Mercati, tutto è bene quel che finisce bene

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di Stefano Fossati 11 Dicembre 2020 | 17:30

“La recente corsa al rialzo dei mercati ha subito un leggero rallentamento nell’ultima settimana. Tuttavia, ciò non ha innescato particolari prese di profitto, con l’azionario Usa che ha toccato un nuovo massimo negli ultimi giorni. Nel breve termine, sembra che gli investitori abbiano voluto chiarirsi le idee sugli stimoli fiscali statunitensi, la distribuzione dei vaccini e i negoziati su Brexit, prima di spingere i prezzi ancora più in alto”. E’ l’analisi di Mark Dowding, Cio di BlueBay. Di seguito il suo punto settimanale sui mercati.

Nel suo ultimo meeting, la Bce ha annunciato un’estensione del Pepp di 9 mesi per un totale di 500 miliardi di euro: ciò significa che l’espansione del bilancio proseguirà almeno fino al 2022. Ciò è sostanzialmente in linea con le aspettative che i mercati avevano sviluppato nelle scorse settimane, quindi la reazione a questa notizia è stata relativamente limitata. Negli Usa ci si aspetta che anche Powell seguirà un percorso accomodante. Tuttavia, sembra che le prospettive per gli stimoli fiscali saranno molto più significative per l’economia e i mercati finanziari nel 2021. I tassi di inflazione breakeven sulle obbligazioni inflation-linked sono aumentati dopo le elezioni ma per ora restano al di sotto del 2%.

Rischio di shock

C’è stato moltissimo entusiasmo sul fatto che nel Regno Unito questa settimana siano iniziate le prime vaccinazioni contro il Covid-19, pur lievemente attenuato dal fatto che un paio di persone hanno subito un leggero shock anafilattico. Da un certo punto di vista, ciò ha ricordato a tutti che il mondo intero fa completamente affidamento sull’efficacia dei vaccini e quindi qualunque notizia negativa potrebbe innescare preoccupazioni più ampie.

Il recente calo dei contagi in Europa sembra essersi bloccato in seguito alla riduzione delle restrizioni nelle ultime due settimane. Negli Usa i casi sono leggermente aumentati ma restano ben al di sotto di alcune delle previsioni più pessimistiche sulle possibili conseguenze degli assembramenti in occasione del Thanksgiving. Ciononostante, dal punto di vista dei mercati finanziari, qualunque notizia negativa o dato deludente sembra semplicemente rafforzare la convinzione che vi saranno ulteriori stimoli, senza avere quindi alcun impatto significativo sui prezzi degli asset.

Conto alla rovescia per Brexit

Nel frattempo, la deadline per le trattative su Brexit è stata estesa per l’ennesima volta, in seguito alla visita di Boris Johnson a Bruxelles. Preoccupa ora il fatto che il tempo è agli sgoccioli e, sebbene il raggiungimento di un accordo rimanga il nostro scenario base, l’aumento dell’incertezza e dei rischi di un ‘no deal’ accidentale hanno fatto diminuire la nostra convinzione riguardo alla view positiva che avevamo sulla sterlina.

Se si verificasse un’uscita “no deal”, crediamo che avrebbe un forte impatto sulle catene di approvvigionamento e che si verificherebbero intasamenti nei porti britannici e carenze di alcuni prodotti importati. Il cibo e i medicinali sarebbero un elemento di preoccupazione, e il momento, in piena pandemia, non potrebbe essere peggiore. Questo scenario sarebbe dannoso anche per le prospettive dell’Eurozona, anche se gli effetti non sarebbero altrettanto gravi.

Di conseguenza, la speranza è che i politici riescano a superare il proprio ego e ad agire nell’interesse di tutti. Nonostante questo, le preoccupazioni per questo scenario normalmente peserebbero sul sentiment di mercato complessivo. Eppure, l’impatto economico di un esito “no deal” rimane comunque molto meno significativo rispetto alle ricadute del coronavirus. Inoltre, se i rischi di ribasso si traducono in maggiori acquisti delle banche centrali, è difficile immaginarsi come ciò possa incrinare il senso di sicurezza che prevale al momento.

Verso un possibile restringimento degli spread

Gli spread sui crediti corporate si sono ampliati lievemente la scorsa settimana, dopo diverse settimane di solidità. Tuttavia, riteniamo si tratti soltanto di un consolidamento di breve termine e, visti i bassi livelli stagionali di offerta, continuiamo a ritenere che gli investitori vorranno investire la propria liquidità prima della fine dell’anno. Per il momento, pensiamo che gli spread sui titoli sovrani e sui bond corporate possano ancora ridursi, soprattutto se la volatilità continuerà a diminuire.

Ci preoccuperemmo maggiormente se pensassimo che i trend di reflazione riflettessero l’avvicinarsi di un cambiamento di direzione nelle politiche delle banche centrali, ma ciò sembra improbabile almeno per i prossimi 12 mesi, se non ancora più a lungo. Con le banche centrali che hanno aumentato gli acquisti di asset nel breve termine, la repressione finanziaria sembra suggerire che il denaro continuerà a confluire verso gli asset più rischiosi e ciò dovrebbe continuare a spingere verso un restringimento degli spread e una compressione delle curve del credito.

Guardando avanti

Continuiamo a pensare che il paradigma delle politiche di supporto nel breve termine, sommato alle aspettative economiche positive per il medio termine, possa continuare a offrire sostegno agli asset rischiosi man mano che ci addentriamo nel 2021, con i flussi stagionali che tenderanno a risultare positivi per gli spread nella prima metà di gennaio. I mercati non faranno granché prima del meeting della Fed della settimana prossima, ma una volta che l’appuntamento sarà alle spalle, cercheremo di capire se sarà il caso di abbracciare con più convinzione una posizione short-duration sulla base dell’idea che i rendimenti potrebbero spingersi al rialzo a inizio 2021.

I rendimenti più elevati dei Treasury potrebbero emergere come uno dei principali rischi per il rally degli asset finanziari in generale, quindi le correlazioni tradizionali tra rendimenti e asset rischiosi potrebbero invertirsi. Detto questo, è difficile che le banche centrali permetteranno ai rendimenti di discostarsi di troppo, dato che il focus prioritario per tutti gli istituti centrali resta l’economia reale, piuttosto che gli accadimenti che riguardano gli asset finanziari.

Nel frattempo, alcune analisi sull’efficacia del vaccino e su dove verrà impiegato segnalano che un Paese come il Regno Unito potrebbe trovarsi a poter allentare i lockdown più rapidamente del previsto. La maggior parte dei pazienti ospedalizzati appartengono alle fasce d’età più avanzate della popolazione. Inoltre, sembra che l’immunità possa aumentare già a soli 10 giorni dalla prima dose del vaccino.

Di conseguenza, se un numero sufficiente di coloro che sono a rischio di ospedalizzazione si trova in coda per il vaccino, si può dedurre che il Regno Unito potrebbe iniziare ad allentare le restrizioni già a febbraio, in scia al calo dei timori che il sistema sanitario possa collassare. Detto questo, nel breve periodo persistono timori crescenti che ulteriori lockdown siano necessari per evitare una terza ondata.

In generale però si tratterebbe di una buona notizia e dopo un 2020 così pieno di cattive news si può solo sperare che avremo maggiore fortuna nel 2021. Dato che il primo uomo a ricevere il vaccino è stato un 81enne di nome William Shakespeare, non ci resta che sperare che “Tutto è bene quel che finisce bene”.

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