I mercati sono a rischio bolla? L’analisi

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di Stefano Fossati 16 Febbraio 2021 | 14:00

A cura di Investire nei Megatrend

In questo articolo analizziamo vari segnali che ci spingono a dire che i mercati azionari sono sempre più a rischio bolla.

Di “rischio bolla” ho già parlato il primo febbraio in questo articolo dove mettevo a confronto il rally del mercato azionario americano con il comportamento incosciente dei trader del caso Gamestop. Oggi ritorno a parlarne perché le evidenze si accumulano e arrivano gli allarmi di Federal Reserve e del World Economic Forum.

Come si sviluppa una bolla

Le bolle finanziarie sono vecchie quanto il mondo. O almeno come le Borse. Tra le più conosciute, ricordiamo la Bolla dei Tulipani in Olanda. Da novembre 1636 a maggio 1637 i prezzi dei bulbi schizzarono da pochi fiorini a una media di 200 fiorini. Il bulbo più costoso fu acquistato per 6.000 fiorini. Il reddito medio dell’epoca era di 150 fiorini l’anno, e la gente vendeva la casa per comprare i bulbi. Poi, in poche settimane… Boom!

Quasi cent’anni più tardi, nel 1720, scoppiò in Inghilterra la febbre per la Compagnia dei Mari del Sud. Altra bolla che coinvolse migliaia di poveri illusi e tra le vittime illustri ci fu anche Isaac Newton, che disse “posso calcolare i movimenti delle stelle, ma non la pazzia delle folle”.

Nel 1929 ricordiamo tutti il crollo di Wall Street, che trascinò nel baratro il famoso speculatore Jesse Livermore. E in tempi più recenti la corsa a comprare titoli delle aziende dot-com alla fine degli anni Novanta.

Queste bolle sono sempre innescate dalle informazioni distorte che circolano tra gli investitori, alimentate dai media (tradizionali e social). I titoli a effetto dei giornali solleticano l’avidità del piccolo risparmiatore che, per non perdere il treno, compra a qualsiasi prezzo. Ricordate e.Biscom? Probabilmente no, ma vent’anni fa eravate in fila per comprarla a qualsiasi costo!

Fonte: Corriere della Sera

Il comportamento degli investitori è spiegato da un modello teorico ben noto, inventato da un professore di geografia economica subito dopo lo scoppio della bolla internet. Eccolo qui sotto.

Il modello di Jean-Paul Rodrigue della formazione di una bolla

Come vedete, il ciclo di sviluppo della bolla è diviso in quattro fasi. Le prime due sono tipicamente appannaggio di investitori professionali che conoscono bene l’azienda, il settore o il bene in cui investono. E comprano quando i prezzi riflettono il valore dell’asset.

La terza fase, dove il prezzo si impenna, è dominata dall’avidità dei risparmiatori solleticati dalla “media attention” con titoli, articoli, servizi in radio e tv. E oggi anche dai post sui social network come Reddit e Twitter.

A proposito di post basta un tweet di qualche influencer di peso che la massa arriva a comprare qualsiasi cosa, come la cryptovaluta Dogecoin. Salvo poi perdere tutti i soldi investiti come si vede qui sotto.

Fonte: Twitter. Il tweet di Elon Musk

L’allarme della Fed

I mercati azionari, così come le criptovalute e i bond a reddito fisso sono ormai chiaramente in ipercomprato, e su livelli mai visti storicamente.

Se ne è accorta anche la Fed che settimana scorsa ha chiesto alle 19 principali banche americane di eseguire stress test con l’obbiettivo di capire se resistono a un crollo del 55% dei mercati azionari (con riferimento al Dow Jones Total Index).

Siete spaventati? Bene. Ma sappiate che l’orizzonte temporale per la Fed è al terzo trimestre 2022! Io non sarei così ottimista… e poi ve lo spiego.

L’allarme del Wed 2021

Non vi basta la Fed? Allora guardate cosa hanno detto al World Economic Forum qualche settimana fa. Ogni anno queste menti eccelse elaborano la classifica dei potenziali rischi di breve e medio termine.

Per la cronaca, nel 2019 il rischio pandemia globale manco era considerato, anzi era in fondo alla classifica, quindi vedete voi quanta affidabilità dare a questa analisi.

Nell’elenco qui sotto il primo rischio per il periodo 2023-2025 è lo scoppio di una bolla (sull’equity), più sotto abbiamo un commodity shock e una crisi del debito pubblico. A parte le date, concordo su tutto e questi rischi a mio avviso scatteranno più o meno insieme o a cascata. Qualcuno rimarrà con il cerino in mano (tipicamente il piccolo risparmiatore)!

Fonte: World Economic Forum – analisi dei rischi 2023-2025

Cosa dice il business cycle di Martin Pring

Noi siamo analisti di mercato, quindi guardiamo ai vecchi, ma sempre utili, grafici. E’ famoso tra tutti gli analisti il Business Cycle teorizzato da quel genio dell’analisi tecnica di Martin J. Pring.

