Con Draghi l’Italia può avere una voce più forte in Europa. La settimana dei mercati

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Avatar di Stefano Fossati 12 Febbraio 2021 | 17:30

“I prezzi di molti asset sono rimasti sostanzialmente invariati nell’ultima settimana, in assenza di notizie significative o di un evento catalizzatore in grado di dare una direzione ai mercati. L’azionario Usa si è avvicinato a nuovi massimi e gli spread sui bond societari si sono lievemente ristretti, con l’indice high yield Usa che è sceso sotto il 4% per la prima volta nella storia. Ad ogni modo, i movimenti di mercato sono stati abbastanza contenuti e la performance poco brillante delle nuove emissioni di obbligazioni corporate ha suggerito che lo slancio degli spread verso un ulteriore restringimento stia svanendo“. E’ quanto evidenzia Mark Dowding, Cio di BlueBay. Di seguito il suo consueto punto settimanale sui mercati.

I rendimenti dei bond governativi core sono rimasti costanti durante la settimana, sulla scia di un report sull’inflazione Usa piuttosto positivo. Nel frattempo, un dollaro lievemente più debole ha favorito gli asset dei mercati emergenti, anche se i rendimenti complessivi sia in valuta forte che in valuta locale restano leggermente negativi dall’inizio del 2021. I commenti di Larry Summers sul fatto che l’Amministrazione democratica rischia di sovra-stimolare l’economia Usa hanno fatto alzare qualche sopracciglio, anche se i successivi chiarimenti hanno specificato che non era la quantità di stimoli a essere messa in discussione, ma il modo con cui vengono implementati.

Dal nostro punto di vista, crediamo che le misure legate alla spesa in infrastrutture e all’investimento in tecnologie green seguiranno immediatamente il pacchetto di aiuti per il Covid-19 attualmente in discussione, e che questi piani a lungo termine potrebbero contribuire ad alimentare la crescita nel tempo. Nonostante questo, la decisione di ricorrere al processo di ‘budget reconciliation’ per far passare questo pacchetto potrebbe significare che si arrivi a un ammontare di circa 1.500 miliardi di dollari, maggiore di quanto avevamo previsto in precedenza, con l’ulteriore vantaggio che gli stimoli entrerebbero in vigore un po’ prima di quanto ci aspettavamo. In questo contesto, con i contagi in calo e il progresso sui vaccini, siamo lieti di constatare che il tema reflazionistico in atto da inizio anno resta valido.

Trend modesti sui rendimenti

Dubitiamo che le politiche di easing delle banche centrali inizieranno a essere rimosse prima della seconda metà del 2021 e abbiamo l’impressione che le autorità statunitensi si accontenteranno di mantenere gli indicatori delle condizioni finanziarie – come l’indice GS – su livelli più accomodanti che mai. A un certo punto, i timori di una bolla e le preoccupazioni per stabilità finanziaria potrebbero portare a un tono più da ‘falco’, ma non vi è ancora alcuna pressione a muoversi in quella direzione dato che l’economia è ancora lontana da un livello di piena occupazione. Tuttavia, con le previsioni sul Pil in aumento al 7% per l’anno, è probabile che l’output gap verrà colmato già nella seconda metà del 2021.

Di conseguenza, crediamo che la Fed non si preoccuperà troppo se i rendimenti si muoveranno leggermente al rialzo nei prossimi mesi. Finora, l’aumento dei rendimenti ha riguardato quelli nominali ma non quelli reali, dato che il tasso di inflazione break-even è aumentato fino al 2,2%. Tuttavia, dubitiamo che ciò resterà vero ancora a lungo. Naturalmente, un brusco rialzo dei tassi reali potrebbe rappresentare un segnale piuttosto pessimistico per gli asset rischiosi, ma riteniamo sia più probabile assistere a un aumento più lieve e graduale nelle prossime settimane.

