Mercati ancora dominati dall’incertezza, oro sui massimi degli ultimi due mesi

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di Stefano Fossati 5 Gennaio 2021 | 14:30

A cura di Wings Partners Sim

L’inizio del 2021 non sembra molto differire dalla fine del 2020, i temi più o meno sono i medesimi tra lockdown (rilevanti quelli imposti in queste ore in Uk fino al 15 febbraio o quelli ventilati in Germania fino al 31 gennaio), vaccini, incremento dei contagi (in Usa si supera la soglia giornaliera dei 300.000 casi), elezioni (corsa all’ultimo voto in Georgia per determinare chi avrà la maggioranza al Senato tra democratici e repubblicani, corsa all’ultima poltrona in Italia… ehm) e incrollabile fede degli analisti in un anno che dovrebbe determinare la riscossa delle economie globali dopo la crisi pandemica (e in effetti, almeno a guardare le risultanze positive degli indici Pmi manifatturieri in Europa e Usa ieri e di quello Caixin in Cina, ci si può permettere un blando ottimismo).

I seppur importanti sviluppi avuti nelle ultime giornate dell’anno passato, ovvero l’approvazione del lungamente atteso piano di stimolo fiscale americano e l’accordo tra Regno Unito ed Europa sulla Brexit, non sembrano aver dissipato confusione ed incertezza sui mercati, confusione che pare aleggiare profondamente anche sull’enclave politica tra chi si destreggia tra una lotteria cromatica e chi invece si spinge agli estremi del politicamente corretto chiudendo una preghiera con un richiamo alla parità di genere… Per quanto mi concerne, non riesco a fare a meno di pensare che se questa è l’intellighenzia che ci deve guidare al di fuori della crisi peggiore di questo secolo, siamo messi davvero male.

Andamento confuso per i listini azionari, con una robustissima mattinata per il comparto europeo stemperata solo in parte nel pomeriggio da un andamento del tutto antitetico da parte degli States, con lo S&P 500 che incassa la sua peggiore giornata in 10 settimane dando vita alla peggiore sessione di inizio anno dal 2016. Decisamente un piglio differente quello sui mercati asiatici, certo non tutti unanimemente positivi oggi ma con l’emblematica performance dell’indice principe cinese, il Csi 300 che con una chiusura questa mattina in progresso dell’1,9% supera il picco della precedente bolla del 2015 (che fini molto male se ricordate) per portarsi ai massimi dal 2008 capitalizzando al contempo un rialzo superiore al 50% dai minimi del marzo scorso (la capitalizzazione dell’indice supera ora gli 11 trilioni di dollari).

Se sul comparto valutario il dollaro rimane poco variato, lasciando a una sempre volatile sterlina ed ad uno Yuan in costante progresso (-650 punti base il fixing dollaro/yuan stamattina dopo la decisione del Nyse di non delistare le compagnie telefoniche cinesi) gli onori di casa, nel comparto materie prime il petrolio subisce ieri pesanti prese di beneficio alla notizia che la riunione Opec+ termina con un nulla di fatto, apparentemente a causa di un rinnovato dissaporre tra Arabia Saudita (che vorrebbe rimandare la ripresa della produzione a febbraio) e Russia (di tutt’altro avviso) sulla politica produttiva da implementare a partire da questo mese.

Oro ai massimi da 8 settimane

Nell’ambito dei metalli massimi da 8 settimane per l’oro che va così a consolidare la già spettacolare performance del 2020 con un progresso del 27% eclissato solo da quello dell’argento, che nello stesso periodo ha capitalizzato il 53%. Al terzo e quarto posto troviamo il rame con un +27% e il palladio con il 24%. Nel comparto dei non ferrosi zinco, nickel e stagno seguono il metallo rosso da vicino con un rialzo annuo rispettivamente pari al 21,0%, 18,5% e 18,3% mentre l’alluminio riesce a capitalizzare un incremento del 9% tutto nel secondo semestre dopo le pesanti flessioni della prima parte dell’anno legate al contraccolpo dei lockdown sull’industria dei trasporti.

Il più debole del gruppo rimane il piombo con un progresso del 3,5% e il contratto appesantito dall’ampia disponibilità di materiale sul mercato secondario e dall’impatto sul mercato batterie dello stop al settore trasporti. Proprio il piombo ieri, insieme al nickel (+4,8% complice anche la notizia di un terremoto in Indonesia) si candidano a migliori del comparto surclassando un rame che partito molto tonico e con quotazioni a tratti in odore di un primo test di quota 8.000 dollari hanno visibilmente rintracciato sul finale portanodsi a ridosso di quota 7.800 dollari.

Avvio nuovamente positivo questa mattina per tutto il comparto con lo stagno particolarmente tonico e in area 21.200 dollari alle prime battute dell’Lme.

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