Vi consiglio di leggere regolarmente il suo sito perché è una miniera di spunti di riflessione sull’andamento dei mercati. Ad esempio a inizio anno in questo post teorizza che siamo arrivati al quarto stadio del ciclo. Ecco il grafico.

Fonte: PringTurner.com

Come vedete il ciclo dell’equity sta arrivando al culmine, anticipando lo sviluppo dell’economia, che a sua volta anticipa il rialzo dei tassi e dell’inflazione. Questo modello funziona da decenni ed è una delle basi dell’analisi intermarket.

La mia analisi intermarket

Da bravo analista (e investitore) mi documento e seguo tante fonti qualificate di analisi come Martin Pring. Ma poi eseguo le mie analisi con la mia metodologia proprietarie per vedere se conferma quanto leggo altrove.

La metodologia “Ruota dei Mercati” che ho ampiamente spiegato nel libro omonimo si basa sull’applicazione dell’analisi intermarket, che a mio avviso è l’unica che permette di capire mercati complessi come quelli attuali.

L’analisi intermarket si basa sullo studio di relazioni di forza e correlazioni tra asset di classi diverse come azionario, obbligazionario, materie prime, valute, tassi d’interesse, oltre a indicatori macroeconomici.

Qui vi faccio vedere alcuni dei miei indicatori (gli altri li trovate nel libro “La Ruota dei Mercati Finanziari”).

Rapporto S&P 500/Crb

Questo è uno dei miei grafici preferiti. E’ composto da un indice di forza relativa tra S&P 500 e Crb Index. Ovvero tra le azioni americane (tipico asset speculativo) e le materie prime (tipico asset difensivo).

O ancora, visto in altro modo, rappresenta due mondi opposti: la speculazione finanziaria contro l’economia reale, quella fatta di beni solidi come rame, cereali, legno, petrolio, ecc.

Fonte: Andrea Forni – Investirobot.com

Nel grafico vediamo il rapporto di forza (sopra) e l’S&P 500. Il trucco è guardare a possibili divergenze tra le due linee. Vedete che in 25 anni sono evidenti quattro divergenze, in occasione di inversioni storiche dell’indice.

La prima nel 1999, sei-sette mesi prima dello scoppio della bolla dot-com. Poi nel 2007, mesi prima del crollo dei mercati. Poi nel 2008, mesi prima del minimo del 2009. E infine da pochi mesi. Ancora più impressionante pensando alla forza dell’azionario americano, che si piega alla forza dirompente delle commodity!

Quindi la prima lampadina rossa è accesa e ci dice di essere molto prudenti sul risk-on (e magari guardare più alle commodity che a Gamestop).

Over-confidence dei piccoli trader

Un altro indicatore che guardo con attenzione è il comportamento dei piccoli trader e la loro esposizione d’indebitamento per aprire posizioni a leva.

In questi mesi di pandemia abbiamo visto arrivare una valanga di piccoli trader improvvisati (il popolo di Reddit, i Robinhooders, di cui parlo in questo articolo).

Di solito questi trader operano con broker a basso costo che li incentivano ad aprire posizioni a leva su indici e titoli azionari “per guadagnare di più e in fretta”. Per aprire posizioni a leva bisogna indebitarsi.

A fine 2020 l’ammontare del debito dei trader retail era circa 778 miliardi di dollari. Una cifra mostruosa come si vede nel grafico che dimostra l’euforia che c’è oggi sui mercati azionari.

Fonte: Advisor Perspectives

Per leggere l’analisi completa vi consiglio questo articolo da cui ho tratto il grafico.

Risk-on contro risk-off

L’ultimo grafico che vi faccio vedere è altrettanto importante perché è un termometro del sentiment degli operatori. E segnala se siamo in risk-on o risk-off mettendo in relazione il mercato azionario con la volatilità implicita (data dalle opzioni sullo stesso) e con l’oro, che è l’asset difensivo per eccellenza.

Fonte: Andrea Forni – Investirobot.com

Anche questo è un grafico ultra-ventennale perché bisogna conoscere la storia per capire il presente e (forse) vedere il futuro.

Vedete che l’indice Vix sta arrivando sui minimi indicando piena confidenza degli operatori (da leggere sempre in forma contrarian su questi livelli estremi) mentre il rapporto tra oro e S&P 500 è ribassista. Quindi gli operatori sono ancora tutti sull’equity, che è più forte dell’oro.

Se siete curiosi, prendete il grafico dell’oro con candele trimestrali e guardate cosa sta facendo… poi tirate le vostre conclusioni.

Conclusioni

Questo è il secondo articolo che scrivo per segnalare che il rischio bolla diventa sempre più concreto. Quando scoppierà la bolla? Ah, saperlo… Però il mio modello intermarket e gli allarmi di Fed e Wef dovrebbero metterci sulla difensiva. Quindi, operiamo sui mercati azionari, ma con la prudenza di chi sa che il sogno può trasformarsi da qui a qualche mese in incubo per chi è troppo ingordo.

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