Cina, nell’anno del Bue puntare su consumi, energia green ed elettrificazione dei trasporti

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Avatar di Stefano Fossati 16 Febbraio 2021 | 18:30

“Il rimbalzo economico della Cina dallo shock indotto dal coronavirus, unitamente a una crescita strutturale duratura, daranno slancio agli utili aziendali nell’anno del Bue, in linea con le caratteristiche leggendarie di tale creatura. Secondo il calendario lunare cinese, l’anno iniziato il 12 febbraio è quello del Bue, animale stimato nella cultura cinese per la sua forza e dedizione. La resistenza dell’economia cinese, simile a quella del bue, permetterà alle aziende produttive di ottenere solidi risultati, a beneficio degli investitori”. Lo sottolinea Nicholas Yeo, Responsabile azionario Cina di Aberdeen Standard Investments. Di seguito la sua analisi.

L’indice Msci China A Onshore ha segnato un +40% lo scorso anno: oltre ad evidenziare prospettive positive per gli utili nel 2021, questo rally riflette la resilienza degli utili delle società nazionali, che sono state pronte a reagire e a riaprire dopo i lockdown. L’anno scorso il Paese ha registrato una crescita del Pil pari al 2,3% su base annua, il che lo inserisce tra le sole due nazioni del G20 ad aver messo a segno una crescita positiva nel 2020. Le autorità cinesi sono state in grado di agire in fretta e abbassare drasticamente i tassi di contagio nonché di stimolare l’economia. Questa ripartenza anticipata rispetto ad altre realtà ha offerto agli investitori una maggiore chiarezza sulle prospettive degli utili.

Questa solidità economica ha indotto gli investitori a optare per un posizionamento long di consensus sulle A-share cinesi, facendo temere una bolla simile a quella del 2015. Ma è ancora possibile trovare valore relativo nelle A-share. Con un rapporto prezzo/utili stimato di 17x (in base alle previsioni sugli utili del 2021), l’indice Msci China A Onshore scambia al di sopra della sua media storica, ma con uno sconto del 40% rispetto all’S&P 500 in termini di prezzo/valore di libro e con una convenienza del 23% per quanto concerne il rapporto prezzo/utili. Questi livelli di valutazione, inoltre, sembrano ben supportati dalle previsioni di consensus sulla crescita degli utili nel 2021 che mostrati noti a doppia cifra per le società che compongono l’indice Msci China A Onshore.

È probabile che il momentum della crescita rallenti durante l’anno: la rapida ripresa del Paese, indicata dai dati ufficiali sul Pil, evidenzia come la Cina sia già tornata ai livelli pre-Covid. Pur prevedendo una riduzione del sostegno fiscale, il rallentamento non sarà forte poiché le condizioni finanziarie si limiteranno a passare da accomodanti a neutrali. Il nostro Research Institute prevede infatti una crescita del Pil cinese di poco inferiore al 10% nel 2021.

Fortunatamente, le autorità non intendono aumentare rapidamente i tassi di interesse, il che indica stabilità poiché se le aziende potranno continuare a contrarre prestiti a tassi bassi i loro utili ne gioveranno. Inoltre, le autorità dispongono di ampie risorse per eventuali interventi monetari e fiscali nonché per iniettare liquidità nel sistema in modo da salvaguardare la ripresa cinese. Le loro politiche ortodosse scaturiscono infatti dalla crescita del Paese, il che riduce il rischio di uno scostamento di bilancio.

Permangono tuttavia divergenze settoriali a cui gli investitori devono prestare attenzione. Guardando al futuro, sono tre i settori destinati a crescere maggiormente.

1. I consumi rappresenteranno l’indicatore chiave per valutare la salute dell’economia cinese. Puntiamo su titoli di qualità nel segmento dei beni di consumo discrezionali e di base in modo da beneficiare della crescita strutturale del Paese. Il Covid-19 ha cambiato definitivamente alcune abitudini di spesa inducendo a effettuare acquisti da casa, a tutto vantaggio di vendite online e la sanità digitale.

2. L’energia green. La Cina si è impegnata ad azzerare le emissioni di carbonio entro il 2060. Tale transizione richiederà enormi investimenti in aziende che forniscono energia rinnovabile, batterie, veicoli elettrici e relative infrastrutture. Le aziende cinesi sono già leader mondiali nella catena di approvvigionamento delle energie rinnovabili. I produttori cinesi di turbine eoliche rappresentano il 26% della capacità globale e i produttori di batterie il 78%. Inoltre, la Cina produce il 91% dei wafer di silicio necessari per sfruttare l’energia solare. Riteniamo che gli investitori debbano concentrarsi sui produttori di attrezzature e sulle aziende che operano all’interno della catena del valore. Le province e le città cinesi saranno in prima linea negli ordini d’acquisto di attrezzature per la produzione di energia eolica e solare e delle batterie per alimentarla. Alcune energie rinnovabili hanno già raggiunto la “grid parity”, ossia il loro costo di produzione è identico a quello dei combustibili fossili.

3. Opportunità di investimento anche nell’elettrificazione dei trasporti, in particolare nell’ambito dei produttori di batterie che alimentano i veicoli su strada, nonché delle aziende in grado di aiutare la Cina a rinnovare la rete elettrica nazionale per affrontare la crescita prevista dell’energia eolica e solare.

Infine gli investitori dovrebbero puntare su un’attenta selezione dei titoli per individuare dove impegnare i loro capitali e quali comparti sarebbe meglio evitare, ma, nel complesso grazie alla resilienza dell’economia cinese, non saranno a corto di opzioni interessanti nel segmento growth.

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