Un po’ di fintech in ogni banca: nuove opportunità di finanziamento per le Pmi

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Avatar di Stefano Fossati 8 Gennaio 2021 | 13:30

A cura di October

Il 2020 è un anno di profondo cambiamento per il settore finanziario, che segna una netta cesura tra un prima e un dopo. È uno strappo violento e più deciso di quello che qualsiasi regolamentazione o decisione dall’alto abbia potuto imprimere, perché si origina dal mercato e si concretizza in un movimento spontaneo da parte delle Pmi verso fonti di credito complementari a quella bancaria. Il fintech per le proprie caratteristiche intrinseche ha dimostrato di sapersi adattare alla perfezione al new normal pandemico, che ha riscritto le regole di molte industry, tra cui anche quella finanziaria.

Pmi, fiducia verso il fintech

Sono i numeri a mostrare con concretezza questa dinamica: l’erogato fintech alle Pmi italiane è stato pari a 2,67 miliardi di euro (da luglio 2019 a giugno 2020) con una crescita anno su anno del 4% (secondo i dati del 3° Report sulla Finanza Alternativa per le Pmi). Un numero che contiene solo parzialmente la spinta del Covid-19, visibile a pieno nelle rilevazioni di ItaliaFinTech: secondo la mappatura dell’Associazione i finanziamenti alle imprese da parte della finanza alternativa nei primi nove mesi dell’anno sono ammontati a 1 miliardo, con un incremento di 4,5 volte rispetto al dato dello stesso periodo del 2019.

Un mercato del credito più efficiente…

Certamente è solo un inizio e lo spazio di crescita è ancora enorme. Ma la presenza più corposa di player non bancari nel mercato del credito rappresenta un valore aggiunto per le Pmi, che hanno la possibilità di non dipendere da un unico soggetto finanziatore, e per il mercato, che funziona in maniera più corretta proprio grazie alla maggiore concorrenza. La scarsa diversificazione delle fonti, infatti, frena la crescita. L’Italia, nonostante il miglioramento della situazione negli ultimi anni, resta il Paese con la più elevata dipendenza dal credito bancario. Se la quota è diminuita negli ultimi anni, questo è dipeso dal credit crunch che ha avuto un impatto particolare sulle micro imprese a cui le banche tendono a prestare meno in virtù di parametri di rischiosità più rigidi, come rileva anche Banca d’Italia nell’ultima relazione annuale.

… a cui contribuisce anche October

October è uno di questi player non bancari capaci di efficientare il mercato. Si differenzia come l’unica piattaforma paneuropea con focalizzazione sul business lending, un segmento che nel 2020 ha assunto particolare rilevanza per lo choc di liquidità che si è abbattuto sulle imprese. A livello globale, coinvolge più di 20mila prestatori privati che insieme agli istituzionali hanno finanziato oltre mille aziende per un valore dell’erogato da inception di 480 milioni di euro in Italia, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Germania.

In Italia l’erogato complessivo, ad oggi, è di 105 milioni di euro, distribuito su 280 aziende. Con lo scoppio della pandemia, l’Italia è stata fronte di sperimentazione in termini di prodotti a supporto del sistema. È, infatti, uno dei primi Paesi in cui abbiamo lanciato la nostra soluzione di Instant Lending. Grazie alla completa automazione del processo di valutazione del rischio tramite sofisticate tecniche di machine learning, October è riuscita ad abbattere a pochi minuti il tempo necessario per formulare una proposta di finanziamento, di importo compreso tra 30 e 250mila euro e coperta dal Fondo di Garanzia Mcc.

La disponibilità di questo strumento ha generato, solo nel corso dell’estate, un aumento di quasi il 500% anno su anno delle richieste di prestito sulla piattaforma. Da inizio 2020 a oggi le imprese italiane finanziate tramite October sono aumentate del 182% rispetto al 2019. Numeri che indicano una forte spinta in termini di digitalizzazione delle imprese.

Una forte spinta alla digitalizzazione nella relazione banca cliente

La pandemia non ha solo avvicinato le Pmi a nuovi soggetti finanziatori, per lo più digitali, ma le ha spinte a rapportarsi in maniera più tecnologica anche rispetto alle proprie banche. Il lockdown ha forzato il cliente a interagire da remoto e portato le aziende a chiedere maggiore digitalizzazione e servizi più sofisticati e completi. Secondo l’Osservatorio su FinTech e InsurTech del Politecnico di Milano il lockdown ha spinto il 51% delle aziende a ridurre gli incontri di persona con il consulente bancario e il 45% a diminuire l’accesso alle filiali, compensando in parte con videocall e home banking. Solo una minoranza si è detta non soddisfatta dei servizi digitali della propria banca (3%). Il 19% ha invece segnalato l’indisponibilità di alcune soluzioni digitali necessarie e il 17% problemi con le soluzioni digitali offerte.

