4 aziende su 5 prevedono interventi per rafforzare il legame sostenibilità – remunerazione del management

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di Gianluigi Raimondi 30 Dicembre 2020 | 13:43

Eventi globali come la pandemia, l’incertezza economica e le disparità sociali e razziali stanno spingendo le aziende di tutto il mondo a rafforzare o rivedere le loro politiche ambientali, sociali e di governance (ESG). È quanto emerge dalla ESG Board Survey condotta da Willis Towers Watson nel secondo semestre del 2020.

Quattro intervistati su cinque (78%) si stanno preparando a rivedere la modalità attraverso cui le politiche in materia di ESG e gli obiettivi ad esse sottese saranno collegate ai piani di remunerazione dei propri manager. Più di quattro su dieci (41%) prevedono di introdurre misure ESG nei loro piani di incentivazione di lungo termine nei prossimi tre anni, mentre il 37% prevede di introdurre misure ESG nei loro schemi di incentivazione annuale. Inoltre, circa un terzo, prevede di aumentare la rilevanza di tali misure nei sistemi di remunerazione di tutti i dipendenti.

“Alla luce dell’accresciuto interesse degli investitori istituzionali sul tema della sostenibilità, le aziende stanno rafforzando o rivedendo le proprie politiche ed i programmi ESG di medio e lungo termine”, ha spiegato Matteo Fiocchi, Senior Director di Willis Towers Watson. “Dalla nostra ricerca e dalle nostre recenti esperienze emerge chiaramente che le aziende stanno lavorando per garantire un sempre maggiore allineamento tra i piani di remunerazione dei manager e gli obiettivi di sostenibilità di medio/lungo termine, in particolare per quanto riguarda il cambiamento climatico, le politiche di inclusione e diversità, e più in generale con riferimento alla più efficace governance del capitale umano”.

L’indagine ha identificato le sfide e le complessità che le aziende si trovano ad affrontare nell’introduzione di metriche ESG nei piani di remunerazione. Tra le maggiori difficoltà citate dagli intervistati vi sono la definizione di appropriati livelli di performance attesa (52%), l’identificazione degli indicatori di dettaglio (48%) e la loro definizione (47%).

Le aziende stanno inoltre adottando varie misure per rendere i propri programmi HR più efficaci e integrati alle politiche ESG. Quasi la metà (46%) ha dichiarato di aver implementato strategie di ascolto per coinvolgere i propri dipendenti su tali tematiche, mentre tre aziende su dieci hanno creato un nuovo ruolo direttivo per sviluppare e gestire la strategia ESG e hanno identificato nuove posizioni organizzative per supportare attivamente l’implementazione i programmi e le politiche ESG. Quasi la metà degli intervistati sta pianificando di effettuare interventi di ampio respiro per garantire che le tematiche ESG siano integrate nella cultura aziendale a tutti i livelli organizzativi. Circa un intervistato su cinque si aspetta che nei prossimi tre anni i consigli di amministrazione e/o i comitati remunerazione avranno un ruolo chiave nel supervisionare le politiche atte a garantire il benessere di tutti i dipendenti e a preservare una generale equità retributiva in azienda.

Nel complesso, mentre la maggior parte delle aziende sta lavorando nell’implementazione dei propri piani e programmi ESG (84%) o ha identificato le proprie priorità ESG (81%), meno della metà (48%) ha integrato i piani e gli obiettivi ESG in tutti gli aspetti del proprio business – strategia, operations, prodotti e servizi offerti. La ricerca chiaramente evidenzia come le società si trovino in stadi evolutivi diversi nel loro percorso ESG. Oltre la metà (53%) sta adesso rivedendo le proprie priorità e accelerando le tempistiche di realizzazione dei propri piani ESG. In ogni modo più di tre intervistati su quattro (78%) ritengono che le tematiche ‘ESG siano un fattore chiave per rafforzare i risultati finanziari del proprio business nel medio termine.

“Anche se le aziende hanno chiaramente identificato il tema ESG come una priorità strategica e stanno lavorando per rafforzare il collegamento tra gli obiettivi di sostenibilità e i piani di remunerazione del management, rimane ancora molto lavoro da fare”, ha aggiunto Matteo Fiocchi. “I consigli di amministrazione richiedono con sempre maggior frequenza al management informazioni di dettaglio sulle strategie e le priorità ESG, con particolare riferimento all’impatto delle scelte aziendali sull’ambiente e sul benessere dei dipendenti. I consiglieri risultano infatti sempre più coinvolti nel processo di identificazione degli obiettivi ESG e nella definizione dei programmi e delle politiche a sostegno di tali “target” anche al fine di assicurare un forte collegamento tra la remunerazione del management e la creazione di valore sostenibile per tutti gli stakeholders aziendali nel lungo periodo”.

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