Mercati, è rally di fine anno

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di Stefano Fossati 18 Dicembre 2020 | 18:30

Il ‘rally di fine anno’ dei mercati di fatto è iniziato dopo il crollo di marzo, seppur con qualche interruzione. Lo Stoxx 600, nonostante su base annua registri una lieve flessione, ha evidenziato un netto recupero dopo lo scoppio dell’epidemia. In novembre l’S&P 500, l’indice del mercato azionario Usa con una forte presenza di titoli tecnologici, ha addirittura conseguito la miglior performance mensile dal 1928. Negli ultimi 12 mesi l’indice ha registrato un rialzo percentuale a due cifre, al pari dell’indice Msci dei mercati emergenti. Un risultato ottenuto nonostante la pandemia, o forse proprio a seguito della pandemia”. E’ quanto sottolinea Hans-Jörg Naumer, Director Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors. Di seguito il suo commento alla settimana dei mercati.

Le politiche fiscali e monetarie eccezionali degli ultimi mesi hanno sostenuto l’attività degli investitori di tutto il mondo e ora resta da vedere se tale situazione è sostenibile. Malgrado lo sviluppo di diversi vaccini contro la Covid-19, la strada del ritorno alla normalità è ancora lunga e tortuosa. Ricordiamo che Germania, Regno Unito e Paesi Bassi hanno appena annunciato nuovi severi lockdown e che gli Stati Uniti stanno valutando un inasprimento delle misure restrittive. Il mondo è nella morsa della seconda ondata epidemica e molti Paesi devono correre ai ripari. Le statistiche di Google sulla mobilità, basate sui dati dei nostri smartphone, indicano un netto calo della presenza di consumatori nei negozi e della partecipazione ad attività del tempo libero sia negli Usa che in Europa, Regno Unito compreso. Il trend interessa anche molti Paesi emergenti. I cosiddetti indicatori di “severità” mostrano che i governi di tutto il mondo stanno aumentando le restrizioni al fine di contenere la diffusione del virus.

Ma ci sono anche buone notizie: nel Regno Unito, negli Usa e in Canada sono già iniziate le campagne di vaccinazione ed entro fine anno partiranno anche in Europa. L’economia globale manda segnali incoraggianti, anche il Giappone evidenzia un buon andamento all’inizio del quarto trimestre. Dal Tankan (il sondaggio condotto dalla Bank of Japan) di dicembre emerge che le società sono molto più ottimiste grazie all’incremento di esportazioni e produzione. L’economica nipponica è senza dubbio in ripresa (vedi il Grafico della settimana).

La settimana prossima: profilo basso e preparativi per il Natale

Non si prevedono nuovi consistenti rialzi del mercato: con ogni probabilità abbiamo già assistito alla parte prevalente della performance di quest’anno. Quindi meglio restare in attesa e prepararsi per il Natale, cercando buoni motivi per essere ottimisti.

Dopo tutto il 2021 porterà con sé il suo carico di novità. A gennaio ci sarà l’insediamento ufficiale del nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden, e c’è grande attesa per la sua strategia in ambito geopolitico e fiscale. Sarà interessante vedere quali leggi riuscirà a portare in Congresso e quanto sostegno riceverà. In settembre sono previste le elezioni del parlamento tedesco. La pandemia di Covid-19 con ogni probabilità sarà domata grazie ai vaccini. Le banche centrali continueranno a elargire liquidità: di recente la Banca Centrale Europea ha ampliato il Pandemic Emergency Purchase Programme di 500 miliardi di euro. E le autorità fiscali stanno pensando a come finanziare i deficit generati dal virus. Una cosa è certa: i tassi di interesse bassi o negativi saranno di aiuto. Ma ciò significa anche che gli investimenti redditizi scarseggeranno e che gli investitori probabilmente continueranno a puntare sulle azioni.

Inoltre potremmo dover fare i conti con una vecchia conoscenza: l’inflazione. Questo elemento è al momento piuttosto trascurato, dalle proiezioni macroeconomiche della Bce come dai mercati (lo si evince dai tassi breakeven) e dai sondaggi (si veda l’ultima indagine dell’Università del Michigan). Ma secondo gli economisti Charles Goodhart e Manoj Pradhan gli sviluppi demografici nei Paesi occidentali possono determinare un nuovo rialzo dei prezzi. La loro teoria è al centro di un acceso dibattito. Le ultime decisioni di politica monetaria rafforzano la tesi.

Le banche centrali continuano a immettere liquidità nel sistema indipendentemente dagli sviluppi sui vaccini. Basti pensare a quanto accaduto il mese scorso negli Stati Uniti: nella seconda metà di novembre la sola massa monetaria M1 è cresciuta di 809 miliardi di dollari. Si tratta dell’aumento più consistente in due settimane nella storia della Federal Reserve. La liquidità in eccesso, cioè la differenza fra il tasso di variazione a 5 anni della massa monetaria M2 e il tasso di variazione a 5 anni del Pil reale, potrebbe far salire l’inflazione nel medio-lungo periodo.

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