Calma prima della tempesta?

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di Gianluigi Raimondi 15 Febbraio 2021 | 10:00

Mercati che entrano nell’anno del Bue parcheggiati sui massimi storici, e sebbene ormai da qualche giorno a questa parte gli scostamenti dei listini azionari appaiano piuttosti contenuti, questo non nasconde il permanere di una qual certa frenesia azionaria, ben evidenziata dai volumi scambiati sui listini americani: una media di 15,8 mld di azioni negli ultimi 20 giorni che rimane decisamente vicina al picco dell’ultimo decennio registrato il 25 marzo (16,1 mld di azioni) al culmine della crisi pandemica”. A farlo notare è Michael Palatiello, ad e strategist di Wings Partners Sim, che di seguito dettaglia la propria view e il proprio outlook sull’attuale situazione dei mercati finanziari.

Calma apparente quindi (si attende con ansia il rilascio del pacchetto fiscale da 1,9 trilioni promesso dagli USA) ma clima decisamente litigioso sul fronte geopolitico. Dopo la tregua natalizia siglata tra Regno Unito ed EU riemergono tutte le frizioni da divorzio che ci hanno tenuto in sospeso per quasi un lustro. Se la City di Londra inizia ad accusare il prezzo della libertà, andando a perdere progressivamente volumi di intermediazione finanziaria a favore delle piazze europee (ieri superata da Amsterdam in termini di volumi azionari) e con invero poca propensione da parte dell’Europa a discutere eventuali termini di equivalenza tra i due mercati, la questione dei confini irlandesi (dopo il passo falso europeo sull’eventuale blocco delle esportazioni dei vaccini) torna a cappeggiare nei diverbi tra i due exconiugi.

Sul versante opposto del globo Biden prova ad assumere toni più distensivi nei confronti della Cina, sebbene temi quali la concorrenza sleale, i diritti di brevetto, e le questioni umanitarie (senza dimenticare la disputa su Taiwan) rimangano sul piatto; in un recente discorso Biden ha evidenziato la necessità che gli USA si adeguino ai progressi infrastrutturali attuati da Pechino. Per dare un esempio dell’attuale disparità sul tema basti pensare al sempre più attuale comparto dei veicoli elettrici, con la Cina che ha installato solo a dicembre 112.000 nuovi connettori di ricarica, più di quanti ne abbiano installato gli USA dal 2010…

 

 

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