Ridotto a 2 milioni di euro il valore dell’impairment dell’avviamento delle aziende italiane

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Avatar di Stefano Fossati 7 Gennaio 2021 | 15:00

Nel 2019, le società italiane nell’indice Stoxx Europe 600 hanno registrato un calo dell’impairment dell’avviamento aggregato, che scende a 0,2 miliardi di euro rispetto ai 2,7 miliardi di euro del 2018, nonostante l’Italia abbia per poco evitato una recessione nel 2019. Sono i dati che emergono dal nuovo studio europeo sull’impairment dell’avviamento pubblicato da Duff & Phelps, il principale provider a livello mondiale di soluzioni relative alla governance, alla gestione del rischio e alla trasparenza.

Sempre durante lo stesso anno, inoltre, le aziende incluse nell’indice Ftse Mib hanno registrato un ammontare complessivo di impairment dell’avviamento pari a 0,2 miliardi di euro, evidenziando anche in questo caso una flessione rispetto al 2018, quando il totale aveva raggiunto i 2,8 miliardi di euro.

In Europa, gli impairment complessivi dell’avviamento registrati dalle società nell’indice Stoxx Europe 600 sono aumentati per il secondo anno consecutivo. Nel 2019 sono infatti cresciuti del 18%, raggiungendo i 36,4 miliardi di euro, rispecchiando un rallentamento della crescita economica globale, soprattutto dell’Eurozona. Questo è stato il livello più alto di impairment dell’avviamento per lo Stoxx Europe 600 mai registrato dal 2015.

Nel 2019, le 10 maggiori operazioni di impairment dell’avviamento hanno rappresentato più dei due terzi del totale delle operazioni di impairment dell’avviamento rilevate sullo Stoxx Europe 600, raggiungendo un valore di circa 25 miliardi di euro.

Mentre diverse società incluse nello Stoxx Europe 600 avranno bisogno di alcuni mesi per consolidare i loro risultati finanziari per il 2020, all’inizio di ottobre le 10 maggiori operazioni di impairment dell’avviamento avvenute nell’anno in corso avevano raggiunto un valore totale di 25 miliardi di euro, in linea con il livello del 2019. I dati indicano che, nonostante l’impatto della pandemia da Covid-19 sulle aziende europee rimanga ancora da capire, il livello complessivo di impairment dell’avviamento nel 2020 supererà quello registrato nel 2019. Considerando l’incertezza dell’attuale scenario economico e le previsioni di impairment più elevati, gli impairment test e la loro divulgazione rimangono informazioni essenziali per chi utilizza i bilanci.

I tre settori che, all’interno dello Stoxx Europe 600, hanno registrato gli incrementi più significativi rispetto all’ammontare degli impairment di avviamento nel 2019 sono stati quello finanziario e immobiliare (da 9,6 miliardi di euro nel 2018 a 17,2 miliardi di euro nel 2019), seguiti dai beni di consumo (da 1,2 miliardi di euro nel 2018 a 7,5 miliardi di euro nel 2019) e dal comparto energetico (da 1,5 miliardi di euro nel 2018 a 3,2 miliardi di euro nel 2019). Come si poteva prevedere, il settore finanziario è stato particolarmente colpito dal rallentamento dell’economia globale e da un contesto caratterizzato da tassi di interesse estremamente bassi. Alcune istituzioni finanziarie europee sono state anche negativamente impattate dalla continua incertezza relativa alla Brexit.

“Anche prima della pandemia di Covid-19, l’Europa stava attraversando un periodo di forte incertezza economica. L’ottimismo che si respirava alla fine del 2016 e nel 2017 è iniziato a diminuire nel 2018 e, ancora di più, nel 2019″, commenta Enrico Rovere, Managing Director Valuation Advisory di Duff & Phelps in Italia. “Anche in Italia l’economia ha attraversato una fase di stagnazione nel 2019, dopo aver registrato una crescita molto bassa nel 2018. Anche se il goodwill impairment delle maggiori ssocietà italiane presenti nei due principali indici è diminuito, ciò potrebbe significare che alcuni abbattimenti del valore dell’avviamento erano già stati registrati nel passato”.

Il volume delle operazioni di M&A nell’Eurozona è aumentato del 5% nel 2019, ma il valore totale è crollato dell’80% rispetto al 2018. Mentre le operazioni di fusione e acquisizione in Europa hanno mostrato segni di ripresa all’inizio del 2020, l’impatto negativo del Covid-19 si è già manifestato nel secondo e terzo trimestre e ci si aspetta che continuerà a farsi sentire anche nel quarto.

Conclude Rovere: “Anche se non sappiamo ancora quale sarà l’impatto finale della pandemia da Covid-19, le prospettive per le imprese europee, salvo alcuni settori specifici, sono decisamente peggiorate rispetto all’inizio dell’anno e gli analisti hanno rivisto significativamente al ribasso le previsioni degli utili per il 2020. Il percorso e la velocità della ripresa economica dalla crisi innescata dal Covid-19 e il suo impatto sulla crescita a lungo termine saranno tra i fattori cruciali per le aziende europee nel valutare se effettuare operazioni di goodwill impairment nei prossimi due anni. Per quanto riguarda in particolare il nostro Paese, considerando la struttura imprenditoriale della nostra economia, potremmo ipotizzare che le imprese più diversificate, con prodotti tecnologicamente avanzati e forte vocazione alle esportazioni, possano subire in modo minore gli effetti del rallentamento economico, così come alcuni settori anticiclici come quello alimentare, di cui l’Italia è leader a livello globale. Sarà importante capire la capacità di reazione delle nostre imprese, che dovranno adattarsi ai nuovi paradigmi economici derivanti dagli effetti della pandemia, primo fra tutti una maggiore digitalizzazione dell’economia”.

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