% e il 6% nel 2021 per le economie avanzate.

In Asia, è probabile che le misure politiche diventino sempre più mirate e differenziate. Le banche centrali di tutta la regione si stanno già preoccupando della stabilità finanziaria e i governi stanno spostando l’attenzione sulle riforme strutturali. A Pechino, rispetto al resto della regione, la politica monetaria ha assunto un tono relativamente più aggressivo. Ci aspettiamo anche che la Cina dia priorità alla sua strategia di sviluppo “a doppia circolazione”, basata su innovazione interna e maggiore liberalizzazione verso i mercati esteri.

Questo significa che una fase di “economia della ricostruzione” è uno scenario più realistico dell’ipotesi di una rapida reflazione. La prematura interruzione del sostegno politico resta il principale rischio per il ciclo economico. In ultima analisi, le banche centrali dalla rilevanza sistematica tornano a ricoprire di nuovo il ruolo di stabilizzatori macroeconomici, fattore che, a sua volta, rafforza l’attuale regime caratterizzato da tassi di interesse più bassi per un periodo ancora più prolungato.

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