Green bond, come difendersi dal greenwashing

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di Stefano Fossati 26 Gennaio 2021 | 16:30

“Negli ultimi anni la domanda di obbligazioni green è salita, così come ne è aumentata in maniera esponenziale l’offerta. Le emissioni globali di green bond sono passate dai 38 miliardi di dollari del 2015 ai 226 miliardi dello scorso anno. Secondo i dati Bloomberg, poi, nel solo terzo trimestre 2020 si sono registrate emissioni pari a 85 miliardi, cifra che rappresenta una crescita anno su anno del 69%. Ci aspettiamo che il trend visto nel corso del 2020 continui anche nel 2021, con i cosiddetti ‘labelled’ bond pronti a riproporsi in scia alla corsa delle aziende a trovare iniziative sostenibili. L’attenzione a quest’area del mercato potrebbe tuttavia sollevare qualche insidia”. E’ quanto osserva James Rich, Senior Portfolio Manager di Aegon Asset Management. Di seguito la sua previsione sui green bond e i consigli per non abboccare all’amo del greenwashing.

Se infatti la maggiore offerta comporta più possibilità di scelta per gli investitori, dall’altro lato essa aumenta il rischio di incorrere in casi di greenwashing. Molti dei nuovi emittenti di obbligazioni green stanno infatti adottando un comportamento opportunistico per trarre vantaggio dei tassi di interesse più economici rispetto ai metodi di finanziamento tradizionali. In assenza di standard comuni a tutta l’industria, gli emittenti di “labelled” bond possono essere inclini a non mantenere le promesse. Molte società non pubblicano i report legati alle emissioni oppure riportano metriche inadeguate alla valutazione dei progressi dei progetti posti a sottostante dell’obbligazione. Dall’altro lato, si possono trovare numerosi emittenti con prodotti, servizi o prassi aziendali che hanno come obiettivo la sostenibilità senza essere sostenute dall’etichetta di “green”. Per identificare davvero le iniziative veritiere, in mancanza di riferimenti approvati e condivisi, è essenziale esaminare ciascuna emissione, valutando cinque precise caratteristiche.

1. Uso dei proventi: studiare l’allineamento tra l’uso dei proventi del bond con l’intento dichiarato

Prima di tutto, è importante assicurarsi che i documenti dell’offerta riportino in maniera dettagliata il progetto e l’allocazione dei finanziamenti. La revisione di tale informativa può aiutare ad assicurarsi che l’uso dei proventi sia allineato ai temi di sostenibilità.

2. Governance: valutare il quadro di governance interno responsabile dell’impiego dei proventi

La valutazione della governance societaria incaricata di sovrintendere l’amministrazione dei proventi è utile nel dare un termometro dell’impegno dell’azienda in ambito sostenibile e di come essa valuti le obbligazioni green. Tale governance deve essere solida.

3. Contesto: considerare i principi ai quali si fa riferimento

Per ogni emissione, controlliamo se viene definita a supporto di un particolare quadro di riferimento, come i Green Bond Principles dell’International Capital Market Association (Icma). Ciò permette di verificare che il bond sia allineato a un particolare criterio di sostenibilità. Nonostante le critiche, avere un framework può dare valore in quanto offre una forma di standardizzazione e con essa la possibilità per enti terzi di verificare i progressi.

4. Report

Il resoconto post-emissione è fondamentale per definire l’impatto del bond sui progetti scelti. Le emissioni più robuste sono seguite da dichiarazioni chiare relative all’allocazione e alle metriche usate per misurare il successo di ciascun progetto. Tuttavia, dato che la reportistica non è imposta, spesso le aziende non procedono con una rendicontazione accurata. In questi casi ci impegniamo attivamente per incoraggiare una comunicazione più chiara.

5. Allineamento: determinare se si tratta di progetti unici o di un passo all’interno di una strategia volta a migliorare la sostenibilità del business

Questo è utile per comprendere l’approccio dell’emittente nel lungo termine. Si cerca di capitalizzare la domanda degli investitori o è un passo credibile verso un futuro sostenibile?

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