Nonostante la banca resti un punto di riferimento importante per l’imprenditore, molti sono più disponibili a rivolgersi a un attore innovativo per chiedere un prestito a breve termine o un finanziamento del capitale circolante. Un terzo si rivolgerebbe a un soggetto tradizionale non finanziario come la propria associazione di categoria, sempre secondo quanto rileva Polimi.

La nuova era della collaborazione

Tutto questo rende ineludibile l’approccio collaborativo a livello globale tra player finanziari e non, un trend già in corso nel 2019, ma che nel 2020 ha vissuto un reale boom. Non è un caso che il numero delle partnership siano aumentate significativamente nel corso degli ultimi mesi. Sempre più banche, istituzioni e associazioni di categoria sono interessate alle società fintech. Questo perché, per continuare a porre al centro la relazione con il cliente, il sistema bancario ha bisogno di disporre di soluzioni tecnologiche e di servizio sviluppate da operatori specializzati.

Ne traccia un quadro anche PwC in un aggiornamento alla terza edizione del suo rapporto Fintech 2020 in Italia, in cui fotografa le 364 fintech censite nel Paese. “Nell’area del credito alle imprese, le fintech stanno dimostrando di poter aiutare le banche con la velocità e la focalizzazione su precisi segmenti del business della finanza e, attraverso partnership con gli istituti tradizionali (banche e assicurazioni), facilitare in modo veloce e a costi bassi l’accesso al credito e a nuova liquidità per le piccole e medie imprese”, scrive PwC. La capacità delle società fintech italiane di adattarsi dipende dalle loro doti di velocità, specializzazione, digitalizzazione, flessibilità e user experience che in questa fase “rappresentano un valore importante anche per le aziende finanziarie tradizionali o per le stesse grandi aziende industriali”.

Le possibili forme di partnership secondo October

PwC fa riferimento a October quando illustra alcuni esempi di collaborazione virtuosa. In particolare, viene ricordato l’accordo con Gruppo Intesa Sanpaolo per erogare 200 milioni di prestiti alle Pmi italiane e quello con Enel per sostenere i programmi di sviluppo delle aziende clienti di Enel X attive nell’ambito delle fonti rinnovabili e dell’efficientamento energetico. Per raggiungere una più vasta platea di imprese, sono diversi anche gli accordi siglati nel 2020 con enti istituzionali. Per esempio quello con Finpiemonte, la finanziaria della Regione Piemonte che supporta le imprese del territorio agevolando il ricorso a strumenti di finanza alternativa e Confesercenti che ha aperto alle 350mila imprese associate il servizio di Instant Lending di October.

Fintech inside

La prossima tappa dell’evoluzione spingerà la collaborazione un passo avanti: banche e fintech saranno sempre più interconnesse a vantaggio della qualità del servizio offerto al cliente finale. Per questa ragione October si sta preparando con un approccio nuovo che prende il nome di October Connect. Fin dall’inizio della sua attività, October ha investito molto nella tecnologia e nella raccolta e gestione dei dati e oggi è in grado offrire una delle esperienze di prestito più semplici e veloci disponibili sul mercato. La tecnologia proprietaria, sviluppata e testata nei diversi paesi europei in cui la piattaforma è attiva, con Connect verrà resa disponibile alle banche. Ciò consentirà a October di proporre alle imprese richiedenti differenti proposte di finanziamento, aggiungendo alla propria anche quelle dei player bancari partner.

Dal punto di vista delle banche, in un contesto difficile che dipende sì dalla crisi pandemica ma anche da elementi ormai strutturali come tassi bassi e margini in calo, agire sui processi di erogazione del credito rendendoli più efficienti, può essere la via maestra. Ovviamente la sfida è complessa, perché nella transizione sono coinvolti tre aspetti chiave: la legacy tecnologica, le crescenti richieste in termini di esperienza utente da parte dei clienti e le restrizioni di carattere normativo. La piattaforma tecnologica October è una soluzione a tutte queste criticità perché si presenta già pronta all’uso e può essere utilizzata end-to-end (in white label) o nelle sue singole componenti in modalità SaaS (software as a service).

“Crediamo che l’evoluzione da piattaforma di digital lending ad abilitatore tecnologico sia decisiva per accelerare lo sviluppo di un ecosistema che metta a fattor comune le rispettive specificità, società fintech come la nostra da una parte e istituti di credito dall’altra. La vera sfida per gli istituti è quella di sfruttare le potenzialità dell’open banking per andare verso una reale offerta di digital lending a beneficio delle nostre piccole e medie imprese”, afferma Sergio Zocchi, Ceo di October Italia.

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