Oro in calo in scia al rialzo dei rendimenti del Treasury

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di Gianluigi Raimondi 18 Febbraio 2021 | 09:30

Malgrado il “cigno nero artico” che ha colpito alcune aree degli States in queste giornate (soprattutto il Texas) andando a fermare quasi un terzo della produzione americana di greggio (circa 3,5 milioni di barili al giorno) dato che le temperature estremamente basse vanno a congelare il flusso dei gasdotti ed oleodotti (che sono sulla superficie contrariamente a quanto accade nelle regioni più fredde del globo dove sono interrati) i mercati azionari mantengono una postura positiva.

Gli investitori rimangono estremamente favorevoli al mercato in questa fase, con le ultime rilevazioni di BofA che vedono l’allocazione in cash scendere ai minimi dal 2013 di pari passo ad un incremento degli investimenti in azioni e materie prime, ai massimi da oltre un decennio; un orientamento quindi estremamente propenso al rischio, come testimonia anche la recente impennata nell’utilizzo di strumenti di investimento a leva quali i leveraged exchange traded products (ETP).

A contrastare possibili ulteriori allunghi dei listini indubbiamente l’andamento dei Treasury americani, il cui rendimento si porta ai massimi da un anno supportando constestualmente la quotazione del biglietto verde, e che si mettono così in diretta concorrenza con i rendimenti “non assicurati” prodotti dalla costante ascesa dei corsi azionari; di fatto sono ormai in parecchi ad ipotizzare una fase correttiva all’orizzonte (ultima in ordine di tempo Citi che prevede un potenziale storno dei listini americani nell’ordine del 10%) ma si parla per il momento di correzioni in un solido trend ascendente, mentre i richiami ad un possibile sell-off più marcato rimangono estremamente timidi.

D’altra parte l’ottimismo degli investitori, che abbracciano la teoria del reflation trade e del forte rimbalzo economico dopo lo stop imposto dalla pandemia, sembra trovare conforto anche nei numeri americani legati al virus, con una diminuzione dei decessi del 43% nella settimana che termina al 13 febbraio rispetto a quella precedente.

L’innalzamanto dei redimenti dei Treasury americani si ripercuote sulle quotazioni dell’oro, alla loro quarta sessione al ribasso consecutiva ed ora in predicato di un primo test di quota 1.750 dollari suffragato anche tecnicamente dalla formazione di una c.d. “death cross”, ovvero quando la media a 50 giorni incrocia al di sotto di quella a 200 giorni.

Nessun impatto sull’assett di diversificazione del nuovo millennio invece, con il Bitcoin che stabilisce un nuovo record storico portandosi sopra quota 50.000 dollari grazie anche alla crescente inclinazione delle aziende ad investire nella criptovaluta parte dei loro bilanci istituzionali per proteggersi da eventuali spinte inflazionistiche, tra queste oltre Tesla anche MicroStrategy.

I metalli non ferrosi infine, letteralmente parcheggiati sui massimi e con volumi decisamente risibili, sembrano rimanere in fremente attesa del ritorno dei cinesi.

A cura di Michael Palatiello, ad e strategist di Wings Partners Sim

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