Azioni europee, il peggio è ormai alle spalle

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di Stefano Fossati 27 Gennaio 2021 | 19:00

“Vi sono motivi di ottimismo per il 2021. Dimenticatevi la ripresa a forma di ‘U’; la lettera del 2021 è la ‘V’ di ‘vaccino’. Secondo il nostro scenario di riferimento, nella prima parte del 2021 in Europa si assisterà alla distribuzione dei vaccini, che consentirà a imprese e consumatori di iniziare a tornare alla normalità. Anche in caso di ritardi e ulteriori chiusure, l’impatto economico del Covid-19 dovrebbe ridursi notevolmente nel nuovo anno“. E’ l’opinione di Ann Steele, Gestore di portafoglio di Columbia Threadneedle Investments. Di seguito la sua visione.

Ci aspettiamo una netta ripresa degli utili delle società penalizzate dal virus, nonché sostegno dalle misure di stimolo fiscale a livello europeo, iniezioni di liquidità dalle banche centrali e una ripartenza per aziende e consumatori. La disoccupazione dovrebbe salire, ma molti dei consumatori europei che hanno mantenuto il lavoro hanno costituito riserve di liquidità, come dimostrato dal saggio di risparmio delle famiglie nell’eurozona, che nel secondo trimestre 2020 ha raggiunto un record massimo del 24,6%. L’Unione europea ha approvato un pacchetto di stimoli da 750 miliardi di euro per contrastare la pandemia, inoltre il quantitative easing e i tassi d’interesse ai minimi storici della Banca Centrale Europea, della Bank of England e di altri istituti centrali europei dovrebbero protrarsi nel 2021.

Numerose società europee hanno tagliato i costi e migliorato l’efficienza operativa sulla scia del Covid-19. Ragion per cui la nostra tesi centrale parte dal presupposto che le azioni europee godano di un buon supporto. Ciononostante, riteniamo che alcune aziende non sopravviveranno o saranno penalizzate dalla crisi. Quindi, data la presenza di leader e fanalini di coda, le performance come sempre dipenderanno dalla selezione dei titoli.

Siamo dell’idea che i vincitori europei del 2021 ricadranno in due categorie. La prima è composta da società competitive a livello mondiale con marchi validi, solidi team dirigenziali e un forte potere di fissazione dei prezzi. Spesso i modelli di business di queste aziende hanno salvaguardato i loro utili nel 2020 e in alcuni casi, come sanità e tecnologia, hanno permesso loro di trarre vantaggio dal contesto di “nuova normalità”.

La seconda riunisce quelle società che hanno subito un calo degli utili ma anche un crollo delle quotazioni, titoli fortemente ipervenduti a fine anno, che in alcuni casi non meritavano una punizione così severa. Ci aspettiamo che molti di questi titoli evidenzino una solida ripresa degli utili nel 2021. Inoltre, mentre il 2020 volge al termine, molte società europee sono talmente a buon mercato da farci ipotizzare un boom delle operazioni di fusione e acquisizione.

Alla luce di ciò, proprio come nel 2020, la selezione dei titoli sarà fondamentale e farà leva sui maggiori punti di forza di Columbia Threadneedle Investments, dove le decisioni di investimento sono supportate da un team completo di analisti settoriali esperti. Oltre al vaccino, altri due temi influiranno sui mercati azionari europei all’inizio del 2021: i rapporti tra Londra e Bruxelles dopo la Brexit e l’impatto dell’arrivo di Joe Biden alla presidenza degli Usa.

Occorre mettere in conto potenziali perturbazioni degli scambi commerciali tanto per le imprese britanniche quanto per quelle europee l’anno prossimo, a causa della riorganizzazione delle catene di produzione. Tuttavia, tenuto conto della buona volontà di entrambe le parti di appianare i dissidi, prevediamo che eventuali problematiche di grossa entità avranno vita breve. Da parte sua, la vittoria di Biden ha già prodotto un impatto positivo sui mercati globali: gli indici azionari hanno messo a segno forti rialzi all’indomani delle elezioni e man mano che venivano annunciate le alte cariche della nuova amministrazione. Il clima tornerà probabilmente in primo piano a livello globale, specialmente alla luce dell’imminente Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico nonché della promessa della Cina di azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2060. Ciò è positivo per le strategie che applicano criteri ambientali, sociali e di governance (Esg).

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