Sistema previdenziale italiano insostenibile (con o senza Covid)

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di Valerio Baselli 16 Dicembre 2020 | 13:30

A cura di Morningstar

La pandemia di Coronavirus – con tutte le sue conseguenze sul piano economico – ha dato l’ennesimo colpo ai sistemi previdenziali internazionali, già messi a dura prova da trend demografici e problemi sistemici.

L’impatto del Covid-19 sugli schemi pensionistici è estremamente ampio: senza dimenticare la salute pubblica e gli effetti sulle fasce di popolazione meno giovane, il lockdown avrà delle conseguenze economiche a lungo termine sul mondo del lavoro, sui tassi di interesse e sui rendimenti degli investimenti. Tutto ciò, di conseguenza, contribuirà ad aumentare la pressione sugli schemi pensionistici di tutto il mondo esarcebando l’insicurezza per il futuro. Il livello del debito pubblico, poi, è aumentato in molti paesi e questo probabilmente limiterà la capacità dei futuri governi di sostenere le popolazioni più anziane, sia attraverso le pensioni sia attraverso servizi sanitari.

Ecco, in sintesi, le conclusioni dell’ultima ricerca di Mercer in collaborazione con il CFA Institute, sintetizzata nel dodicesimo Mercer CFA Institute Global Pension Index.

La metodologia

Il benchmark (nato 12 anni fa) mette a confronto 39 sistemi pensionistici su scala internazionale, per una copertura pari a quasi due terzi della popolazione mondiale. Sotto il termine “sistema pensionistico” s’intende la somma di previdenza pubblica, complementare e del risparmio previdenziale, anche attraverso strumenti assicurativi e di risparmio gestito. La classifica finale si basa su oltre 40 indicatori suddivisi in tre macro-aree: adeguatezza, sostenibilità e integrità.

Con adeguatezza si intende il livello delle prestazioni erogate per la media dei lavoratori. All’interno della macro-area sostenibilità si trovano indicatori quali la percentuale di adesione a fondi di previdenza complementare e a fondi pensione, aspetti demografici ed alcune evidenze macroeconomiche come contribuzione e debito pubblico. La macro-area integrità, infine, considera diversi elementi di normativa e governance del rischio pensionistico, così come il livello di fiducia che i cittadini di ogni paese hanno nel loro sistema. Il valore dell’indice rappresenta quindi una media ponderata dei punteggi in queste tre diverse macro-aree.

La classifica

I Paesi Bassi hanno registrato il valore più alto (82,6 punti) e hanno mantenuto la prima posizione nella classifica generale, nonostante le significative riforme pensionistiche in atto. La Tailandia, invece, ha fatto registrare il valore dell’indice più basso (40,8). A livello di singola macro-area, i punteggi più alti sono stati attribuiti ai Paesi Bassi per l’adeguatezza (81,5), alla Danimarca per la sostenibilità (82,6) e alla Finlandia per l’integrità (93,5). I punteggi più bassi nelle tre macro-aree sono stati invece registrati per il Messico per l’adeguatezza (36,5), per l’Italia in termini di sostenibilità (18,8) e per le Filippine a livello di integrità (34,8).

È infatti la macro-area “sostenibilità” (la quale misura misura la capacità del sistema pensionistico di continuare a garantire gli attuali livelli di erogazione nel futuro) che continua a rappresentare il punto debole in molti sistemi. Il punteggio medio è sceso di 1,2 punti nel 2020 a causa della crescita economica negativa registrata nella maggior parte delle economie a seguito del Covid-19.

La situazione italiana

Se ci ritroviamo ultimi (dal 2014) in termini di sostenibilità del sistema, va leggermente meglio in termini generali: nella classifica finale, infatti, l’Italia si piazza ventinovesima. Dietro di noi, però, non troviamo nessun paese europeo e la sola nazione sviluppata che fa peggio è il Giappone. Perfino il Sud Africa ci supera.

“Con un’aspettativa di vita sempre più lunga, un tasso di crescita economica globale e nazionale in potenziale contrazione e un alto livello del debito, il report continua ad ammonire l’Italia rispetto ai punti deboli del sistema”, ha argomentato Luca De Biasi, Wealth Business Leader di Mercer Italia. “Attraverso un approccio maggiormente diversificato al sistema pensionistico, che tenga conto di pilastri previdenziali costruiti anche a livello individuale, il sistema paese garantirebbe maggiore sostenibilità del benessere finanziario per i singoli”.

“L’attuazione di riforme nell’ambito più vasto dei sistemi pensionistici rimane un tema chiave”, ha commentato Marco Valerio Morelli, Amministratore Delegato di Mercer Italia. “La curva demografica di molti paesi occidentali, tra cui l’Italia, impatterà altresì sulla spesa per il welfare, con effetti diretti sui sistemi previdenziale e sanitario. Non prendere in considerazione il segnale di attenzione che dal 2014 questo report ci invia sarebbe un errore: la vera area di miglioramento, per l’Italia, ha a che fare con la mancanza di un approccio multi-pilastro al sistema pensionistico”.

In Italia infatti il tasso di partecipazione alla forza lavoro dei lavoratori più anziani (età 55-64) continua ad essere uno dei più bassi dei 39 paesi, mentre avere a disposizione una componente di lavoratori esperta e preparata è sicuramente un vantaggio competitivo che le aziende dovranno cominciare a considerare. “In un paese come il nostro, dove siamo abituati all’idea della pensione pubblica come unica fonte di sostentamento per una vecchiaia serena, è sicuramente necessario un cambiamento di paradigma”, ha concluso Morelli.

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