JPMorgan: “Gli investitori istituzionali faranno crescere il Bitcoin”

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di Gianluigi Raimondi 16 Dicembre 2020 | 10:30

A breve i grandi investitori istituzionali potrebbero entrare sul mercato delle criptovalute e in particolare sul Bitcoin“. Ad affermarlo, come riportato da Cryptonomist.ch, è l’analista di JPMorgan Chase Nikolaos Panigirtzoglou che in una recente nota ha suggerito che l’investimento in BTC da parte di MassMutual ha evidenziato il potenziale per l’incremento della domanda istituzionale di bitcoin nei prossimi anni.

Nel dettaglio, secondo Panigirtzoglou l’adozione del Bitcoin si sta diffondendo, oltre che tra i family office ed i ricchi investitori, anche tra le compagnie di assicurazione ed i fondi pensione.

Sebbene ritengano improbabile che questi ultimi possano effettuare investimenti di importi molto elevati, anche relativamente modesti importi in percentuale potrebbero avere un impatto significativo sul prezzo del Bitcoin.

Basti pensare che l’intera capitalizzazione di mercato del Bitcoin a oggi si aggira attorno ai 350 miliardi di dollari, mentre la sola massa monetaria “M0” del dollaro americano ammonta ad oltre 5.000 miliardi, mentre “M1” è superiore ai 6.000 miliardi, ed “M2″ è superiore ai 19.000 miliardi.

Pertanto, con una capitalizzazione di mercato ancora così contenuta, una massa di investimenti istituzionali anche non particolarmente corposa potrebbe avere un impatto significativo sul prezzo del Bitcoin.

MassMutual, per esempio, ha investito in Bitcoin solamente lo 0,04% del suo conto di investimento totale, per ora, pari comunque a circa 100 milioni di dollari. Ad esempio, qualora decidessero di portare questo investimento all’1% dovrebbero investire altri 2,4 miliardi di dollari.

Immaginando un’altra decina di iniziative simili si arriverebbe facilmente ai 25 miliardi di dollari, in grado di muovere il prezzo di BTC in modo decisamente significativo.

Gli investitori istituzionali faranno crescere il Bitcoin

Gli strateghi di JPMorgan rivelano che nello scenario teorico in cui, nei prossimi anni, tutti i fondi pensione e le compagnie di assicurazione degli USA, dell’eurozona, della Gran Bretagna e del Giappone investissero l’1% del proprio patrimonio in bitcoin, ciò comporterebbe una domanda aggiuntiva di BTC di circa 600 miliardi di dollari, ovvero quasi il doppio della sua intera capitalizzazione di mercato attuale. 

Inoltre un incremento di domanda tende a ripercuotersi sul prezzo di BTC con incrementi di portata maggiore, anche perché la capitalizzazione di mercato è un parametro puramente teorico, non confrontabile con quello della domanda di mercato. Ovvero in altri termini 600 miliardi di domanda aggiuntiva non significherebbero affatto un incremento di 600 miliardi della capitalizzazione di mercato, ma molto probabilmente genererebbero un incremento di gran lunga superiore della capitalizzazione di mercato, e quindi del prezzo.

Per ora i grandi investitori istituzionali debbono affrontare ancora alcuni ostacoli tecnici per quanto riguarda gli investimenti sicuri in bitcoin, ma come dimostra ad esempio il caso di MassMutual, le soluzioni a questo problema in realtà esistono già.

 

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