Climate change e sostenibilità i temi di investimento del 2021 per M&G

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Avatar di Gianluigi Raimondi 16 Dicembre 2020 | 13:00

Dopo un anno dominato dalle conseguenze della pandemia da Covid-19, dal cambiamento di leadership negli Stati Uniti e da una rinnovata attenzione alla lotta al cambiamento climatico, cosa ci riserverà il 2021? Quattro gestori di M&G focalizzati su differenti asset class (bond, equity, multi-asset e infrastrutture) commentano i principali eventi che hanno segnato il 2020 e individuano i nuovi trend di investimento – in particolare in ambito climate change e sostenibilità – del prossimo anno.

Partiamo dagli Stati Uniti: la domanda che molti si fanno è se il nuovo presidente riuscirà in effetti a promulgare nuove leggi nonostante un Parlamento diviso. Secondo Jim Leaviss, CIO del Public Fixed Income Team di M&G Investments, “non sarà facile, ma Biden – che ha alle spalle 47 anni di esperienza in politica, la maggior parte dei quali trascorsi al Senato degli Stati Uniti – vanta un importante track record di accordi bipartisan e provvedimenti legislativi”.

Malgrado le possibili difficoltà, la nuova amministrazione è stata molto chiara nelle proprie intenzioni di promuovere un cambiamento di rotta per il Paese sul tema del climate change. Maria Municchi, manager del fondo M&G (Lux) Sustainable Allocation, nota a questo proposito: “questa attenzione deriva dal fatto che la crisi ha messo in luce alcune delle principali sfide che la società statunitense si trova ad affrontare; non solo una popolazione in crescita e sempre più anziana, ma anche sfide ambientali e sociali. Anche se l’ammontare della spesa fiscale da destinare a queste aree è ancora da definire, si tratta nei piani di un programma di azioni molto valido che copre svariati aspetti relativi al clima e alla giustizia sociale in campo ambientale. Non si tratta quindi solo di favorire tali cambiamenti, ma anche di fare in modo che la società nel suo insieme ne tragga beneficio”.

Gli USA non sono soli in questa impresa. Municchi osserva che “l’Europa ha già stabilito una serie di impegni e piani significativi in materia ambientale”; e anche la Cina ha dato segnali incoraggianti in questo senso, con interessanti effetti lato investimenti, come sostiene Randeep Somel, gestore del fondo M&G (Lux) Climate Solutions: “la Cina dovrà aumentare i propri investimenti in fonti di energia rinnovabile e trovare una buona soluzione per la produzione di energia su base rinnovabile in sostituzione al carbone. Si prevede un aumento degli investimenti nello stoccaggio dell’energia, come la tecnologia delle batterie, ma anche il passaggio a combustibili rinnovabili facilmente trasportabili e immagazzinabili, come l’idrogeno verde”.

In questa attenzione globale al climate change, un tema d’investimento sembra uscire vincitore: le infrastrutture. Su questo, Alex Araujo, gestore del fondo M&G (Lux) Global Listed Infrastructure, è positivo: “le infrastrutture sono certamente al centro della ripresa. Sugli Stati Uniti sono piuttosto ottimista, perché l’amministrazione sarà molto propensa a spendere in infrastrutture. In realtà è un argomento – e probabilmente l’unico – su cui i Democratici e i Repubblicani riescono in genere ad essere d’accordo. Qui in Europa, come sappiamo, siamo decisamente all’avanguardia nel sostenere una ripresa green che si sviluppi intorno alle infrastrutture in generale. L’asset class ha il potenziale per offrire rendimenti in qualsiasi scenario economico, compreso un ambiente di tassi d’interesse reali allo 0% o negativi; questo fattore income è in realtà un elemento difensivo di base”.

In conclusione, uno sguardo alle prospettive per il prossimo anno per i comparti fixed income ed equity. Sul fronte obbligazionario, Leaviss ritiene che “molte banche d’investimento prevedono per il 2021 una marcia inarrestabile verso l’aumento dei rendimenti dei Treasury. Non sono d’accordo. Penso che ci siano alcuni rischi, senza dimenticare che l’inflazione è incredibilmente bassa. La deflazione nell’Eurozona e l’enorme percentuale di disoccupazione a seguito della pandemia fanno sì che l’inflazione salariale sia piuttosto improbabile nel prossimo futuro. Nel complesso, escluderei che si verifichi una vera svolta nei rendimenti dei Treasury, cosa che spero costituisca una buona notizia per le valutazioni degli asset in altri segmenti”. Sull’universo azionario, Somel conclude che “se si guarda agli Stati Uniti, in effetti le azioni sembrano molto più costose che altrove a livello globale, ma ciò è dovuto in particolare al settore tech, che è in grado di continuare a crescere, con o senza la crisi. Passando all’Europa, per noi i titoli su cui puntare sono quelli con una forte storia di sostenibilità, perché si tratta di un tema che sta venendo sempre più alla ribalta”.

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