Nell’Eurozona

Gli spread italiani hanno continuato ad andare in rally, in preda all’idea che Mario Draghi diventi il Primo Ministro italiano. Speriamo che Draghi possa posizionarsi al centro del dibattito per revisionare le regole fiscali che governano l’unione monetaria, una volta che saranno passare le elezioni di settembre in Germania. L’Italia ha ora la possibilità di avere più voce in capitolo all’interno dell’Ue e di creare un’unione più stretta e più solida, il che dovrebbe contribuire alla continua riduzione dei premi al rischio degli asset italiani. Tutto questo, però, richiede anche molta fiducia. La realtà è che governare potrebbe rivelarsi un compito molto più sfidante per Draghi nelle prossime settimane e chiunque abbia speso del tempo a seguire la politica italiana sa che certamente non sarà una passeggiata.

Nel frattempo, le notizie positive nel Regno Unito circa il calo dei contagi e gli ulteriori grandi progressi nelle vaccinazioni sono state moderate dai crescenti chiacchiere sulle problematiche commerciali con l’Ue e sulle mosse del Governo britannico, che continuerà a limitare i viaggi internazionali per molti mesi a venire. In questo contesto, potrebbe essere più difficile per il Regno Unito e la sterlina proseguire la recente sovraperformance.

Il nodo criptovalute

L’altra principale fonte di interesse nell’ultima settimana è stata il rally nelle criptovalute, con i bitcoin che hanno toccato i 45.000 dollari in seguito all’annuncio di Tesla di aver investito 1,5 miliardi di dollari dei suoi fondi in tal senso e di voler iniziare ad accettare pagamenti in bitcoin. La ‘FOMO’ generata dopo che il prezzo del bitcoin è cresciuto del 500% negli ultimi quattro mesi continua ad attirare nuovi investitori verso l’asset class.

Tuttavia, vorremmo sottolineare che da un punto di vista Esg tali investimenti hanno conseguenze particolarmente negative. Al di là delle preoccupazioni riguardo al fatto che le criptovalute vengono ampiamente utilizzate per finanziare attività criminali in un mercato non regolamentato e che la lassa governance sui cambi monetari espone potenzialmente gli investitori a perdite catastrofiche, un elemento sempre più importante riguarda il consumo di energia legato alle attività di ‘mining’ di monete che richiedono l’uso di computer. Si stima che il consumo energetico associato al mining digitale dei bitcoin è già superiore rispetto al consumo totale di energia di un Paese come l’Argentina, anche prima dell’ultima impennata dei prezzi.

Con la crescita dei prezzi delle criptovalute, aumentano anche gli incentivi per il ‘mining’. Ciò implica che il consumo energetico potrebbe continuare a crescere a un tasso allarmante. In questo contesto, gli investitori dovrebbero chiedersi se la riduzione di emissioni che si potrebbe pensare di ottenere investendo in Tesla, rispetto ai produttori di auto tradizionali, non venga di fatto controbilanciata dalla decisione di allocare fondi sui bitcoin, guidando di conseguenza i prezzi al rialzo. In ogni caso, si potrebbe controbattere che hipster e millennial che si riversano sulle criptovalute semplicemente non siano interessati alle questioni Esg, ma motivati dal desiderio di arricchirsi velocemente grazie all’aumento dei prezzi.

Guardando avanti

Non ci sorprenderebbe se la prossima fosse un’altra settimana di calma con i festeggiamenti del Capodanno in Cina. In generale, c’è la sensazione che ci siano meno driver macro per la volatilità rispetto a quelli a cui ci eravamo abituati mentre Trump twittava dalla Casa Bianca. Più che altro l’impressione è che la brezza stia iniziando a gonfiare le vele dell’economia globale. I trend reflazionistici sembrano averci sospinti in avanti, e la principale fonte di rischio sembra poter derivare da una rapida mossa al rialzo sui tassi.

Nei tempi a venire, sappiamo che serviranno alcune difficili manovre di virata quando le politiche invertiranno la rotta, ma ciò non avverrà ancora per un certo tempo. Per ora, possiamo fermarci e apportare solo aggiustamenti modesti all’equilibrio generale del portafoglio, senza che ci sia necessità di cambiamenti più assertivi.

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