Oddo Bhf: verso un (quasi) ritorno alla normalità

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di Stefano Fossati 16 Dicembre 2020 | 19:00

“L’annuncio di Pfizer/BioNTech e poi di Moderna di un vaccino efficace al 95% ha chiaramente cambiato la prospettiva degli investitori dando visibilità sulla fine della pandemia o almeno sulle sue conseguenze. Anche l’annuncio di Oxford/AstraZeneca è fonte di ottimismo, anche se i risultati della prova sono meno conclusivi. Inoltre, altri vaccini sono attualmente in fase finale di sperimentazione. Alla fine, circa 1,5 miliardi di persone in tutto il mondo potrebbero essere vaccinate nei prossimi 6 mesi. Senza oscurare i numerosi problemi legati al trasporto e alla conservazione dei vaccini, all’accettazione della tecnologia mRNA da parte della popolazione, alla produzione di massa e alla gestione della sua diffusione, è ragionevole pensare che la luce sia alla fine del tunnel”. E’ l’opinione degli analisti di Oddo Bhf Asset Management. Di seguito la loro visione sulla prossima evoluzione dei mercati.

Il nostro scenario di base è che i vaccini consentiranno una graduale riapertura dei settori economici attualmente chiusi e che queste porteranno a un miglioramento dell’occupazione, a un ritorno della fiducia dei consumatori e delle imprese e a un’accelerazione della domanda aggregata trainata dalla spesa per i risparmi vincolati. Con meno paura di essere infettati, i consumatori torneranno nei negozi, nei ristoranti, negli alberghi, ecc. Ciò avrà un impatto molto positivo sulla crescita degli investimenti e dei profitti. E comporterà un aumento dei prezzi azionari, in particolare un recupero dei titoli ciclici e scontati, nonché rendimenti obbligazionari e prezzi delle materie prime più elevati. Ma, come sempre, il diavolo è nei dettagli. Ad esempio, anche se i vaccini sono ampiamente adottati, rimangono minacce a breve termine per l’attività economica. Contro-intuitivamente, la consapevolezza che la fine della pandemia è vicina, potrebbe portare temporaneamente a un periodo durante il quale le famiglie rimarranno caute e si comporeranno in modo molto prudente. Dopo tutto, pochi consumatori vorranno contrarre il virus appena prima che il vaccino sia disponibile. Inoltre, la visione della fine del contenimento riduce l’urgenza per le autorità fiscali di fornire un ulteriore sostegno alla popolazione e alle piccole imprese. Entrambe queste dinamiche potrebbero portare ad una forte contrazione della spesa nel primo trimestre del 2021, che danneggerebbe i mercati azionari.

mercatiBanche centrali e stimoli fiscali salveranno i mercati

Così, ancora una volta, le banche centrali e gli stimoli fiscali verranno a salvare i mercati. Non dubitiamo del sostegno delle banche centrali, soprattutto negli Stati Uniti, anche se, dopo le elezioni, la Fed è in attesa del nuovo governo. D’altra parte, qualsiasi ulteriore ritardo nella ratifica dei piani di stimolo su entrambe le sponde dell’Atlantico toglierà alcuni punti di crescita e diminuirà le aspettative di una maggiore capacità reddituale delle imprese. Speriamo che i nostri leader diventino ancora più consapevoli dell’urgenza di questi piani, visto che l’arresto dei piani passati è stata “l’inizio di un declino” (circa 1,5 punti di Pil dopo la fine del Care Act negli Stati Uniti).

Questa è l’intera questione dell’asset allocation per il 2021, ma rimaniamo ottimisti sulla traiettoria degli asset a rischio nei prossimi sei mesi. L’effetto di recupero e i flussi sono solo all’inizio. Vi incontreremo per la nostra strategia d’investimento all’inizio di gennaio, con una domanda centrale: come gestire l’uscita dalla crisi e i livelli di indebitamento così elevati? Per quanto riguarda la gestione del debito, vediamo due opzioni principali per ridurre il rapporto debito/Pil: tasse più elevate e/o una crescita più rapida del Pil nominale. La prima opzione è difficile; oltre ad essere impopolare, l’aumento delle tasse (o dei risparmi) è deflazionistico e potrebbe peggiorare l’aritmetica del debito spingendo verso l’alto i tassi di interesse reali. Al tempo stesso, i tassi nominali non possono più scendere, poiché le banche centrali faranno tutto il possibile per tornare a livelli di inflazione in grado di ridurre l’onere del debito. Purtroppo, si trovano ad affrontare una crescita al di sotto del potenziale e una disoccupazione che fa fatica a scendere. Lo scenario migliore rimane una ripresa economica sostenibile (in tutti i sensi).

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