Biden o non Biden, la rivoluzione verde è già partita, spinta da governi e aziende

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di Stefano Fossati 22 Gennaio 2021 | 14:30

“Se da un lato il programma del neo-presidente Biden volto a finanziare una vera e propria ripresa verde negli Stati Uniti rappreseneterà di certo un ulteriore elemento catalizzatore per quanto riguarda lo sviluppo e la crescita dei prodotti d’investimento nel segmento Esg e della sostenibilità, dall’altro è opportuno notare come, nei fatti, questa evoluzione avverrà indipendentemente sulla scia di quelle che sono delle tendenze secolari oltre che grazie al supporto di natura normativa in essere”. Ne è convinto Mitch Reznick, Head of Sustainable Fixed Income per la divisione internazionale di Federated Hermes. Di seguito la sua visione.

I finanziamenti verdi continueranno a seguire una significativa traiettoria di crescita per una serie di ragioni eterogenee: in primo luogo l’Unione Europea finanzierà il proprio progetto di ripresa verde con circa 225 miliardi di euro sotto forma di obbligazioni verdi. Inoltre, tanto le aziende quanto i governi stanno riscontrando un vantaggio in termini di costo del capitale nell’emissione di obbligazioni verdi. Da sottolineare anche il numero significativamente crescente di aziende che si stanno impegnando a raggiungere obiettivi climatici sostenuti da presupposti scientifici. Infine, gli investitori stanno orientando i propri portafogli in direzione sempre più marcata a favore di asset sostenibili.

Siamo nell’epicentro della rivoluzione verde e il Vecchio Continente continuerà a ispirare su scala globale le attività legate alla finanza verde, dato che tanto i governi quanto le aziende stanno cercando di trarre beneficio dal filone del cosiddetto “greenium”. E possiamo anche guardare al numero di Paesi, anche al di fuori dell’Europa, che dichiarano si essere pronti all’obiettivo net-zero di emissioni entro il 2050, con anche gli Stati Uniti pronti a rientrare in questa lista.

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