Materie prime, la Cina ha già vinto. Che cosa farà l’Europa?

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di Stefano Fossati 14 Dicembre 2020 | 14:30

“Questo non è stato solo l’anno della pandemia. Il 2020 potrà essere ricordato anche come l’anno di importanti cambiamenti che, in particolare, riguardano il fronte delle energie rinnovabili. Le principali economie di tutto il mondo, quindi Usa, Europa e Cina, hanno fissato delle deadline temporali per il completamento del processo di decarbonizzazione dell’economia e hanno messo in campo delle risorse notevoli per il perseguimento di tale scopo. In particolare, nei percorsi di transizione energetica dovremo prestare attenzione all’importanza crescente dell’elettrificazione dell’economia, che negli anni a venire porterà ad un aumento significativo della domanda di alcune fondamentali materie prime. Indichiamone alcune”. Lo spiega Giacomo Calef, Country Manager di Notz Stucki. Di seguito la sua visione sulle materie prime su cui puntare nell’immediato futuro.

La prima è il cobalto, che si ricava soprattutto nei giacimenti situati nella Repubblica Democratica del Congo, in Australia e Cuba. La seconda è il litio, con circa il 90% della produzione che avviene in Cile, Argentina e Australia. Infine, per terzo abbiamo le cosiddette terre rare: si tratta di un gruppo di 17 elementi chimici che vengono definiti tali non tanto per via della loro scarsità, ma più per gli onerosi processi di estrazione. In questo caso, il controllo di questi elementi appartiene a un colosso globale che, ormai da tempo, minaccia le economie occidentali con il proprio potenziale di crescita: la Cina.

Quest’anno, a fronte della pandemia sarà l’unica economia crescere (per il 2% atteso) e nel 2021 il tasso di crescita del Pil è stimato addirittura all’8%. E non finisce qua. Oltre alla maggior parte delle terre rare, la Cina presiede e controlla fino a circa l’80% della processazione globale di cobalto, ovvero poco più di 3mila tonnellate. Per quanto riguarda il litio, allo stesso modo, il controllo dei siti di produzione è sempre in mano alla Cina per il 90% circa, in un contesto in cui ci si attende che, entro il 2035, la domanda di tale materia prima possa addirittura quadruplicare. Insomma, allo stato attuale delle cose è evidente che la Cina detenga una posizione strategica di notevole vantaggio, rendendo l’occidente molto vulnerabile, poiché Pechino potrebbe decidere di restringere l’export verso le economie rivali, nonché decidere di sostenere il vantaggio competitivo delle proprie industrie riservando loro delle maggiori quote di produzione.

In definitiva, il tempo stringe e Usa ed Europa, se vogliono continuare a essere competitivi anche nel mondo di domani, dovranno agire presto ed efficacemente, in quanto le materie prime che abbiamo citato sono estremamente importanti per un ampio numero di settori, tra cui l’automotive (si pensi alla produzione delle batterie elettriche), l’elettronica, l’industria della difesa militare e quella aerospaziale.

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