Mercati finanziari: euforia razionale oppure no?

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Avatar di Gianluigi Raimondi 15 Gennaio 2021 | 10:00

Crisi istituzionale in USA (con Trump che si guadagna il certo non ambito record di unico presidente a subire due impeachment) e crisi di governo in Italia, ma nessuna crisi di identità all’orizzonte per i mercati azionari che continuano, seppur con cautela, a lievitare complici indubbiamente anche i rumours sempre più insistenti di un nuovo piano di stimolo da parte della entrante amministrazione USA che potrebbe quotare fino a 2 trilioni di dollari.

In questo scenario Citi Research – avverte Michael Palatiello, ad e strategist di Wings Parnets Sim – stila un indice di “euforia” che utilizza vari indicatori di mercato e di sentiment per misurare l’umore dei listini. E malgrado i guadagni record del 2020 questo indice era rimasto comunque consistentemente al di sotto del picco registrato in occasione della bolla “.com” del 2000 ma a quanto pare nel 2021 ha cambiato registro, con l’indice che ha raggiunto un nuovo picco storico. Questo non vuol dire che non possa salire ulteriormente ma certo rappresenta un elemento di cautela per chi è investito oggi sul comparto azionario“.

L’idea di un piano fiscale ad ampio spettro pronto al lancio, e la contestuale ripresa delle spinte inflazionistiche (il dato di dicembre sui prezzi al consumo pubblicato ieri mostra un incremento dello 0,4% che è il più sensibile dal giugno scorso) torna poi, fa notare Palatiello, a spingere i rendimenti dei treasury americani decennali che avevano mostrato una flessione dopo il recente picco di inzio settimana a 1,19% (massimi da marzo) offrendo di converso anche supporto alle quotazioni del dollaro che torna a riaffacciarsi in zona 1,21 contro euro.

La rinnovata forza del biglietto verde non sembra però questa volta impattare troppo pesantemente sul settore materie prime, come avvenuto ad inizio settimana – fa infine notare Palatiello”. Se infatti l’oro rimane attestato in area 1.840 dollari, il petrolio Wti si stabilizza sui 53 dollari per barile e nel comparto dei non ferrosi sia il nickel che rame mantengono i recenti massimi ripsettivamente da sei anni e mezzo e otto anni.

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