Investimenti e mercati, chi saranno i vincitori e i vinti del 2021

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di Stefano Fossati 5 Gennaio 2021 | 14:00

A cura di Salvatore Gaziano, responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert Scf

Quali saranno i temi più importanti per gli investitori e i risparmiatori nel 2021? Quali i mercati da preferire e quelli da evitare? I mercati azionari ai prezzi attuali sono scollati dalla realtà?

Consentitemi prima di affrontare nel dettaglio questi argomenti un piccola storia che vi vorrei raccontare partendo da una foto strepitosa del fotografo spezzino Roberto Celi dove si vede anche in basso a destra l’ufficio di SoldiExpert Scf (non quello milanese).

A Lerici dove abbiamo da molti anni il nostro quartier generale di fronte alla splendida baia detta del Golfo dei Poeti (e fra le più belle non solo della Liguria) stazionano da diversi mesi 3 navi immense della Costa Crociere. La pandemia ha messo ko questo comparto (e non solo) e fa una certa impressione vedere ancorate in rada navi un tempo brulicanti di persone e che fatturavano milioni di euro alla settimana completamente inoperose con migliaia di persone che ci lavoravano a casa tranne i pochi addetti che lavorano lì sopra in una sorta di riedizione pandemica del deserto dei Tartari.

Foto di Roberto Celi pubblicata su Facebook (credit: forevelspezia.it)

L’immagine potrebbe non sembrare molto di buon auspicio per gli investitori, il futuro dell’economia, del comparto crociere e turismo e per la stessa Italia ma i miei ricordi di bambino turista all’epoca da queste parti mi riportano a un déjàvù quando nello stesso golfo a metà degli anni ’70 quando nella stessa rada fra Lerici, La Spezia, l’isola Palmaria e Portovenere altri due colossi del mare stazionavano in disarmo. I gloriosi transatlantici del mare italiani, Michelangelo e Raffaello, fiore all’occhiello per molti lustri delle compagnie di navigazione italiane e orgoglio della cantieristica tricolore. L’era dei viaggi transatlantici era giunta al termine e la loro fine segnò la stessa fine di un’epoca della navigazione di linea.

Se all’epoca qualcuno avesse pensato che la fine ingloriosa della Michelangelo e della Raffaello avrebbe significato la fine del mondo delle navi da crociera (all’epoca un pensiero condizionato anche dal balzo clamoroso del prezzo del petrolio dell’inizio degli anni ’70 e dopo la guerra del Kippur che aveva fatto saltare i bilanci e i conti di numerosi settori) avrebbe preso poi una cantonata clamorosa.

Da 500.000 passeggeri del mercato crocieristico mondiale si è passati nel giro di qualche decennio a oltre 20 milioni di crocieristi (!) pre pandemia con una domanda impressionante del numero di persone interessate a questo prodotto turistico un tempo riservato a una ristrettissima èlite. Tutto il mercato è completamente cambiato con nuove navi, nuovi itinerari, prezzi sempre più bassi e competitivi, nuovi clienti e nuove motivazioni per chi è passato a questo tipo di vacanza. E il numero di posti di lavoro e opportunità di business in questo settore che sembrava “finito” è stato impressionante.

A metà degli anni ’70 pochissimi avrebbero scommesso su uno scenario positivo per il settore ma invece il miracolo è avvenuto e società come la Costa Crociere (che per un breve tempo fu quotata a Piazza Affari e all’inizio degli anni ’90 ne acquistai con un mio collega i titoli prima del delisting vincendo pure una crociera in Grecia grazie a un sorteggio fra gli azionisti e obbligazionisti, ma questa è un’altra storia) è stata poi assorbita dalla Carnival Cruise, il colosso mondiale del settore basato a Miami.

“Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”, recita un detto del saggio Lao Tse ed è una delle mie massime preferite perchè anche quando tutto sembra nerissimo (come poteva apparire il settore delle crociere negli anni ’70) c’è qualcosa e qualcuno che può cambiare il corso degli eventi e quindi il 2021 non necessariamente sarà per tutti e tutto la “fine del mondo”. Anzi come sempre è successo anche questa volta ci saranno settori, Paesi e società che trarranno insegnamento e linfa da quanto è successo…

Ma vediamo ora quali sono i mercati e comparti che si preparano secondo l’ufficio studi di SoldiExpert Scf, società di consulenza finanziaria indipendente (quella vera per chi volesse capire cos’è), meglio e peggio alla boa del nuovo anno…

Vincitori e vinti dopo un anno pandemico, quali mercati guardare con maggiore attenzione. Gli emergenti zitti zitti intanto ci hanno sorpassato

Il tormentato 2020 si conclude con un sorpasso che era da tempo nell’aria ma che la pandemia ha accelerato. Secondo le stime del Pil da parte del Fondo monetario internazionale, il sorpasso dei Paesi emergenti nei confronti di quelli sviluppati delle economie del G7 è realtà. Nel 2020, infatti, il prodotto interno lordo dei sette big arretrerà complessivamente del -5,9%, appesantito dal -5,3% del Giappone e soprattutto dal -8,3% dell’Eurozona. Gli emergenti, invece, fletteranno solo del 3,3%, portando il relativo pil a quota 40mila miliardi di dollari, che si confronta con i 38mila miliardi dei Paesi G7.

Per gli investitori questo già si è riflesso negli indici di Borsa con alcuni di questi mercati che hanno segnato fra le migliori performance del 2020. Il listino cinese di Shenzen è salito del +34,3%, quello coreano del +27,3% e solo l’S&P 500 (+15,4%) è riuscito fra i Paesi sviluppati a stare dietro a questi mercati grazie al boom dei titoli tecnologici (+43%  il Nasdaq).

Nel 2021 con la campagna vaccinazioni planetaria l’economia dovrebbe secondo le previsioni del Fmi e delle principali case d’investimento rifiorire e i settori più puniti dalle misure di confinamento rimbalzare più vigorosamente e c’è quindi attenzione verso quei mercati e comparti (automobilistico, turismo, intrattenimento) che sono rimasti più indietro a partire dall’Europa che ha visto nel 2020 l’indice Euro Stoxx perdere il -5,5%.

Un mercato, quello europeo, appesantito proprio dalla forte presenza di titoli ciclici come quelli legati al settore bancario ed energetico. Fra i mercati protagonisti possibili sicuramente la Germania il cui indice principale, il Dax, ha toccato in questi giorni natalizi il massimo storico (raddoppiando dal 2007 il valore mentre Piazza Affari è ancora a -20% e questo dimostra che i mercati non sono affatto irrazionali e “pesano” anche e soprattutto chi guida i Paesi) e la Gran Bretagna dopo lo scampato no deal potrebbe essere una sorpresa nel 2021 visto che le quotazioni sono fra le più basse a livello storico in Europa.

Rispetto al puntare semplicemente sui “ritardatari” l’approccio di SoldiExpert Scf è comunque diversificare sia i mercati che le strategie (e nei nuovi ribilanciamenti di portafoglio del 2021 già su alcuni portafogli avviati ci sono importanti novità) e cercare storie di valore e di crescita a lungo termine e il tema degli emergenti crediamo dominerà i mercati per molto tempo grazie alla combinazione di più fattori di molti Paesi leader come ha spiegato molto bene Roberta Rossi, responsabile della consulenza personalizzata di SoldiExpert Scf nonchè mia metà, recentemente in una conferenza che abbiamo fatto per una banca di cui siamo consulenti su alcune gestioni patrimoniali:  basso debito pubblico, curve demografiche non in picchiata, produttività in crescita, consumi in aumento. E in un mondo dove la curva demografica perde colpi quasi ovunque chi investe in innovazione, robotica e intelligenza artificiale è da guardare con attenzione perchè è lì che si gioca oggi la partita.

Per questo motivo continuano a guardare ai Paesi Sviluppati che spingono maggiormente sui brevetti e l’innovazione e oltre alla Cina da tempo guardiamo a Paesi come la Corea del Sud (a cui abbiamo dedicato un report riservato di 9 pagine ricco di di indicazioni strategie e operative che abbiamo reso disponibile sul nostro canale di beneficenza e analisi finanziaria SoldiExpert Lab) e il Vietnam che dopo il 2021 si troveranno a 5/10 punti di Pil sopra il 2019 mentre l’Italia come molti altri Paesi impiegheranno anni per tornare ai livelli pre-pandemia di ricchezza. La classe dirigente italiana (e non solo certo quella che ci ritroviamo ora al comando con il trio Conte-Arcuri-Speranza) ha fatto e continua a fare i suoi danni.

