Obbligazionario emergente, le opportunità in Cina, Indonesia e India

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di Stefano Fossati 10 Febbraio 2021 | 14:30

“Nel contesto di una graduale ripresa globale, siamo costruttivi sul quadro macroeconomico in Asia. Certo, i mercati prezzano già in buona parte la ripresa e potrebbero verificarsi nuove ondate di volatilità sui mercati finanziari, ma siamo pronti a cogliere le opportunità che si presenteranno. Per il 2021, ci concentriamo sull’identificazione di opportunità specifiche per paese e selezioniamo attentamente le posizioni di credito dove vediamo valore e un remoto rischio di default”. Lo afferma Stephen Chang, Portfolio Manager e gestore del Pimco Gis Asia Strategic Interest Bond Fund di Pimco. Di seguito il suo focus sull’obbligazionario emergente.

Cina

Il rimbalzo del Pil cinese nel 2021 sarà probabilmente guidato dai consumi e dai servizi. Mentre gli investimenti infrastrutturali e immobiliari dovrebbero moderarsi a partire dal 2020 con la graduale riduzione delle misure di stimolo del governo, ci aspettiamo una ripresa degli investimenti nel settore manifatturiero, beneficiando non solo del miglioramento degli utili aziendali e del sentiment delle imprese, ma anche del sostegno del governo all’aggiornamento dell’industria e alla localizzazione delle catene di fornitura.

Le esportazioni cinesi hanno guadagnato quote di mercato nel 2020, soprattutto grazie alla forte domanda di dispositivi di protezione individuale e di attrezzature per il telelavoro. Tuttavia, ci aspettiamo una certa inversione di tendenza nel 2021, con il recupero della capacità di produzione globale una maggiore disponibilità dei vaccini, anche se la ripresa della domanda globale fornirà un certo sostegno. L’inflazione dell’indice dei prezzi al consumo (Cpi) dovrebbe essere moderata, con la normalizzazione dei prezzi della carne di maiale e la ripresa dell’inflazione core, insieme a una ripresa dei consumi.

Ci aspettiamo che la politica fiscale rimanga di sostegno, ma i livelli di stimolo saranno inferiori a quelli del 2020. Per quanto riguarda le condizioni monetarie, la crescita del credito si attenuerà rispetto al picco del 2020. Ci aspettiamo che i tassi d’interesse e i requisiti di riserva obbligatoria (Rrr) rimangano invariati, ma la People’s Bank of China potrebbe usare misure mirate per sostenere le industrie chiave e regolare le condizioni di mercato. Le politiche di mitigazione del rischio riprenderanno slancio nei settori più esposti, in particolare l’edilizia. I rischi al ribasso includono un inaspettato inasprimento delle tensioni tra Stati Uniti e Cina sotto l’amministrazione del presidente americano Joe Biden e un eccessivo irrigidimento delle politiche macro, che potrebbe causare una crescita economica più debole, volatilità del mercato, o entrambi.

Il 2021 è il primo anno del 14° piano quinquennale della Cina (2021-2025), che a nostro avviso dovrebbe implicare una prospettiva economica stabile. Ci aspettiamo che il governo continui a enfatizzare la crescita di qualità e la mitigazione dei rischi. Mentre le riforme dal lato della domanda stimoleranno ulteriormente i consumi cinesi rafforzando la rete di sicurezza sociale e promuovendo l’accesso ai servizi e ai beni, creeranno anche nuove opportunità di investimento per la produzione e le infrastrutture ad alta tecnologia, di alta qualità e più rispettose dell’ambiente. Con i nuovi ambiziosi obiettivi climatici della Cina (come la carbon neutrality entro il 2060), non solo il governo fornirà supporto politico all’economia verde, ma è probabile che il capitale privato fluisca nelle industrie ad essa legate. Ci sono notevoli opportunità potenziali nel settore delle nuove energie in Cina, tra cui l’energia eolica e solare, le auto elettriche, i sistemi di stoccaggio dell’energia, le infrastrutture verdi e le attrezzature e i servizi legati all’ambiente.

Indonesia

Ci aspettiamo che l’economia indonesiana rimbalzi a circa il 4,8% nel 2021 dalla contrazione del 2% del Pil nel 2020, la sua più profonda recessione dalla crisi finanziaria asiatica del 1998. La pandemia di Covid-19 ha colpito sia il turismo che i consumi interni, anche se i prezzi delle materie prime e le esportazioni si sono ripresi rapidamente nella seconda metà del 2020. Lo stimolo del governo ha sostenuto gli investimenti pubblici e i consumi, e anche le esportazioni minerarie e manifatturiere hanno registrato un forte rimbalzo. Tuttavia, gli investimenti privati rimangono in contrazione, mentre il reddito delle famiglie e i consumi interni mancano di slancio.

