Mercati ed enonomia reale, gli investitori non sono impazziti: ecco perché

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di Stefano Fossati 22 Dicembre 2020 | 13:00

“Il Natale, in cui le famiglie si riuniscono per il cenone, è anche l’occasione da alcuni prediletta per vivacizzare il confronto su temi di scottante attualità. Coloro che lo trascorreranno in compagnia di un membro della famiglia ferrato in questioni finanziarie, corrono il rischio concreto di essere coinvolti in discorsi sul Covid, i bitcoin o la dicotomia tra mercati finanziari e economia reale. Prima di buttarsi nella mischia ci sono alcune cose da tenere a mente per portare il discorso su un piano più forbito e, chissà mai… per chiuderlo”. Clément Inbona, gestore di La Financière de l’Echiquier, spiega di seguito quali saranno le probabili discussioni di fine anno in ambito economico-finanziario… con qualche “consiglio” per affrontarle al meglio.

Iniziamo dai bitcoin. Alla stregua di quanto si fa parlando dei ritardi dei treni viene spontaneo concentrare l’attenzione sugli asset finanziari dalle performance stratosferiche. Autoinvitatosi al cenone di Natale del 2017 grazie a una performance annuale pari a +1375%, eccolo intento a compiere il grande ritorno nel 2020 grazie a una quotazione triplicata, benché il suo utilizzo in quanto moneta di scambio sia ben lungi dall’essersi ampiamente diffuso. La tematica è sicuramente interessante, tant’è che le banche centrali iniziano a considerarla. Ma, francamente, possiamo davvero parlare di una valuta? A che punto è la Libra, la criptovaluta made in Facebook? Chi compera oggi il pane pagandolo con i bitcoin?

A parte i bitcoin di cui solo un giovane cugino geek potrebbe parlare, l’argomento per antonomasia di cui tutti i commensali vorranno dibattere è l’apparente sconnessione tra l’economia e i mercati. Verrà probabilmente introdotto in modo delicato con una frase del tipo: “I mercati sono impazziti, mentre si stanno moltiplicando i piani sociali le azioni continuano a salire, basta aprire i giornali per rendersene conto!”. Se la seconda parte della frase è corretta, lo è molto meno la prima.

Cominciamo col soffermarci con calma e tranquillità sulla realtà di una situazione economica complessa. L’aumento della disoccupazione e delle disuguaglianze, la minore redditività aziendale, la crisi economica che stiamo attraversando, la più grave del dopoguerra, sono tutti dati di fatto. Ma per uscire da questo pantano cerchiamo di spiegare che tra la realtà economica attuale e il prezzo degli asset finanziari l’asse temporale è strutturalmente diverso. I dati economici riflettono il passato o, nella migliore delle ipotesi, il presente nel caso dei più reattivi, mentre i mercati finanziari riflettono le aspettative future. Infatti, è consuetudine valutarne l’orizzonte medio a circa 6 mesi. Ed è proprio qui che sta la differenza.

Entro la metà del 2021 dovremmo avere maggiore visibilità economica di quanta non se ne abbia oggi. In un primo momento i vaccini rallenteranno il ritmo dei contagi e poi, si spera, li faranno scomparire. Gli Stati, dal canto loro, continueranno a essere presenti in questo difficile periodo economico per varare piani di stimolo senza precedenti e accelerare il ritmo della ripresa. Assisteremo a un periodo di espansione fiscale. Infine, le autorità monetarie continueranno a iniettare liquidità affinché gli Stati, le imprese e le famiglie possano finanziarsi a tassi agevolati e sostenibili. La Fed, infatti, ha appena annunciato che manterrà a lungo condizioni monetarie estremamente flessibili, proprio come aveva fatto la Bce una settimana prima. L’unica ombra potenziale in questo quadro è il rischio politico a lungo termine, con la diffidenza dei partiti tradizionali, che potrebbe essere accentuata dall’aumento delle disuguaglianze e da una gestione a volte azzardata della pandemia. Infatti, le prossime scadenze elettorali si riveleranno un buon termometro per misurare la dinamica populista.

Infine, se il dibattito dovesse orientarsi sul “come ripagheremo tutti questi debiti?“, sarà il momento di suggerire gentilmente a tutti gli ospiti di aprire i regali. Il Natale deve rimanere una festa e il 2020 è stato già abbastanza pesante, non guastiamola.

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