Ambiente e sociale driver per sviluppo sostenibile e piani di investimento Esg

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di Stefano Fossati 23 Dicembre 2020 | 12:30

La richiesta di investimenti responsabili non è cresciuta mai così tanto quanto in questi mesi colpiti dalla pandemia. Lo evidenzia un recente studio pubblicato da Equita, investment bank italiana indipendente: la raccolta dei fondi Esg nei primi nove mesi di quest’anno ha costantemente superato la raccolta dei fondi tradizionali, segno che la pandemia ha aumentato la consapevolezza sull’importanza dei temi legati alla sostenibilità, abbracciando sempre più anche la dimensione sociale oltre a quella ambientale e della governance. La sensibilità ai temi della sostenibilità sembra per altro finalmente attecchire anche fuori dei confini europei, con una quota crescente dei nuovi investimenti sostenibili preveniente dagli Usa e, più di recente, dal Giappone.

La crescente domanda è stata accompagnata da un’offerta sempre più ampia di nuovi fondi da parte delle case di gestione, ma soprattutto trainata da ritorni mediamente superiori rispetto alle gestioni tradizionali (secondo Morningstar, il 72% dei fondi Esg si è collocato al di sopra del 50° percentile in termini di performance all’interno delle rispettive categorie), a smentire una visione un po’ obsoleta che ipotizzava un conflitto tra ritorni finanziari e sostenibilità, un elemento che in passato ha limitato lo sviluppo dei fondi Esg.

Le recenti notizie circa lo sviluppo dei vaccini Covid hanno innescato un forte rimbalzo nei mercati azionari e una rotazione di portafoglio molto significativa, con un recupero di settori come quelli legati al petrolio, che spesso vengono visti come antitetici rispetto ai temi della sostenibilità. In questo scenario era lecito attendersi una forte sottoperformance dei fondi sostenibili rispetto agli indici di borsa tradizionali. Lo studio di Equita disegna invece un quadro diverso: gli indici che selezionano i titoli in base a criteri di sostenibilità hanno mostrato una discreta tenuta anche in questa fase di mercato, con ritorni non lontani da quelli dei loro benchmark tradizionali. E’ probabile comunque che saranno le strategie di investimento Esg più flessibili e sofisticate, come le strategie best-in-class (che selezionano i titoli con i requisiti Esg più elevati per ogni settore di riferimento), a dimostrarsi capaci di sovraperformare anche in queste fasi di mercato. Strategie di investimento sostenibile basate su logiche di pura allocazione settoriale o esclusione (che per esempio non investono per statuto nelle attività legate al petrolio) rischiano invece di non essere sufficientemente robuste e di non tenere il passo con gli indici tradizionali.

Anche le istituzioni sembrano avere sposato in pieno il tema della sostenibilità, dando progressivamente esecuzione alle promesse fatte a ridosso dello scoppio della crisi, destinando ingenti risorse non solo per supportare l’uscita dall’emergenza sanitaria ed economico-sociale creata dal Covid, ma anche per finanziare piani di investimento di medio termine legati a progetti di sviluppo sostenibile. Alcune iniziative hanno ottenuto maggiore successo rispetto ad altre: ad esempio il fondo Sure, destinato a sostenere gli interventi di sostegno al reddito da lavoro per le attività più colpite dalla pandemia, ha già approvato richieste di supporto per oltre 90 miliardi di euro sui 100 miliardi previsti, finanziate da emissioni di social bond accolte con grande interesse dagli investitori. Dall’altro lato, nessuno Stato membro ha invece fatto per ora ricorso al fondo Pandemic Crisis Support del Mes (il fondo salva Stati), probabilmente per la non piena trasparenza sulle condizionalità di accesso. L’obiettivo di intervento più ambizioso resta però il piano promosso dall’Europa e dedicato alla ripresa (Next Generation EU), di cui fa parte il recovery fund. Pur con qualche ritardo e non senza contrasti, a causa del serrato negoziato politico tra i vari Stati membri, il fondo ha avuto il via libera definitivo con la riunione del consiglio europeo del 10-11 dicembre ed è pronto a finanziare i progetti nazionali che gli Stati membri stanno elaborando e che potranno presentare entro fine aprile. Si tratta di progetti ambiziosi che hanno, come fattore comune, definito a livello europeo, una quota rilevante di risorse (non meno del 60% circa) destinate allo sviluppo delle tecnologie verdi (“green deal”) e del digitale.

