Energie rinnovabili, verso la fine del petrodollaro

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di Stefano Fossati 15 Febbraio 2021 | 19:00

“Il prezzo del petrolio è salito molto durante lo scorso anno, ma solo dopo essere crollato nel primo trimestre del 2020. La sua tendenza a lungo termine è al ribasso. In questo momento potrebbe dunque trovarsi al livello massimo. Secondo l’ente statunitense Energy Information Agency, la produzione di greggio globale nel 2020 sarebbe scesa del 6,3% circa. La causa è stata probabilmente il Covid-19 e, sempre secondo la stessa agenzia, la produzione dovrebbe salire nuovamente nel 2021/2022. Comunque, il passaggio alle fonti di energia rinnovabili sembra inarrestabile. Le implicazioni nel più lungo termine sono numerose, con ripercussioni positive sul clima e sull’economia globale”. Lo afferma Chris Iggo, C Core Investments di Axa Investment Managers. Di seguito la sua visione.

I Paesi dove storicamente i carburanti fossili hanno scarseggiato possono puntare in futuro sulle fonti di energia rinnovabili. Tale passaggio può trasformare le fortune economiche di un Paese, migliorando la crescita economica e la produttività a livello strutturale, incidendo sulla bilancia commerciale (sia in positivo che in negativo) e cambiando radicalmente gli equilibri di potere geopolitico.

Ci sono regioni in cui le potenzialità del sole e del vento sono molto elevate, ma anche altre aree possono trovare il modo di sfruttare questa fonte di energia, per esempio il Sud Europa non è diverso dalla costa settentrionale dell’Africa in termini di risorse solari.

La fine del petrodollaro?

Col passaggio verso le fonti di energia rinnovabili a livello locale, la domanda di carburanti fossili tradizionali andrà diminuendo (non ancora in termini assoluti). La ridotta dipendenza dal petrolio e da pochi grandi fornitori che controllano il mercato (Opec e pochi altri) avrà conseguenze economiche. I prezzi dell’energia dovrebbero scendere e diventare meno volatili poiché diminuirà l’influenza “politica” sulle forniture di energia.

Nel lungo periodo potrebbero esserci implicazioni anche per il dollaro. Gli scambi di petrolio e gas naturale avvengono in dollari Usa. Con la maggiore dispersione della produzione di energia rinnovabile (più concentrata localmente) si farà meno affidamento su un’unica valuta. Il “petrodollaro” appartiene al passato, inoltre svanirà la necessità per alcune valute di restare ancorate al dollaro. Nel contempo, la Cina avrà un ruolo più importante nella produzione di energia globale, considerata la sua posizione attuale nello sviluppo di energia rinnovabile e nelle relative tecnologie e catene di distribuzione. Una maggiore crescita economica e nuovi equilibri energetici su scala globale ci rendono rialzisti nel lungo termine sul renminbi rispetto al dollaro.

Meno inflazione per l’energia?

Non so valutare il futuro grado di sicurezza delle forniture di elettricità da fonti rinnovabili, tuttavia mi aspetto che siano più stabili del petrolio, considerata la varietà delle fonti (non solo vento e sole ma anche nucleare, idrica, geotermica, biocarburanti). Questo dovrebbe significare anche prezzi più stabili per l’energia e un tasso d’inflazione meno volatile nel tempo. Il costo dell’elettricità da fonti rinnovabili è in calo da anni e, in generale, è più basso nel corso della vita di un progetto rispetto a quello dell’elettricità prodotta da petrolio e carbone. Con i progressi tecnologici, i prezzi dell’energia potrebbero scendere ancora di più. Le tecnologie più convenienti consentiranno la conversione dell’energia solare ed eolica in elettricità a livello locale, trasformando radicalmente le economie di imprese e Paesi che fanno affidamento su fonti di energia primaria non locali.

Investimenti puliti

Fa parte dello sviluppo della tecnologia che ha attirato massicci investimenti negli ultimi anni. I prezzi delle azioni delle aziende nel campo dell’energia pulita sono saliti moltissimo. Per quanto i FAANG continuino ad attirare interesse, il settore dell’energia pulita sta crescendo. E immagino che tale tendenza proseguirà. Si può ancora investire molto per espandere la capacità di energia rinnovabile, per aumentare i punti di ricarica dei veicoli elettrici e potenziare il trasporto dell’idrogeno, nonché per adattare i processi industriali esistenti alle nuove fonti di energia. È una rivoluzione con un grande potenziale di sviluppo.

Con il Green Deal in Europa e i piani per le infrastrutture verdi del Presidente Biden sono stati messi a disposizione abbondanti fondi pubblici. Gli investitori stanno incanalando sempre più fondi verso le attività verdi: le emissioni di green bond hanno già totalizzato 28 miliardi di dollari nel 2021, rispetto ai 220 miliardi dell’intero 2020. Gli investitori obbligazionari non ricevono un buon rendimento sotto forma delle cedole, ma possono centrare i propri obiettivi non finanziari attraverso le obbligazioni verdi e sostenibili (attualmente lo yield-to-maturity dell’indice Ice/Bank of America Global Green Bond è dello 0,48%). Se non è possibile ottenere rendimenti elevati, almeno facciamo del bene! La diffusione delle politiche Esg tra gli investitori, in ultima analisi, premierà le aziende che si sono impegnate nell’azzeramento delle emissioni di carbonio in futuro rispetto a quelle che continuano a emettere gas a effetto serra. Sono convinto che il settore genererà performance stabilmente positive nel lungo periodo.

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