Il boom delle materie prime accompagna il rally dei mercati

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di Stefano Fossati 16 Febbraio 2021 | 15:00

A cura di Wings Partners Sim

Nè la chiusura di due importanti piazze finanziarie quali Cina ed Usa, ne i persistenti richiami a una palese situazione di eccesso sui mercati (questa volta tocca all’indice di JP Morgan segnalare una situazione di estrema “compiacenza” non più registrata dai tempi della bolla .com) sembrano frenare la voglia di rialzo con i listini rimasti aperti ieri che hanno messo a segno un avvio di settimana in deciso progresso.

L’ottimismo legato al cosidedetto “reflation trade” e la convinzione che i progressi nella campagna vaccinale di pari passo a una politica monetaria e fiscale che rimangono (e rimarranno) estremamente aggressive (malgrado qualche non troppo sopito timore di esplosioni inflazionistiche) sembrano consolidare la visione di una ripresa economica a tutto tondo nella seconda parte dell’anno per le maggiori economie mondiali.

L’ottima perfomance dei listini azionarti europei ieri, e asiatici questa mattina, va di pari passo a una vera e propria esplosione nel comparto delle materie prime, ben rappresenata dall’ulteriore progresso messo a segno dal Petrolio nella giornata di ieri; qui ad un mercato che pare direzionarsi rapidamente verso un equilibrio tra domanda ed offferta, si aggiunge il fattore seppur transitorio ma indubbiamente rilevante rappresentato dall’ondata di gelo artico che ha investito gli States nelle ultime ore, particolaremente incisiva nell’area del Texas che ha visto fermarsi la produzione per oltre 1 milione di barili al giorno e 10 miliardi di pollici cubi di gas, di pari passo all’operatività di alcuni importanti gasdotti e raffinerie di benzina e diesel. Come risultato oltre 5 milioni di americani hanno sperimentato black out a rotazione anche di lunga durata mentre il prezzo dell’energia elettrica nella regione è letteralmente impazzito nelle ultime ore raggiungendo picchi superiori ai 9mila dollari per MW/h.

Ma i prodotti energetici non sono gli unici protagonisti della sessione passata, dato che anche il mercato dei metalli non ferrosi (sebbene su volumi più che rastremati) ha visto episodi senza precedenti quali un premio cash sullo stagno che ha a tratti superato quota 6mila dollari per tonnellata prima di assestarsi, nella mattinata odierna, in area 5mila dollari per tonnellata.

Al di la della cronica carenza di metallo fisico si parla molto in questi giorni di una strutturale scarsità di approvvigionamento nel settore chips e semiconduttori, tanto da mettere in serio predicato l’operatività del settore auto Usa che potrebbe subire una riduzione della produzione nel primo trimestre tra 1,1 ed 1,8 milioni di unità. Un problema che a quanto pare non tocca invece l’Euoropa dato che qui la persistenza delle misure restrittive volte a contrastare la pendemia ha nuovamente provocato un collasso del settore automotive con una flessione nelle immatricolazioni a gennaio pari al 28% su base annua nei principali mercati di sbocco (Germania, Uk, Francia, Italia e Spagna). Anche qui si va a delineare una netta dicotomia prospettica tra le perfomance di Usa ed Uk (che stanno rapidamente uscendo dalla fase più acuta dei lockdown) e quelle di una Europa che vede invece le restrizioni permanere (non solo in Italia) generando al contempo sempre più malumore nel tessuto produttivo dei paesi coinvolti.

Il movimento dello stagno mette in ombra il resto del comparto che comunque non lesina rialzi dopo la settimana appena conclusa che ha visto l’indice dei metalli di base segnare il progresso più significativo dal luglio del 2020 portandosi ai massimi dall’ormai lontano 2011; quasi tutti i metalli del comparto hanno fatto segnare nuovi massimi d’anno nel pomeriggio di ieri, incluso un alluminio, a ridosso dei 2.100 dollari a tonnellata, che apparentemente non sembra risentire della doppia problematica (produzione e vendite) che sta accusando il settore auto in questo frangente.

Tra i migliori del gruppo impossibile non citare il rame che ancora una volta svetta sopra quota 8.400 dollari questa mattina e che pare attendere con ansia solo il ritorno dei cinesi per consolidare l’attuale movimento al rialzo (resta da vedere se il Dragone si accoderà al movimento oppure approffitterà dell’estensione rialzista per innescare prime prese di beneficio).

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