La Corea del Sud ha un debito pubblico fra i più bassi (40% debito/Pil), valutazioni non esagerate dal punto di vista dei fondamentali e un’economia trainata soprattutto dall’export e dalla tecnologia. Le azioni di questa nazione sono oggi molto poco rappresentate nei portafogli degli investitori mondiali anche perché questo Paese è “catalogato” come emergente, ma questa cosa potrebbe cambiare e l’upgrading nell’indice Msci World Developed Country potrebbe significare molti più soldi che potrebbero piovere sulla Borsa di Seul. Da diversi anni questa nazione conquista il primo o il secondo posto fra i paesi più innovativi al mondo (Bloomberg Innovative Index) per il valore aggiunto della produzione, nonché per l’efficienza terziaria, una misura che include l’iscrizione all’istruzione superiore e la concentrazione di laureati in scienze e ingegneria. E si classifica costantemente ai primi posti da più anni per intensità di ricerca e sviluppo, densità high-tech e attività brevettuale. Il Paese è fra quelli che meglio ha gestito la pandemia con uno dei tassi di mortalità e contagio fra i più bassi al mondo e questa situazione ha spinto le autorità ad accelerare il piano di digitalizzazione come motore per la ripartenza e ha annunciato questa estate un “Korean New Deal” che comprende fino al 2025 un piano di investimenti da 133 miliardi di dollari in 5 anni per accelerare la transizione verso la sostenibilità, la green energy e la digitalizzazione.  Gli investitori stranieri hanno acquistato titoli per un valore equivalente a quasi mezzo miliardo di euro sul mercato azionario sudcoreano nel solo novembre. Si tratta dell’importo più alto investito da stranieri in un mese da settembre 2013.

Anche il Vietnam sta accelerando perché molte aziende multinazionali la preferiscono sempre più alla Cina come base produttiva asiatica.  La crescita economica del Vietnam è accelerata nel quarto trimestre poiché le esportazioni e la produzione hanno esteso la ripresa dalla crisi pandemica all’inizio di quest’anno. L’economia è cresciuta del 2,91% per l’intero anno e per il 2021 le attese sono di un +6%.

Il 2021 dovrebbe rivedere finalmente lo svolgersi delle Olimpiadi 2020 in Giappone (che in questi giorni ha toccato i massimi borsisitici degli ultimi 30 anni) e questa economia sotto la spinta del nuovo premier Yoshihide Suga potrebbe continuare il trend positivo trainato dall’esposizione a settori ciclici come alimentari, elettronica, automazione, automotive, robotica avanzata, semiconduttori e lo stesso Warren Buffett, uno degli investitori più importanti al mondo, negli scorsi mesi ha messo un piede importante su questo mercato.

La tendenza alla digitalizzazione non si fermerà certo come l’uso crescente di intelligenza artificiale, robot e algoritmi e anche il settore della salute e medicina ne rimarrà sempre più coinvolto.

Naturalmente è sempre bene pensare a un piano B o anche ai fattori che potrebbero influenzare negativamente i listini azionari come per esempio una progressiva perdita di fiducia nelle banche centrali, un  improvviso balzo dell’inflazione, problemi con il vaccino o crisi geopolitiche e per questa ragione una quota di oro in portafoglio (bene rifugio presente in diversi nostri portafogli azionari) ha sempre il suo perché come fonte di diversificazione e contrappeso come una quota di obbligazionario che oggi segna però rendimenti negativi per 17mila miliardi di dollari di bond governativi e destinati pure ad aumentare per effetto dei quantitative easing.

Aumentare l’esposizione al rischio per questo motivo è una strada quasi obbligata per gli investitori e per garantire il tenore di vita desiderato durante la pensione sempre più spesso sarà necessaria una pensione complementare privata per quei Paesi come l’Italia con un sistema pensionistico sempre più in bilico. E questo significa (rendimenti obbligazionari negativi) che diventa sempre più difficile aggirare il mercato azionario.

Da Lerici per ora  è tutto, buon 2021! Ce lo meritiamo tutti dopo un 2020 così tribolato!

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