Dividendi, -20% le cedole delle aziende europee. Parziale ripresa quest’anno

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Avatar di Gianluigi Raimondi 9 Febbraio 2021 | 12:30

Dopo il costante incremento degli ultimi anni, nel 2020 i dividendi distribuiti dalle aziende europee hanno registrato un forte calo. Allianz Global Investor stima che, per effetto della crisi causata dal coronavirus, lo scorso anno complessivamente le società dell’indice azionario Msci Europe abbiano distribuito poco meno di 290 miliardi di euro rispetto ai circa 360 miliardi del 2019. Sebbene i dividendi pagati in un determinato esercizio dipendano di norma dagli utili dell’anno precedente, nel 2020 molte società li hanno ridotti o addirittura sospesi in via precauzionale. In alcuni casi le aziende non erano autorizzate ad effettuare distribuzioni poiché avevano ricevuto aiuti statali nel quadro della crisi da Covid. Nel complesso, lo scorso anno hanno pagato dividendi meno di tre aziende europee su quattro, rispetto ad oltre il 90% degli anni precedenti.

Nel 2021 i dividendi distribuiti dalle società dell’Msci Europe dovrebbero tornare ad aumentare. “Come per l’economia, non prevediamo una ripresa a V della distribuzione dei dividendi nel 2021, ma solo un recupero parziale rispetto alla precedente flessione”, spiega Jörg de Vries-Hippen, Cio Equity Europe di Allianz Global Investors. In cifre: al calo del 20% circa registrato nel 2020 probabilmente seguirà un incremento del 15% circa quest’anno, si passerà cioè da circa 290 a circa 330 miliardi euro. “Secondo le nostre attese per tornare ai livelli pre-crisi bisognerà attendere almeno il 2022. E non dimentichiamo le differenze esistenti fra un settore e l’altro. Sanità e utility, ad esempio, sono riuscite ad aumentare le distribuzioni durante la crisi e continueranno probabilmente su questa strada anche in futuro. Altri comparti invece hanno attraversato maggiori difficoltà nel 2020. Verosimilmente, le società attive nei beni di consumo ciclici e nei beni industriali potranno incrementare i dividendi solo a fronte di una generale ripresa economica, e le distribuzioni di settori come energia e servizi finanziari con ogni probabilità resteranno inferiori ai livelli massimi precedenti”, aggiunge de Vries-Hippen.

Nonostante la forte flessione, anche nel 2020 i dividendi europei hanno continuato a rappresentare una componente sostanziale dei rendimenti azionari. Per effetto della riduzione delle distribuzioni, in Europa nella seconda metà del 2020 il dividend yield è sceso intorno al 2,75%, una riduzione di quasi un punto percentuale rispetto al 2019. In ogni caso, si tratta di un livello ancora nettamente superiore ai rendimenti nominali di molti titoli obbligazionari. I Bund tedeschi a 10 anni, ad esempio, per tutto il 2020 hanno offerto un rendimento leggermente negativo.

L’importanza dei dividendi risulta ancora più evidente in un orizzonte di lungo periodo. Hans-Jörg Naumer, Head of Capital Market Analysis e autore dell’Allianz Global Investors Dividend Study 2021, sottolinea come “I dividendi conferiscono stabilità a molti portafogli, soprattutto in anni di andamento negativo delle quotazioni, poiché possono compensare le perdite sul fronte dei prezzi, totalmente o parzialmente. Inoltre, per effetto della politica di distribuzione di molte società, i dividendi pagati sono meno volatili dei profitti, un fattore che contribuisce a stabilizzare il rendimento complessivo delle azioni”. In Europa, la cultura dei dividendi è molto più radicata che negli USA e in Asia. Tra il 1975 e la fine del 2020, i dividendi hanno rappresentato circa il 35% del rendimento azionario complessivo. “Per gli investitori quindi i dividendi rivestono ancora un’importanza fondamentale”, aggiunge Naumer, “Con il coronavirus la financial repression è entrata in una nuova fase. I tassi di interesse negativi ci accompagneranno ancora a lungo. Continua quindi la ricerca di rendimento”.

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