Bonus Ipo prorogato di un anno nella Legge di Bilancio 2021

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di Stefano Fossati 7 Gennaio 2021 | 12:30

La Legge di Bilancio 2021 ha approvato il credito d’imposta sul 50% dei costi di consulenza sostenuti per la quotazione in Borsa delle Pmi fino al 31 dicembre 2021, con una misura di complessivi 30 milioni di euro, per un importo massimo di 500mila euro ad azienda.

L’agevolazione è destinata a Pmi che inizino una procedura di ammissione alla quotazione in un mercato regolamentato o in sistemi multilaterali di negoziazione di uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo nell’intero 2021.

Lo spostamento del termine finale dell’agevolazione prevista dall’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 permetterà di beneficiare del “bonus Ipo” per un ulteriore anno, estendendo di fatto il beneficio a un numero potenziale di almeno 60 nuove quotazioni.

“Il credito d’imposta per i costi di quotazione ha favorito in maniera significativa nell’ultimo triennio 2018-2020 l’accesso delle Pmi al mercato azionario per finanziare progetti di crescita, come concreta alternativa al tradizionale canale bancario”, nota Anna Lambiase, fondatore e Ceo di IR Top Consulting. “Dalla data di introduzione del credito d’imposta le società quotate su Aim sono aumentate del +74%, passando da 77 nel 2016 a 138 a fine dicembre 2020, con una capitalizzazione passata da 2,9 miliardi di euro nel 2016 a circa 5,8 miliardi di euro attuale. Con la proroga del credito d’imposta sui costi di quotazione, per il 2021 ci attendiamo un nuovo impulso alle Ipo di Pmi grazie all’ulteriore stanziamento del governo pari a 30 milioni di euro per la quotazione su Borsa Italiana o Euronext”.

Il prossimo 27 gennaio IR Top Consulting organizza l’evento streaming “Bonus Ipo: estensione del credito di imposta al 2021” con iscrizione gratuita al questo link Zoom.

Nell’ultimo triennio oltre 75 Pmi hanno intrapreso il percorso di quotazione grazie all’agevolazione fiscale raccogliendo su Aim Italia circa 481 milioni di euro per una quota del 75% del totale della raccolta delle società (Spac escluse).

Nello specifico le spese di consulenza relative alla quotazione delle Pmi riguardano i costi che l’emittente sostiene per il processo e possono essere raggruppati in due macro categorie: costi fissi di advisory e costi variabili di collocamento. I costi fissi sono espressi in funzione della struttura, dimensione e della complessità aziendale e, a prescindere dall’esito dell’operazione, includono tutte le consulenze specifiche necessarie per valutare la fattibilità di Ipo e supportare la società nel processo tra cui costi di advisory finanziario, due diligence fiscale, legale finanziaria e di business, gestione della comunicazione finanziaria e IR, listing fee e costi di dematerializzazione dei titoli.

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