Su questi temi Equita ha organizzato una conferenza virtuale, “Italian Champions for Sustainability”, in cui è stato posto l’accento su come le aziende italiane di eccellenza possano contribuire maggiormente allo sviluppo sostenibile facendo da catalizzatore dei piani di investimento stanziati dalle istituzioni per l’uscita dalla crisi e la ripresa economica. All’evento è intervenuto in particolare il top management di quattro società: Diasorin, Iren, Sesa e Snam, a rappresentare quattro direttrici di investimento sostenibile particolarmente rilevanti (il rafforzamento dei presidi sanitari per la lotta alla pandemia, lo sviluppo dell’economia circolare e delle energie rinnovabili, con particolare attenzione alle nuove opportunità offerte dall’idrogeno, il sostegno alla digitalizzazione delle imprese e della pubblica amministrazione). La tavola rotonda è stata preceduta da un intervento del prof. Del Giudice (Alta Scuola Impresa e Società dell’università Cattolica) che ha sottolineato come “il sistema economico italiano è caratterizzato da un basso livello di produttività che perdura da molti anni. In questo contesto, la sostenibilità socio-ambientale, troppo spesso vista solo come un costo o un ulteriore vincolo normativo, è decisiva per due ragioni: la prima, perché rappresenta un impulso all’efficienza produttiva, innescando la crescita economica tanto agognata; la seconda, perché attira ingenti capitali privati e pubblici che attualmente sono indirizzati verso imprese e/o progetti sostenibili. In particolare, gli attuali piani di sviluppo europei rappresentano un’occasione irripetibile di finanziamento per rimanere competitivi nell’economia moderna”.

Nel corso della tavola rotonda, il Cfo di Diasorin Piergiorgio Pedron ha sottolineato che “è necessario fornire soluzioni diagnostiche in grado di offrire una combinazione di affidabilità e scalabilità. Inoltre è importante che i governi stabiliscano linee guida per la raccolta di dati sull’efficacia del vaccino, procedura ad oggi non prevista da nessuna istituzione. In Diasorin, comunque, si sta lavorando per lanciare un test disegnato specificamente per verificare la futura efficacia di questi vaccini, che ricerca gli anticorpi prodotti post-vaccinazione”.

Il Ceo di Iren Massimiliano Bianco ha evidenziato la necessità di analizzare lo scenario esterno in un orizzonte temporale più ampio quando si guarda alla sostenibilità. “La strategia del gruppo – ha commentato – si basa su 5 direttrici di sviluppo al 2035 legate al concetto di multicircle economy: l’economia circolare, le risorse idriche e le città resilienti (che si basano sul nostro approccio di gestire i nostri business con un’ottica integrata, finalizzata ad ottimizzare il recupero di materia ed energia) a cui si aggiungono la decarbonizzazione e l’attenzione all’evoluzione delle nostre abitudini e pertanto alle persone”.

Il Ceo di Sesa Alessandro Fabbroni ha ribadito la rilevanza del fattore sociale nei percorsi di sviluppo sostenibile ponendo l’accento sulla necessità di far evolvere le organizzazioni e le imprese verso modelli di organizzazione del lavoro ibridi: “Il remote working può essere smart soltanto se inserito in organizzazioni digitali. In caso contrario, perde qualità e non è sostenibile nel lungo termine. Un modello di organizzazione ibrido e smart è fondamentale per la sostenibilità, consente grandi risparmi in termini di risorse naturali ed una maggiore protezione dell’ambiente”.

Cosma Panzacchi, Vice Presidente esecutivo della Divisione Idrogeno di Snam, ha presentato gli impegni chiave del gruppo per sostenere un maggiore utilizzo dell’idrogeno, incentrati su mobilità (investimenti per lo sviluppo di treni a idrogeno), tecnologia (acquisizione di quote di partecipazione in società con competenze tecnologiche avanzate nel ciclo dell’idrogeno) e capacità di trasporto (adeguamento della rete di trasporto gas per veicolare idrogeno). Il manager chiede ora che “l’iniziativa dell’Unione Europea, fondamentale per dare il via al progetto, si concentri sul coordinamento tra gli Stati membri in modo da avere un sistema di regole e di logistica omogenei e per garantire lo sviluppo di una catena del valore europea”.

Gli interventi hanno evidenziato la chiara opportunità offerta dai piani di rilancio europei per combinare crescita sostenibile e creazione di valore per le aziende più esposte alle aree di intervento europeo. L’ufficio studi di Equita ha quindi voluto sintetizzare queste opportunità in un portafoglio “Italian Corporates for Sustainability” costituito da 10 titoli italiani che integrano opportunità di investimento legate allo sviluppo sostenibile e solidi fondamentali (raccomandazioni di Buy sul titolo). I titoli così selezionati sono stati Enel, Snam, Terna, Inwit e Telecom Italia tra le società del Ftse Mib, Erg, Falck Reneawbles, Ghc, Sesa e Sicit tra le capitalizzazioni medio piccole.

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