In risposta alla pandemia, la Banca d’Indonesia ha tagliato il suo tasso d’interesse di 125 punti base al 3,75% nel 2020 e ha lanciato un programma di quantitative easing per sostenere l’emissione di debito pubblico, di cui ha acquistato il 40% dell’emissione netta. Ci aspettiamo che la BI tagli i tassi di interesse di altri 25-50 punti base al 3,25%-3,50% quest’anno. Con l’inflazione Cpi prevista al 2% nel 2021, al di sotto dell’obiettivo della BI di circa il 3%, e un miglioramento del saldo delle partite correnti, la banca centrale ha spazio per tagliare, anche se continua ad ancorare i rendimenti delle obbligazioni a lungo termine tramite il Qe sia sul mercato primario che su quello secondario.

Sul lato fiscale, ci aspettiamo una mossa verso il consolidamento. In risposta allo shock senza precedenti della pandemia sull’economia, i politici hanno sospeso il tetto del 3% del deficit di bilancio per il periodo 2020-2022. Con un deficit di bilancio previsto del 6,4% nel 2020 e del 5,8% nel 2021, i politici sono impegnati a consolidare il deficit al 3% o meno entro il 2023, anche se questo potrebbe rivelarsi difficile.

Anche se c’è un certo rischio per il rating del credito sovrano a causa dei deficit più elevati, riteniamo che il cambio della rupia indonesiana, i titoli di stato in valuta locale e le obbligazioni sovrane denominate in dollari statunitensi siano abbastanza ben ancorati. I buoni livelli di debito e di leva finanziaria dell’Indonesia garantivano al paese una solida base investment grade prima dell’inizio della pandemia. Durante l’ultimo decennio, il livello del debito pubblico in rapporto al Pil è diminuito dal 57% nel 2004 al 41% nel 2020. Allo stesso modo, il debito estero è diminuito dal 55% al 36% del Pil. La riserva internazionale ufficiale della BI, pari a 135 miliardi di dollari, fornisce un forte cuscinetto sia per la rupia indoneisana che per i titoli di stato. Le obbligazioni indonesiane in valuta locale prive di copertura offrono una discreta opportunità di generazione di reddito grazie al sostegno della banca centrale e ai rendimenti più elevati rispetto ai mercati comparabili.

India

Ci aspettiamo che l’economia indiana rimbalzi a circa l’8,5% nel 2021 dal -9,7% del 2020. Mentre lo stimolo del governo sta sostenendo i consumi e l’agricoltura, anche le esportazioni e la produzione stanno rimbalzando. Tuttavia, gli investimenti privati rimangono in contrazione per il quinto trimestre di fila (dato al terzo trimestre 2020). Prevediamo che l’attività non tornerà ai livelli pre-Covid fino al 2022.

l’inflazione Cpi dovrebbe essere leggermente superiore al consenso (4,3%), raggiungendo il 4%-5% nel 2021. Nonostante la debolezza della domanda e dei prezzi del petrolio, le diffuse interruzioni della catena di approvvigionamento e i prezzi sfavorevoli dei prodotti alimentari dovrebbero mantenere sia l’inflazione Cpi headline che core al di sopra del 5%. Ci aspettiamo anche che la Reserve Bank of India mantenga i tassi di interesse al 4% per qualche tempo. Dopo aver tagliato i tassi di 115 punti base in risposta alla pandemia, la capacità della Rbi di tagliare ulteriormente è limitata dall’inflazione elevata, dal focus sull’uso del Qe per mantenere un’ampia liquidità nel sistema finanziario, e dalla necessità di digerire la pesante emissione fiscale richiesta a causa di deficit più elevati. Il pacchetto di stimolo pandemico porterà il deficit del governo centrale per l’anno fiscale 2021 (che termina a marzo 2021) al dato record del 7,5% del Pil (deficit delle governo generale, e al 12% del Pil se si includono i deficit statali). Anche se l’economia si sta lentamente riprendendo, saranno necessari ulteriori stimoli per sostenere il rimbalzo economico. Ci aspettiamo che il deficit del governo centrale scenda leggermente al 6% del Pil nell’anno fiscale 2022.

I principali rischi che vediamo sono l’incertezza sul contenimento del Covid-19 e l’efficacia di un programma di vaccini nella seconda metà dell’anno. C’è anche una continua pressione per il deleveraging nel sistema finanziario e nelle imprese, che potrebbe indebolire la trasmissione dei finanziamenti di stimolo al settore privato. Inoltre, le agenzie di rating Moody’s e Fitch hanno assegnato un outlook negativo al rating sovrano BBB- dell’India a causa dell’elevato debito pubblico, del deficit significativo e dello stress nel sistema finanziario. Anche se l’India non ha obbligazioni esterne sovrane, perdere il suo rating sovrano investment grade metterebbe comunque sotto pressione il credito assimilabile al sovrano e il corporate.

Vediamo delle opportunità nel potenziale apprezzamento della sua valuta. La bilancia delle partite correnti dell’India è in surplus, con un livello previsto di 39 miliardi di dollari o l’1,5% del Pil quest’anno, per la prima volta dal 2007, date le deboli importazioni e i prezzi del petrolio. Insieme ai forti investimenti diretti esteri e ai flussi azionari, il surplus della bilancia dei pagamenti ha superato il 3% del Pil nel 2020. A nostro avviso, la banca centrale indiana continuerà probabilmente ad accumulare riserve di valuta e a permettere un maggior grado di apprezzamento della rupia indiana.

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